Tanti auguri, Lady Pesc
 ANSA /MIKHAIL KLIMENTIEV
Tanti auguri, Lady Pesc
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Tanti auguri, Lady Pesc

La tenacia di Renzi ha avuto la meglio sugli altri candidati a sedere sulla poltrona che già fu di Catherine Ashton. Ma non è il momento di sventolar bandiere: la politica estera europea, a partire dall'Ucraina, rimane un grande punto interrogativo

Auguri di buon lavoro a Federica Mogherini, nuova Lady Pesc. Matteo Renzi è riuscito nell’impresa di promuoverla Alta rappresentante per la politica estera e di sicurezza dell’Unione Europea contro gli altri leader europei che ne contestavano l’inesperienza, in particolare contro i paesi dell’Est Europa che temevano la possibile arrendevolezza verso la Russia nel pieno di una nuova guerra fredda con epicentro l’Ucraina. Ma Renzi si è dovuto scontrare, a colpi di gelato e copertine, anche con i “poteri forti” dell’Unione attraverso i media che “autorevolmente” li rappresentano, fra gli altri il Financial Times, Le Monde, l’Economist, il Wall Street Journal (quelli che contano, insomma).

Matteo l’aveva detto, avrebbe ottenuto quel posto a ogni costo. Che Federica svolga bene il suo compito è l’auspicio di chiunque abbia a cuore l’immagine dell’Italia e dell’Europa. Federica sarà il volto dell’Unione verso il mondo. È (relativamente) giovane coi suoi 41 anni. È preparata, difficilmente commetterà errori, mastica pane e politica estera da quando era adolescente, adesso ha pure il ruolo che le consentirà di conquistare quel livello di “esperienza istituzionale” che le mancava nel curriculum per ambire a un profilo di autorevolezza piena. E il confronto con l’inconsistenza del lavoro svolto prima di lei dalla baronessa Ashton la mette nella condizione di poter fare solo meglio.

Quindi, in bocca al lupo.

Ma c’è un però. Anzi, ce ne sono diversi. Renzi ha detto che in tanti oggi dovrebbero chiedergli scusa per aver scritto che non ce l’avrebbe fatta a portare il suo ministro degli Esteri in Europa. Anch’io l’ho detto e scritto: non credevo che la Mogherini sarebbe mai diventata Lady Pesc. Perché troppo forti erano le riserve dei partner europei, superate invece dalla testardaggine di Matteo e da una serie di fortunate coincidenze. Quali? l’identikit di Federica si sposava perfettamente coi parametri del Cencelli europeo (donna, socialista, europea del Sud). Le titubanze dell’Est sono state vinte nominando al timone del Consiglio il premier polacco, Donald Tusk. Che significativamente nella sua prima dichiarazione pubblica si è occupato di esteri e ha indicato la necessità di una soluzione “coraggiosa” sulla vicenda ucraina. È l’inizio, forse, di una convivenza non facile sui contenuti fra lui e Lady Pesc. Come succede a livello nazionale, potrebbe avvenire anche a Bruxelles che la politica estera sia di fatto avocata dal presidente del Consiglio. Tusk, poi, è un “duro”, e la Mogherini non può contare sulla sponda scontata del presidente della Commissione, Juncker, (di cui la Mogherini sarà vice d’ufficio). Juncker che aveva fatto trapelare le sue perplessità sulla nomina dell’italiana.

Quanto alla testardaggine di Matteo, in molti (me compreso) credevano che non l’avrebbe spuntata perché il prezzo da pagare era oggettivamente troppo alto. Si vede che l’ha pagato, e non so se questo sia un bene per l’Italia. Italiano è il presidente della Banca centrale europea, Mario Draghi, per meriti propri e perché pur non essendo “uomo di Berlusconi”, non ne subì il veto. Anzi. A differenza di Renzi, che ha cancellato sul nascere la possibilità che Enrico Letta diventasse presidente del Consiglio Europeo. Anche se Matteo oggi va ripetendo che la proposta ventilata a Bruxelles di promuovere Letta alla testa dell’Unione era solo una turbativa diffusa ad arte per sabotare la Mogherini (e l’Italia), anche perché c’era già Draghi a capo della Bce, sa benissimo che quell’ipotesi era tutt’altro che peregrina. Sicché l’Italia potrebbe aver dovuto rinunciare alla guida del Consiglio pur di consentire a Renzi di sistemare sullo scranno di Lady Pesc una persona di sua assoluta fiducia.

Ma in ogni caso, l’Italia ha dovuto dire addio, puntando sulla Mogherini, a un portafoglio di peso in Europa nei settori chiave dell’economia: affari economici, concorrenza, Eurogruppo, gestione del bilancio comunitario... È pur vero che la Mogherini siederà come numero 2 sia nel Consiglio sia nella Commissione, ma in virtù della sua formazione esclusiva di politica internazionale non avrà tanta voce in capitolo sulle questioni economiche, quelle che ci interessano. Il che ovviamente non dipende da lei, ma dalle scelte di Renzi.

Infine, ci sono le questioni interne. E se uno dei motivi dell’ostinazione renziana fosse stata la volontà di rimuovere Federica dalla Farnesina per fare il rimpasto di governo? Lady Pesc si insedierà a Bruxelles solo a novembre. Renzi ha tutto il tempo per studiare come ridimensionare la presenza di Scelta Civica e accrescere la propria stretta personale sulle caselle di governo.

PS: Quanto alla politica estera dell’Europa, la dice lunga il fatto di avere come numero 1 e numero 2 (agli Esteri) del Consiglio due figure come il polacco Tusk e l’italiana Mogherini che hanno idee e prospettive molto diverse (sulla carta) riguardo alla proiezione internazionale dell’Unione. L’Europa continuerà probabilmente a dividersi e la sua politica estera sarà il solito frutto scialbo di compromessi intergovernativi.

   

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