Il boicottaggio Usa-Ue contro le Paralimpiadi
Spencer Platt/Getty Images
Il boicottaggio Usa-Ue contro le Paralimpiadi
News

Il boicottaggio Usa-Ue contro le Paralimpiadi

Niente Paralimpiadi in Russia per i rappresentanti di Italia, Usa, Gb e Francia, ma l'Ucraina ci sarà. Tensione ancora alta dopo la telefonata tra Washington e Mosca e gli Stati Uniti temono nuove rivelazioni di Snowden - Ucraina: chi ha compiuto il massacro di Maidan?

700 atleti di 44 nazioni per celebrerare l'apertura degli 11esimi giochi Paralimpici che si tengono in Russia, a Sochi, a poco più di 600 chilometri da Simferopoli, la capitale della Crimea. In tribuna, però, mancano i rappresentanti di quattro Paesi: Usa, Gran Bretagna, Italia e Francia, che hanno deciso di non inviare i loro ministri e alti dignitari per punire Vladimir Putin. Peccato che da oggi in campo scendono fior di atleti di tutto il mondo, che si allenano da una vita per questo momento e che - è doveroso ricordarlo - vivono delle vite più difficili rispetto a quelle degli altri atleti. Era davvero così necessario lasciare le sedie vuote durante l'apertura delle Paralimpiadi, solo per ritorsione contro le posizioni del Cremlino sulla Crimea?. Ai posteri l'ardua sentenza.

Quello a cui invece oggi assistiamo è la mancata de-escalation della situazione nella Penisola di Crimea, nonostante la telefonata di più di un'ora che hanno avuto Barack Obama e Vladimir Putin. Il presidente americano ha ribadito al capo del Cremlino che gli Usa (così come l'Europa, il Giappone e il governo che si è insediato a Kiev dopo la cacciata dell'ex presidente Viktor Yanukovich) considerano "illegale" il referendum sull'indipendenza della Crimea annunciato dal parlamentino di Simferopoli e fissato per il 16 marzo. 

Putin, invece, ha ribadito che Mosca considera "illegittimo" il governo che si è insediato a Kiev dopo "un colpo di Stato" ai danni di un presidente democraticamente eletto. E, oggi, ha sottolineato che "la Russia non potrà ignorare la richiesta d'aiuto del popolo della Crimea". Come a dire, se loro ci chiamano, noi siamo pronti ad arrivare. D'altronde, secondo Serhiy Astakhov, il consigliere del comandante ucraino lungo i confini, in Crimea ci sarebbero già 30 mila soldati russi, molti di più rispetto agli 11 mila usualmente di stanza nel porto di Sebastopoli, dove è ormeggiata la flotta russa. Il Cremlino smentisce questi numeri, ma è anche vero che tra Simferopoli e Sebastopoli al momento si contano migliaia di militari con uniformi anonime, che potrebbero ragionevolmente appartenere ai russi.

E se da una parte il Giappone si schiera con gli Usa e l'Europa, dopo una telefonata tra Obama e il premier nipponico Shinzo Abe, la Cina, storica alleata di Mosca, si mostra più cauta. Pechino sostiene che le sanzioni economiche non sono il modo migliore per risolvere la crisi in Ucraina, ma sulla questione della legittimità o meno del referendum in Crimea per ora nicchia.

L'Europa segue la scia degli Usa e gioca sulla sua posizione forte, essendo il più grande partner commerciale della Russia e il suo primo cliente sul mercato dell'energia. I capi di Stato e di Governo dell'Unione europea hanno deciso di adottare la formula di sanzioni modulate in tre diverse gradazioni. Si comincia con il congelamento immediato del negoziato sui visti, aperto nel 2007. Cosa che ha fatto infuriare il capo della diplomazia russa, Sergey Lavrov, che ha dichiarato che la decisione dell'Ue di congelare i negoziati sui visti Russia-Europa è una mossa "estremamente distruttiva", e che Mosca reagirà contro ogni sanzione.

Intanto, dalla Russia il quotidiano Moskovski Komsomolets   diffonde la notizia che l'ex presidente ucraino, Viktor Yanukovich (63 anni), è stato ricoverato in un ospedale ed è in gravi condizioni in seguito a un infarto. Per il momento, però, non ci sono conferme ufficiali sulla sua salute, né smentite, e lo stesso giornale sostiene di aver ricevuto l'informazione da una fonte anonima, difficilmente verificabile. 

Cosa succederà in Crimea nelle prossime ore? Scoppierà la guerra? E se sì, chi la farà scoppiare? Queste domande tengono la comunità internazionale con il fiato sospeso, mentre le diplomazie continuano febbrilmente a lavorare. Ma, nonostante la situazione drammatica, c'è ancora qualche spiraglio per evitare la guerra. Sia gli Usa che la Russia hanno infatti dichiarato che "la strada del dialogo" continua ad essere aperta. Il segretario di Stato americano, John Kerry, e il suo omologo russo, Sergey Lavrov, continuano  a parlare. E questo non è poco. Una guerra in Crimea non farebbe bene a nessuno, né alla Russia, né tanto meno agli Stati Uniti e - soprattutto - non farebbe bene ai primi interessati, gli ucraini.

Ecco perché il referendum del 16 marzo diventa cruciale. Concentrandosi sulle consultazioni autoproclamate dal Parlamento di Crimea si dilata il tempo utile per i negoziati tra Washington e Mosca. E' vero che gli F-16 americani sono già in Polonia pronti a decollare, e che sabato 8 marzo un cacciatorpediniere a stelle e strisce attraccherà nel porto di Costanza, sul Mar Nero, ma è anche vero che gli americani non sono convinti che la guerra sia l'opzione migliore e - soprattutto - temono che la talpa Snowden (che tuttora si trova in Russia) possa rivelare dettagli militari top secret nel caso di inizio delle ostilità. 

In un'intervista alla National Public Radio , il generale americano Michael Flynn, che è a capo della DIA (Defense Intelligence Agency), si è detto preoccupato che Edward Snowden abbia trafugato informazioni sensibili sulle capacità di intelligence e operative dell'esercito americano, come tecnologie, sistemi di sicurezza e piani di guerra, e che possa averle trasmesse al Cremlino. Una preoccupazione non da poco, dopo l'esplosione dello scandalo legato alle intercettazioni della NSA proprio a causa delle rivelazioni di Snowden (che oggi, per la cronaca, è candidato al Nobel per la Pace assieme a Vladimir Putin. Misteri della commissione norvegese). 

A conti fatti, quindi, l'attesa del referendum gioca in favore delle trattative diplomatiche. Ma, alla luce di quanto abbiamo davanti agli occhi, la domanda che ci siamo fatti all'inizio continua a non trovare risposta: era davvero necessario boicottare le Paralimpiadi di Sochi o invece Usa, Gran Bretagna e Francia ci hanno fatto una pessima figura?. 

Ti potrebbe piacere anche

I più letti