Terrorismo: che cosa rischia davvero l'Italia

I simboli secolari e religiosi del nostro Paese sono nel mirino. Ecco cosa bisogna fare per vincere la sfida mezzi contro l'Islam radicale

La Polizia di Roma Capitale – Credits: Massimo Percossi/Ansa

Luciano Tirinnanzi

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Si ha motivo di ritenere che l’obiettivo primario di Al Qaeda in Italia non siano i fedeli che affollano San Pietro o il Papa, ma la Cupola di San Pietro. Parlamento, Quirinale o giornali italiani sono talmente irrilevanti sullo scacchiere internazionale da non poter essere considerati reali obiettivi. Questo non vuol dire che non potrebbero essere attaccati, ma che i danni realmente prodotti sarebbero relativi.

Facciamo un esercizio puramente teorico di un possibile attacco. Come evidenziano gli attacchi alle Torri gemelle, i terroristi di Al Qaeda prediligono colpire soprattutto simboli ben riconoscibili. E i cristiani e la Basilica di San Pietro sono sin troppo iconici. Ma Piazza San Pietro è troppo vasta e dispersiva per un attacco da terra di uno o più terroristi, mentre la struttura della Chiesa è un obiettivo appetibile. Potrebbe essere colpito con un aereo di linea dirottato o, assai più probabilmente, con un piccolo velivolo appositamente preparato e carico di esplosivo.

 Troppi aerei sorvolano direttamente la Cupola. Per quel che riguarda i grandi voli commerciali, si tratta di aerei in fase di atterraggio e quindi molto bassi. Ma come l’idea che i caccia dell’aviazione militare a Pratica di Mare possano arrivare per tempo è fallace, così le probabilità di dirottamento di un volo di linea è improbabile e di difficilissima esecuzione.

 Di conseguenza, un rischio maggiore proviene da un singolo piccolo aereo, preparato da una singola cellula che opera in piena autonomia, a poche decine o centinaia di km dall’obiettivo. Questo tipo di velivoli sfugge ai controlli dei servizi e soprattutto ai controlli radar. Ma questo, ripetiamo, è solo un esempio.

 

Le parole di Bergoglio
Che la minaccia contro Città del Vaticano sia stata presa molto seriamente, lo rivelano però le parole del Papa. La battuta apparentemente semplicistica che il Pontefice gesuita ha inserito ieri in una chiacchierata informale con i giornalisti, in volo verso le Filippine, non va né sottovalutata né criticata all’insegna del solito politically correct.

 Il Papa, asserendo che reagirebbe con un pugno a un insulto contro la propria madre, ha inteso mandare un messaggio semplice ma chiarissimo al mondo musulmano e de relato anche ai jihadisti stessi: le religioni, tutte, vanno rispettate, perché esse sono portatrici di valori trascendenti che non dovrebbero essere oggetto di scherno o di satira debordante.

 È stato un messaggio molto sottile e probabilmente anche efficace, che potrebbe contribuire a tenere Città del Vaticano lontano dalle mire dei jihadisti che sono sì crudeli e sanguinari ma tutt’altro che ottusi. L’esempio del Pontefice dev’essere seguito anche dai media, dalla politica e dagli intellettuali: usare un registro comunicativo appropriato e non usare semplificazioni che possono trascendere in mistificazioni e infiammare gli animi di cani sciolti e folli estremisti.

 In conclusione, l’Europa e i suoi simboli secolari e religiosi sono nel mirino del terrorismo di matrice islamica qaedista. La sfida è iniziata, ma prima di combatterla va conosciuta per poterla affrontare con mezzi adeguati.

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