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Siria, Hamza e i bambini che non diventeranno mai adulti

Sono passati 5 anni dall'uccisione di Hamza Alì Al Khateeb, il piccolo siriano simbolo della repressione e delle violenze contro i civili inermi

Il 24 maggio i siriani e gli attivisti per i diritti umani ricordano Hamza Ali Al Khateeb, il bambino siriano diventato simbolo della repressione e delle violenze del regime di Bashar Al Assad contro il suo stesso popolo.

Se Hamza fosse diventato uomo, oggi sarebbe stato tra le file degli oppositori pacifici siriani che non vogliono né Al Assad, né l’Isis.
Forse un citizen reporter, forse un soccorritore, forse un operatore umanitario. Difficile immaginarlo con la divisa militare o con un’arma in mano, perché nell’immaginario di tutti Hamza rimarrà per sempre quel bimbo dalle guance paffute e dal sorriso dolce, come lo immortalano le sue ultime foto.

Hamza Al Khateeb, nato nel 1997 venne ucciso mentre era prigioniero della polizia di Assad durante le prime fasi della protesta nell'aprile del 2011Wikimedia Commons

Ma Hamza non diventerà mai grande perché è stato ucciso. Era il 29 aprile 2011, Hamza stava partecipando a un corteo anti-governativo nella città di Seda quando è stato arrestato dalle forze del regime.

Il corpo del piccolo, torturato ed evirato, è stato restituito alla famiglia il 24 maggio. Il bambino era originario di Dar’à, la stessa città da cui è partita la rivoluzione del 2011, proprio in seguito all’arresto, alla tortura e all’uccisione di alcuni scolari.

La loro colpa era di aver scritto sul muro dell’istituto lo slogan delle primavere arabe: "Il popolo vuole la caduta del regime".

Il quinto anniversario della morte “dell’angelo di Dar’à” come lo hanno ribattezzato gli attivisti per i diritti umani, è un’ulteriore occasione per riflettere sulle drammatiche condizioni in cui vivono, ormai da sei anni, i bambini siriani. Il 70% della popolazione siriana non ha ancora compiuto trent’anni e che, secondo le stime di Save the Children, sono almeno 7,5 milioni i bambini colpiti e coinvolti dalle violenze.

Ventimila bambini uccisi
Secondo un rapporto del Syrian Network for Human Rights (Snhr) sono oltre 20mila i bambini uccisi dal 2011 e 10mila quelli passati per le carceri del regime.
Più di 150 hanno subito abusi sessuali in cella. Quello che le cifre ufficiali non raccontano sono i drammi dei bambini seviziati e uccisi, la cui identità è rimasta però sconosciuta o di cui si sono poi perse le tracce. Sono minorenni oltre la metà degli abitanti delle tendopoli e dei campi profughi e sono minorenni circa la metà degli oltre 900mila feriti e mutilati.

La guerra ha segnato le vite dell’infanzia siriana in modo irreversibile, privandola anche del diritto all’istruzione.

Secondo l’Unicef almeno due milioni di bambini sono stati privati di questo diritto. Molte scuole sono state bombardate, altre sono diventate la casa di centinaia di famiglie sfollate, altre ancora centri militari di detenzione e tortura. Molti bambini non sono mai stati alfabetizzati. Particolarmente critica è la situazione dei minorenni che sono stati arruolati dai diversi schieramenti.

Bambini nelle milizie del regime
Il regime, secondo un rapporto del Snhr, impiegherebbe nelle sue milizie molti minorenni, piazzandoli soprattutto ai posti di blocco.

La conferma è negli elenchi dei militari caduti. Nello stesso documento viene denunciato il coinvolgimento di bambini anche tra le brigate dell’Isis, che fa man bassa tra i minori che restano soli. Coloro che non trovano accoglienza da parenti o amici, né negli orfanotrofi, vengono spesso adescati dalla malavita, sfruttati, abusati, armati e persino venduti. Se hanno superato l’età della pubertà, difficilmente trovano strutture che possano occuparsi di loro e sono costretti a diventare adulti prima del tempo e a provvedere a se stessi.

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