Il genio e l'impresa: Ottorino Pomilio e i suoi fratelli
Aerei Savoia-Pomilio S.P. 2 sul campo di Santa Giustina (Belluno) nel 1917. In alto l'ing. Ottorino Pomilio (Getty Images)
Il genio e l'impresa: Ottorino Pomilio e i suoi fratelli
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Il genio e l'impresa: Ottorino Pomilio e i suoi fratelli

Dall'Abruzzo a Indianapolis, dagli aerei all'edilizia ai liquori al metodo rivoluzionario per la produzione della cellulosa. Storia di una dinastia unica nell'industria italiana

Una storia industriale che affonda le radici nell'Abruzzo dannunziano fu quella di Ottorino Pomilio, imprenditore ed inventore eclettico la cui attività abbraccia un lungo periodo che passa dalla belle époque alla Grande Guerra, dall'avventura aeronautica negli Stati Uniti al fascismo della cellulosa autarchica.Quindi da un'altra guerra fino alla ricostruzione degli anni cinquanta, rimanendo sempre al timone delle aziende da lui fondate e dirette assieme ai fratelli.


La fabbrica del cielo di Pomilio: dai biplani allo stabilimento negli Stati Uniti (1912-1919)


Ottorino era uno degli undici figli (nove maschi e due femmine) di Domenico Livio Pomilio, nato nel 1843 ad Archi (Chieti) ingegnere capo per la Provincia e autore di importanti opere civili. Figlio della napoletana Giuseppina Cortese, si iscrisse dopo gli studi classici alla facoltà di Ingegneria proprio nella città partenopea laureandosi nel 1911. Grazie ad una borsa di studio elargita dalla madre di un pioniere dell'aviazione deceduto in volo, la passione per gli aeroplani di Ottorino poté essere coltivata a Parigi presso la più prestigiosa scuola di pilotaggio e costruzione aeronautica, l'Ecole Superieure d'Aéronautique dove ebbe l'onore di conoscere Gustave Eiffel. Al ritorno in Italia nel 1912 entrò come tecnico a far parte del Battaglione Aviatori di Torino, allora guidato da Vittorio Cordero di Montezemolo. Qui entra in contatto con figure del calibro di Giulio Douhet, il primo teorico della guerra aerea e soprattutto con il conterraneo Corradino d'Ascanio, futuro padre dei primi elicotteri e della Vespa Piaggio, con il quale stringerà uno stretto sodalizio personale e professionale. Nel 1915 sarà trasferito alla Direzione Tecnica Aeronautica (Dtam) sempre nella città sabauda dove lavorava anche un giovane Vittorio Valletta. Negli uffici tecnici alla vigilia della Grande Guerra conosce il Maggiore Umberto Savoia, con cui progetterà alcuni modelli di bombardieri leggeri caratterizzati dalla sigla S.P. (Savoja-Pomilio) e organizzerà le scuole di formazione per il reclutamento delle maestranze dell'industria aeronautica della nazione in guerra. Deciso a diventare imprenditore autonomo, assieme a Savoja fonda nel 1916 la Società Anonima Costruzioni Aeronautiche O.Pomilio &C. Durante la prima fase dell'attività acquisisce da Corradino d'Ascanio il brevetto del clinometro, un antesignano dell'orizzonte artificiale utilizzato per la navigazione aerea. Nei tre anni del conflitto la Pomilio lavorò a pieno ritmo, sviluppando e realizzando biplani da caccia che furono protagonisti delle battaglie nei cieli del fronte, in particolare il ricognitore PE che fu particolarmente attivo da Caporetto a Vittorio Veneto, dotato di ottime doti di velocità e rateo di salita. La produzione dei velivoli nelle officine torinesi raggiunse la quota ragguardevole delle 1.500 unità e nel settembre del 1917 Ottorino fu invitato negli Stati Uniti assieme ad una delegazione di venticinque rappresentanti della Pomilio (tra cui il fratello Ernesto e Corradino d'Ascanio). Promotore dell'iniziativa era stato il capo dell'Aircraft Production Board Howard Coffin a cui era stato affidato il compito di individuare nuovi velivoli per l'esercito americano da poco entrato in guerra. Anche se parte dei piloti italiani non fosse pienamente concorde sull'affidabilità dei biplani Pomilio (L'S.P. 2 fu ad esempio ribattezzato cinicamente da alcuni di loro "sepoltura-per-due"), Coffin provò il più avanzato e affidabile PE e ne rimase entusiasta. In pochissimo tempo e durante la guerra l'ingegnere abruzzese prese così la decisione di tentare l'avventura americana, spinto dall'entusiasmo del pubblico specializzato che aveva assistito alle evoluzioni dei suoi aerei. La scelta fu forse anche dovuta ai timori che riguardavano la condotta spregiudicata di alcuni degli amministratori della società di Torino direttamente legati alla Banca Italiana di Sconto (che fallirà poco dopo la fine della guerra) e dalle prime voci sull'azione della commissione d'inchiesta sui profitti di guerra. Venduti i brevetti italiani alla Ansaldo, Pomilio si concentrò così sui modelli in corso di sviluppo tra cui il Gamma, uno dei primi caccia monoposto. Nel 1918 nasceva così a Indianapolis la Airplane Pomilio Brothers Co., che portò avanti i progetti di Ottorino con i fratelli Ernesto e Vittorio. In collaborazione stretta con la società costruttrice di motori Allison, la fabbrica sorse in tempo record su un'area agricola nei pressi di Indianapolis dando occupazione a centinaia di uomini e donne. Quella americana, partita sotto i migliori auspici, fu una storia unica ma interrotta dalla fine della guerra per la conseguente fine delle commesse militari e dalla politica del governo americano che spinse sempre di più verso l'industria nazionale. Fu subito chiaro all'imprenditore abruzzese che l'aviazione civile, all'epoca praticamente inesistente, non avrebbe potuto assorbire l'offerta della produzione industriale in serie e, dopo aver lasciato un testo in inglese sulle tecniche della costruzione degli aeroplani dedicato ai fratelli Wright, Ottorino e il suo team fecero ritorno in Italia nel 1919.
Nell'immediato dopoguerra, abbandonato il business delle costruzioni aeronautiche ormai in mano a Ansaldo e Fiat, Pomilio ritrovò e collaborò alle iniziative imprenditoriali dei fratelli, dotati come lui di un particolare eclettismo di famiglia. Il fratello Amedeo aveva infatti rilevato a Pescara un grande stabilimento termale liberty costruito nel 1910 e ribattezzato da Gabriele D'Annunzio "Kursaal". Qui il fratello di Ottorino impiantò una fabbrica per la produzione di liquori, che diventerà a breve conosciuto per il liquore all'arancia "Aurum", così battezzato dal vate amico personale dei Pomilio dal latino "levis ponderis aurum", cioé "l'oro leggero". Un altro fratello ingegnere, Carlo, si gettò a capofitto nell'edilizia residenziale a Roma realizzando nella zona di Monte Mario un quartiere di villini per la borghesia sul modello dei Parioli e nel campo ingegneristico la prima linea tranviaria elettrificata che collegava il nuovo quartiere al centro di Roma.


Dai cieli alla carta: l'avventura internazionale della cellulosa dei Pomilio (1917-1957)

Un Pomilio PE durante le dimostrazioni sul campo di Langley in Virginia (US Signal Corps/Nara)


Fu però con il fratello minore Umberto che Ottorino Pomilio proseguì il grande cammino della sua carriera, segnando per la seconda volta la via con una serie di innovazioni geniali che diventeranno note a livello mondiale. Dalla Torino dell'aviazione è necessario spostarsi molto a Sud lungo la mappa d'Italia ed arrivare fino a Napoli, città natale della madre dei Pomilio e ben conosciuta da Ottorino durante gli studi universitari. Qui nel 1917 i fratelli avevano fondato la Elettrochimica Pomilio per la produzione di soda caustica e gas di cloro, quest'ultimo largamente utilizzato dal Regio Esercito durante la Grande Guerra e fonte di profitto finito anche in questo caso sotto la lente della commissione d'inchiesta. Alla fine del conflitto i conti della società peggiorarono notevolmente, aggravati dalla sovrapproduzione del cloro non più assorbito dal mercato. Dopo molti tentativi di riconversione tramite studi in laboratorio, che videro persino l'idea di trattare chimicamente le rocce laviche del Vesuvio per trarne fertilizzante, arrivò l'idea geniale per impiegare in modo rivoluzionario il cloro. L'obiettivo era in questo caso la produzione di cellulosa, materia di cui l'Italia era affamata e dipendente dalle importazioni dall'estero. Nasceva così negli anni venti il "metodo Pomilio", un procedimento che permetteva di ricavare la cellulosa tramite l'azione del gas cloro dagli scarti agricoli come la paglia e altri vegetali, risparmiando in tal modo il costoso trattamento del legname d'importazione. La preziosa materia era alla base, oltre che della carta e del cartone, anche del raion, una fibra tessile artificiale che vedrà negli anni trenta e quaranta la sua età dell'oro. Proprio gli anni trenta videro il balzo in avanti della cellulosa, dopo la crisi della fine del decennio precedente che aveva creato stagnazione nel settore. L'istituzione dell'IRI, massima espressione del dirigismo economico fascista, cambiò in modo radicale la storia della Elettrochimica Pomilio e del suo metodo innovativo. Anche l'azienda napoletana fu interessata dall'azione dell'ente che mirava all'accentramento produttivo eliminando la caratteristica parcellizzazione dei produttori italiani e dei cartai. Accanto alla politica economica del ventennio fece da volano alla produzione nazionale la spinta autarchica conseguenza delle sanzioni seguite alla guerra in Etiopia, e il metodo dei Pomilio fu visto come una propaggine della battaglia del grano dal momento che utilizzava gli scarti del principale settore nell'economia italiana tra le due guerre. L'ingresso dell'IRI e la nascita dell'azienda nazionale della cellulosa fecero cambiare l'assetto societario dell'azienda dei Pomilio, che rimasero soci di minoranza ma alla guida delle imprese come manager. Ottorino fu messo a capo di un impianto nuovo, terminato nel 1938 a Foggia e affidato alla direzione dell'ingegnere abruzzese a capo della neonata società Incedit (Industria Nazionale Cellulosa d'Italia). Lo stabilimento si trovava in una posizione ideale per la vicinanza dei campi agricoli del Tavoliere delle Puglie dal quale traeva gli scarti della produzione ed a poca distanza dalle saline di Margherita di Savoia.
Dopo la cessione delle quote di maggioranza all'IRI, i Pomilio guardarono nuovamente all'estero ed esportarono il loro metodo per la cellulosa in particolare modo facendo affari in Sudamerica (dove impiantarono una fabbrica a Rosario di Santa Fé in Argentina ) e in Cile. E' ancora una volta Ottorino a spingersi oltre e ad arrivare in Sudafrica con la fondazione della Pomilio Corporation Ltd. con sede a Londra. Gli impianti saranno requisiti all'inizio della Seconda Guerra Mondiale con la conseguente espulsione dei dirigenti italiani, mentre prima dell'occupazione giapponese funzionò uno stabilimento nelle Filippine che impiegava il metodo acquistato dai Pomilio. Con la creazione della Celdit, l'azienda di Stato italiana della cellulosa, negli stabilimenti di Napoli fece il suo ingresso la Burgo la quale fu spinta dai vertici della nuova partecipata statale ad investire nel ciclo integrato carta-cellulosa. Nacque così un'altra creatura della famiglia abruzzese, uno stabilimento che prevedeva l'annesso villaggio operaio nei luoghi natali dei Pomilio, a Chieti Scalo. La vita produttiva della fabbrica della quale Ottorino era stato nominato direttore generale ebbe vita breve perché gli eventi seguiti all'armistizio diedero inizio all'occupazione e al trafugamento dei macchinari da parte dei Tedeschi. Solo per intercessione di esponenti dell'autorità locale parte degli impianti si salvarono fermandosi a Treviso, ma il 9 febbraio 1944 lo stabilimento fu bombardato proprio dagli aerei di quegli Americani che poco più di un ventennio prima avevano accolto con entusiasmo i biplani progettati da Pomilio.
La ricostruzione difficilissima vide ancora una volta Ottorino al timone, prima che lo stabilimento di Napoli fosse ceduto a privati dall'IRI, restando alla guida di quello di Chieti. Il fondatore, grazie alla conoscenza di lunga data delle autorità politiche nazionali, riesce a entrare nello Svimez, l'ente per lo sviluppo del Mezzogiorno che gestiva parte dei fondi del piano Marshall. Tuttavia i primi anni cinquanta furono un periodo difficilissimo per il mercato della cellulosa a causa della depressione economica seguita alla guerra e per la concorrenza imbattibile di esportatori come la Finlandia e la Svezia. Ottorino pensò più volte al ritiro dalla direzione di Chieti, pensando di tornare nel settore edilizio della ricostruzione con i fratelli. Anche le premesse del Mercato Comune Europeo, diametralmente opposte a quelle protezioniste del ventennio, resero difficile la vita della cellulosa e del metodo Pomilio, tanto che la Celdit di Chieti fu trasformata definitivamente in cartiera nel 1957, restando in funzione sino al 2008 quando sarà quasi completamente demolita dopo settant'anni di attività lasciando il posto ad una sede universitaria. Ottorino Pomilio se ne andrà proprio nel momento dell'abbandono del suo "metodo", il 3 gennaio del 1957, lasciando una borsa di studio per i figli degli operai che portava il suo nome.
Il nome dei Pomilio non tramonterà neppure dopo la scomparsa di quella generazione di fratelli geniali che attraversarono la storia industriale del ventesimo secolo. Dagli anni sessanta infatti i nipoti di Ottorino Oscar e Gabriele furono i fondatori una delle più importanti agenzie di pubblicità e comunicazione italiane, la Pomilio Idee, che nel corso degli anni settanta e ottanta, acquisito il nome attuale di Pomilio Blumm, si espanderà anche all'estero con una sede a Dubai diventando leader nella comunicazione istituzionale con il nome della dinastia sempre presente come marchio di fabbrica di una genialità partita dai campi di aviazione di Torino e dell'Indiana più di un secolo fa.

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