Scienza

Dry January, cos'è e perché può far bene anche a te

Un mese di sobrietà per disintossicarsi dai bagordi natalizi rappresenta anche un momento per fare il punto sul proprio rapporto con l'alcol

alcol

Marta Buonadonna

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Dopo gli eccessi delle feste che ne direste di un gennaio all'insegna della sobrietà? Lo scorso anno sono stati 5 milioni i cittadini inglesi che hanno scelto di aderire al Dry January, letteralmente gennaio a secco, cioè di rinunciare completamente all'alcol per i primi 31 giorni dell'anno. L'idea è stata lanciata anni fa dall'organizzazione non profit britannica Alcohol Concern, che vede l'iniziativa come un'occasione per ripensare al proprio rapporto con l'alcol.

Secondo un sondaggio condotto da Alcohol Concern il 62% dei partecipanti ha dichiarato di dormire meglio e di avere più energia, il 49% sostiene di aver perso peso, il 79% di aver risparmiato un bel po' di soldi. Sembrano tutte ottime motivazioni. Ma c'è di più: un gennaio sobrio può davvero indurre chi aderisce all'iniziativa ad abbracciare uno stile di vita più sano anche nei mesi successivi. Uno studio del 2016 condotto da ricercatori dell'Università del Sussex, nel Regno Unito, ha rilevato che molte persone che rimangono sobrie per il primo mese finiscono per bere meno durante il resto dell'anno.

L'ideale secondo gli esperti sarebbe che il mese di astinenza rendesse più consapevoli rispetto alle proprie abitudini e inducesse a chiedersi se normalmente si beve troppo. Già, ma quanto è troppo? La quantità identificata come a basso rischio per le donne è non più di tre drink in un giorno e non più di sette drink in una settimana. Gli uomini non dovrebbero bere più di quattro bevande alcoliche in un giorno e non più di 14 in una settimana. Bevendo oltre questi limiti si arreca un certo livello di danno ai propri organi, non solo il fegato, al quale tutti pensando per primi.

L'alcol ècentrale nella cultura anglosassone, sancisce il passaggio all'età adulta e molti momenti sociali sono segnati dal bere. Diversamente da quanto avviene in Italia, nel Regno Unito andare a bere è un'attività di per sé. In una cultura così non è facile non bere: "se non bevi alcolici quando sei in compagnia ti chiedono tutti perché". Partecipare al Dry January è una specie di codificazione di un momento di pausa dove non bisogna giustificarsi per il fatto di non bere.

Ma perché così tanta gente "normale" dovrebbe aver bisogno di una pausa alcolica? Il fatto è che molti di quelli che sono considerati consumatori a rischio non sono consapevoli di esserlo. Insomma si beve più di quanto si creda e una pausa può essere molto benefica per il corpo e anche per lo spirito. Panorama.it ne ha parlato con Emanuele Scafato, Direttore dell'Osservatorio Nazionale Alcol dell'Istituto Superiore di Sanità, per avere un quadro sui consumi italiani e sui danni che l'alcol può arrecare e i benefici che anche un solo mese di astinenza può già portare.

Qual è la tendenza dei consumi di alcol in Italia?

Abbiamo avuto un trend virtuoso per tanti anni, poi negli ultimi due o tre anni il consumo medio pro capite ha cominciato a risalire. Siamo intorno a 7,6 litri di alcol puro pro capite all'anno nella popolazione dai 15 anni in su. Considerando però solo i consumatori, cioè escludendo gli astemi, si arriva intorno ai 11,5 litri di alcol pro capite come somma dell'alcol puro contenuto nei litri di consumo medio di vino, birra e superalcolici

Sono in molti a bere troppo?

In Italia sono all'incirca 8 milioni e mezzo i consumatori a rischio in tutte le fasce di età. Tra i giovani dagli 11 ai 25 anni ci sono un milione e seicentomila consumatori a rischio. Considerando solo i ragazzi tra gli 11 e i 17 anni, ai quali la vendita è vietata, se ne contano 800mila. In queste fasce è più forte la tendenza al binge drinking: bere 5 o 6 bevande alcoliche con lo scopo di ubriacarsi. E' una modalità di consumo che il 13% della popolazione italiana, tre milioni e mezzo di persone, ha sperimentato nell'anno. 17.000 sono i morti causati dall'alcol, prima causa di morte tra i giovani per incidenti stradali legati al consumo di alcol e 710.000 i consumatori con consumi che hanno già determinato un danno clinico; di questi solo 76.00 sono in cura nei servizi e ricevono un trattamento.

Il problema principale del bere è la scarsa conoscenza di ciò che andrebbe evitato. Il fegato non riesce a smaltire quantità che eccedono le sue capacità di rimozione dell'alcol che è di circa 12 grammi, un bicchiere di vino o un boccale di birra ad esempio, in due o tre ore. Superata questa soglia il sistema legato all'enzima che distrugge l'alcol e che consente di urinare la parte metabolizzata diventa insufficiente. Prima dei 18-20 anni il sistema non è ancora maturo e quindi l'alcol non viene metabolizzato completamente, circolando direttamente nel sangue apportando danni diretti agli organi; questo il motivo per cui il consumo è più pericoloso che negli adulti.

Cosa si intende per consumatori a rischio?

Vino, birra o superalcolici mediamente, nella quantità standard di un bicchiere tipico per ciascuna bevanda (125 ml, 330 ml, 40 ml rispettivamente) ma con gradazioni differenti (12°, 4,5° e 40° rispettivamente) contengono 12 grammi di alcol. E' a rischio chi assume quantità che eccedono su base giornaliera per i maschi adulti due bicchieri di bevanda alcolica, un bicchiere per le donne e per gli ultra 65enni e qualunque quantità di alcol per i giovani sotto i 18 anni.

Quali danni provoca l'alcol?

L'intossicazione alcolica causa danni soprattutto agli organi più delicati come il cervello e quello bersaglio, il fegato, sede del metabolismo dell'alcol. L'etanolo agisce come detergente, scioglie i grassi e nei giovani, non essendo metabolizzato, circola immodificato, raggiunge le membrane delle cellule cerebrali e le indebolisce . In questo modo la cellula si indebolisce e muore. Questo è il motivo del sempre più frequente riscontro clinico nei giovani di deficit cognitivi - di memoria e di orientamento - in chi abitualmente anche per un periodo di pochi mesi pratica binge drinking nei fine settimana.

Inoltre tutto l'alcol consumato tra i 12 e i 25 anni determina una mancata evoluzione, maturazione del cervello in senso razionale, impedendo il "pruning" , il rimodellamento del cervello, che evolve da una capacità cognitiva di tipo emotivo, adolescenziale, verso quella "sapiens" controllata e razionale, caratteristica dell'adulto in cui lo sviluppo regolare della corteccia prefrontale ne favorisce la prevalenza sulle capacità di controllo. L'alcol inibisce questo processo e cristallizza le persone in una fase cognitiva emotiva, che può essere aggressiva o depressa, caratterizzando perciò individui adulti che presentano comportamenti di tipo adolescenziale. Queste conoscenze sono state rese possibili dal neuroimaging con evidenze importanti emerse grazie alle neuroscienze dall'uso della risonanza magnetica funzionale.

La quantità conta?

Qualunque quantità di alcol, seppure minima, agisce già sulle cellule staminali e può aumentare il rischio cancro. Danneggia il DNA e impedisce alle cellule di riparare tali danni causati dall'alcol. Soprattutto le donne sono più vulnerabili perché il loro sistema metabolico è meno efficace rispetto a quello dell'uomo. Superato un bicchiere al giorno aumenta del 7-27% il rischio di cancro al seno. Il messaggio dell'OMS è infatti quello del Codice Europeo contro il Cancro: diminuire il consumo di alcol indipendentemente dalla quantità abitualmente assunta e, per la prevenzione del cancro, scegliere di evitare del tutto di bere.

Lo scopo del Dry January è quello di cambiare i comportamenti delle persone

Sì è un invito al cambiamento che sottolinea che la sottrazione dell'organismo all'esposizione di una molecola cancerogena e tossica non può che giovare ai consumatori, introducendo una pausa che può contribuire a recuperare eventuali danni reversibili, come ad esempi quello "banale" della steatosi epatica, l'infarcimento di grasso nel fegato di frequente riscontro ecografico a cui segue l'alterazione delle transaminasi che rientrano nella norma una volta sospeso il consumo. E' bene ribadire che parliamo di prevenzione non di iniziative integraliste e proibizioniste; servono a incrementare la consapevolezza delle persone e a farle riflettere su comportamenti che sono normalizzati dalla pubblicità e dalla società. Non si dice di non bere più per tutta la vita. Prova un mese e vedi il risultato, se pensi che sia positivo non abbiamo fatto nient'altro che favorire scelte salutari e sopratutto informate.

L'industria come si comporta?

Da marzo sarà obbligata a presentare in Commissione Europea un'autoregolamentazione sulle informazioni nutrizionali delle bevande alcoliche da inserire in etichetta che dovrà riportare, secondo le richieste, il numero di calorie, l'elenco delle eventuali sostanze che possono nuocere alla salute (l'alcol non è l'unica e l'acetaldeide eventualmente presente è anche più dannosa) e gli health warning, similarmente a quanto avviene per le sigarette. Quindi il fatto di non bere e guidare, di non bere quando si è incinte eccetera. Il settore dei produttori di birra si è già dato da anni un'autoregolamentazione in tal senso, altri settori non ancora.

Ma cosa si beve in Italia?

Ogni nazione ha una sua cultura del bere. In Germania si beve soprattutto birra, in Italia la bevanda alcolica più consumata è il vino sopratutto per gli anziani che però spesso non hanno consapevolezza di cosa sia una bevanda alcolica. Molti pazienti anziani se gli si chiede se bevono e quanto rispondono che non bevono alcolici ma "solo vino", come se non fosse una bevanda alcolica, per non parlare di chi ritiene che l'aggiunta di acqua possa diminuire il rischio . Non c'è consapevolezza di cosa si consuma e dei suoi effetti.

In particolare dopo i 65 anni per gli uomini, ma anche per le donne, è raccomandato di non superare una singola bevanda alcolica al giorno, e di valutare attentamente la circostanza che l'organismo invecchiando perde la capacità di metabolizzare l'alcol ed è più elevata la frequenza di patologie che sconsigliano l'uso di alcol. Di conseguenza si assumono più farmaci che escludono il consumo di alcol, diminuisce l'acqua corporea e quindi la capacità di diluizione, aumenta il deficit cognitivo e diminuiscono riflessi e coordinamento. Questo spiega la più elevata frequenza di incidenti domestici, stradali, cadute e l'incremento di patologie causate dal consumo dell'alcol ancora più osservate tra le donne, tra le vedove, che hanno avuto davanti agli occhi per decenni un modello di consumo maschile e quando si ritrovano da sole in casa senza alcun controllo tendono a imitare quel modello e a bere troppo rispetto a quanto raccomandabile.

Riassumendo l'alcol fa male e bisogna berne il meno possibile?

Non si può generalizzare, l'alcol ha effetti verificati sulla salute di riduzione di certi rischi, per esempio di mortalità cardiovascolare in quantità moderate, ma incide sull'aumento del rischio di oltre 200 patologie e 14 tipi di tumore. Chi beve due bicchiere al giorno, ad esempio, può conseguire in alcuni casi un effetto di riduzione del rischio di diabete ma, per la stessa quantità, ha incrementato il rischio di molteplici condizioni aggressive. Al netto, dice l'OMS, gli svantaggi superano i vantaggi ed è per questo che per l'alcol, ad esempio, per sentenza della Corte Europea di Giustizia non possono essere usati nella comunicazione commerciale messaggi che esaltino proprietà salutistiche; in Italia tale norma è recepita dal 2001 nella legge 125.

Purtroppo la conoscenza dell'impatto dell'alcol sulla salute è molto bassa. Non in tanti sanno che un'errata interpretazione del bere e delle quantità consumate espone a una maggiore probabilità di tumore della mammella, tumore del colon, danni al cervello e conseguente deficit cognitivo, patologie allo stomaco, problemi di pressione. Gli stessi medici, in Italia, non hanno l'abitudine di integrare le domande sull'alcol nel colloquio con il paziente e di spendere cinque minuti a spiegare come ridurre il rischio nei pazienti in cui il rischio è rilevato; solo un medico su tre è attivo in tal senso.


Basta un mese di astinenza per avere dei benefici?

Certo. Si dà un po' di riposo all'apparato gastrointestinale dal momento che l'alcol aggredisce le mucose e crea uno stato infiammatorio. Sospenderlo aiuta a ristabilire la normalità. Chi soffre di fegato grasso, che è un primo stadio di danno che a lungo andare può portare alla cirrosi, se interrompe l'assunzione di alcol consente al fegato di smaltire i grassi e tornare alla normalità. Interrompere anche solo per un mese ha un effetto riscontrabile sui parametri biochimici.

Quali sono gli effetti avvertibili?

Si avverte meno stanchezza, spossatezza, si dorme di più e si riposa meglio. Chi fa uso di alcol anche prima di dormire ha il sonno disturbato. E poi c'è la questione delle calorie. Ogni grammo di alcol contiene circa 7 calorie, quindi poco meno di 100 calorie a bicchiere. Chi ne consuma abitualmente due bicchieri al giorno, rinunciando per un mese toglie dal suo bilancio energetico la bellezza di 6.000 calorie vuote e dannose, che corrispondono a circa un chilo di grasso corporeo. Dopo le abbuffate delle feste può far comodo a tutti.

Per saperne di più

  • Alcol: Istat, i giovani a rischio binge drinking
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