Stati Uniti, le conseguenze del default
Stati Uniti, le conseguenze del default
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Stati Uniti, le conseguenze del default

Quelle politiche ci sono già state. A danno dei repubblicani. Ma quali sarebbero quelle economiche? Ed è vero che qualcuno sognava la secessione...?

Il tavolo del poker di Washington è stato riaperto. La partita è ripresa. Barack Obama ha incontrato per novanta minuti i leader repubblicani del Congresso. Sono andati alla Casa Bianca per offrirgli una mediazione. Innalzamento del tetto del debito per sei settimane in cambio di alcune concessioni sul pacchetto fiscale che riguarda anche la sanità. Il presidente ha risposto picche. Ora è lui ad avere le carte migliori in mano.

Vuole che la Camera dei Rappresentanti voti subito lo sblocco dei fondi federali in modo da permettere la fine della serrata del governo federale e chiede, per evitare il default, che il tetto del debito sia innalzato per un lasso di tempo di almeno tre mesi. Lo Speaker della Camera John Boehner è uscito scuro in volto dall'incontro. I repubblicani ora sono in difficoltà. Devono trattare per forza. All'orizzonte si profila un'intesa con Obama per evitare il default, ma anche una loro sconfitta politica.

Le conseguenze politiche del braccio di ferro tra Casa Bianca e Congresso

I sondaggi indicano che c'è un clima di generale sfiducia nei confronti del Palazzo di Washington, ma a farne le spese sono soprattutto i repubblicani. L'ultima rilevazione dimostra con chiarezza come gli americani diano loro la colpa per la crisi politica che sta paralizzando il paese e lo sta spingendo sull'orlo del precipizio. I numeri forniti dalla ricerca della NBC/ Wall Street Journal sono impietosi: il 53% degli interpellati ritiene che in questa vicenda il loro comportamento sia stato sbagliato. Il gradimento nei confronti del partito non è mai stato così basso negli ultimi 20 anni: ora tocca quota 24%.

Di fronte a questo, il fatto che il 31% pensi che sia invece colpa della Casa Bianca è di scarsa consolazione. La presidenza Obama era in evidente declino dopo gli errori compiuti sulla Siria, incapace di agire sul fronte interno, visto i numeri al Congresso, con scarso seguito e consenso tra gli americani, ma l'errore di valutazione, la strategia sbagliata usata dal Grand Old Party sulla questione del debito rischia di ridare ossigeno a un presidente che appariva già quasi ininfluente.

La politica del muro contro muro non ha funzionato. i repubblicani pensavano che, vista l'avversione alla riforma sanitaria di Obama da parte degli americani, se avessero tentato di bloccarne l'attuazione, anche a costo di arrivare a uno shutdown, sarebbero stati poi premiati dai sondaggi. E, invece, nell'opinione pubblica, la preoccupazione per le conseguenze economiche della serrata è stata superiore alla contrarietà nei confronti della legge che impone una polizza di assistenza sanitaria a milioni di americani. Ora, il Grand Old Party deve fare marcia indietro. Lo dicono gli stessi settori dell'establishment finanziario che appoggiano da anni i repubblicani. Wall Street ha mandato un chiaro messaggio: se non trovate un'intesa con la Casa Bianca vi tagliamo i fondi per le elezioni di Medio Termine del 2014.

Il partito dei secessionisti

La rivista Salon offre una particolare chiave di lettura per spiegare il durissimo scontro sul debito: sabotare il governo federale e dimostrare che non funziona. Dietro questo disegno ci sarebbero i settori ultra conservatori che hanno in mente una nuova secessione degli Stati Uniti, se non formale, almeno politica. La teoria, benché ardita, non è del tutto inverosimile. Certo, non si tratterebbe di un disegno organico, ma di una pulsione, come altre se ne sono viste in questa direzione in questi anni, dopo l'elezione di Barack Obama alla Casa Bianca, basti ricordare le petizioni per la secessione del Texas che hanno avuto migliaia di firmatari.

David Sirota, l'autore di questa tesi, elenca alcuni fatti: 

1) quello repubblicano, per alcuni, è diventato un partito regionale. Molto forte al sud, dove distanzia di una decina di punti i democratici, tiene nel Midwest, mentre invece è crollato al nord. La cartina degli stati rossi (repubblicani) e di quelli blu (democratici) è simile a quella (storica) della divisione tra unionisti e confederati nella Guerra Civile. 

2) Il simbolo della battaglia contro la Riforma Sanitaria che ha portato allo shutdown è stato il senatore Ted Cruz del Texas. In quello stato, i vertici del GOP e lo stesso governatore Rick Perry ammiccherebbero al movimento secessionista che è nato nel Lone Star State.

3) La camera dei Rappresentanti - a maggioranza repubblicana - ha ridisegnato i distretti elettorali in modo tale da avere la quasi certezza che i candidati del GOP possano essere rieletti con ragionevole sicurezza.

Fantasie, quelle di Salon? In parte si. In realtà, un modo quasi allegorico per spiegare come il fronte conservatore abbia voluto fare ricorso alla bomba shutdown per tentare di imporre la sua agenda politica (small goverment, tagli alla spesa pubblica, meno tasse, no alle riforme sociali che impongono spese allo stato e ai cittadini) in un momento in cui la presidenza Obama sembrava (era, è) molto debole. Una rivincita rispetto alla sconfitta delle presidenziali, l'ultimo tentativo di bloccare una legge simbolo dell'America "socialista" di Obama: la riforma sanitaria. Se questo è (stato) per il repubblicani, il tentativo sembra essere fallito. E anzi, ora c'è il rischio boomerang

Le consueguenze economiche del default

Adesso conviene a tutti i personaggi in campo cercare un'intesa per evitare il default. Il mancato pagamento del debito Usa porterebbe a gravi fibrillazioni sui mercati e, alla fine potrebbe andare ad incidere sulla ripresa Usa e avere quindi effetti negativi globali. Per i cittadini americani, le conseguenze potrebbero essere queste:

1) I pagamenti degli assegni sociali sarebbero ritardati. Dodici miliardi di dollari il 23 ottobre e 25 miliardi il primo novembre: le date non saranno rispettate e i tagli all'assitenza sociale sono dietro l'angolo, visto l'impossibilità di onorare l'impegno

2) I lavoratori statali che non sono più pagati a causa dello Shutdown continueranno a rimanere senza stipendio e a loro se ne aggiungeranno altri.

3) I pagamenti per le truppe in servizio attivo e per i veterani saranno ritardati. Devono essere pagati 12 miliardi di dollari il primo novembre, ma con il default sarebbe impossibile

4) Tagli ai programmi di assistenza medica Medicare e Medicaid. Un ventina di miliardi di dollari che il governo federale non potrà onorare per coprire queste spese nel mese di novembre

5) Stop ai prestiti pubblici per gli studenti dei collage.

6) Possibile perdita di parte dei risparmi. Qui, gli analisti si dividono sulla quantità, ma sono uniti nel ritenere che chiunque abbia investito i propri risparmi in obbligazioni sarà penalizzato dal default perchè perderanno di valore.

7) Sarà difficile comprare un casa, una macchina oa anche avere una carta di credito. Si alzeranno i tassi di interesse e quindi sarà complicato avere un prestito da una banca.

8) Si abbasserà il valore del dollaro. Sarà un bene per le esportazioni americane, ma non per gli americani che vogliono andare all'estero o comprare prodotti esteri

9) Ritardi nei pagamenti degli stipendi delle società private. Dipenderà dal loro stato di salute, ma le società che non hanno a disposizione denaro liquido, e che devono ricorrere ad anticipi bancari, potrebbero anche correre il rischio di non avere i soldi per pagare i propri dipendenti

10) Potrebbe esserci così un'ondata di licenziamenti, con scarse possibilità di trovare un nuovo posto di lavoro.

11) Per le piccole aziende potrebbe essere un problema di sopravvivenza. Verrebbero bloccati i crediti bancari, o sarebbero dati con interessi troppo alti per permettere a una piccola società di andare avanti.

12) Ne soffrirebbero anche le amministrazioni locali. Le fibrillazioni sul mercato metterebbero a rischio anche la fiducia nei titoli di credito municipali che vengono usati per finanziare i servizi cittadini

Per questo, ora, tutti a Washington sono costretti a trovare un'intesa.

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