Scienza

Cuore: perché dieta drastica e ipotensione possono causare infarti

Pressione bassa e veloce calo di peso non sempre hanno effetto benefico. Due nuovi studi spiegano chi è a rischio

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Angelo Piemontese

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L'ipertensione e l'obesità, molto spesso concatenate tra loro, sono nemiche del cuore. Tuttavia due nuovi studi, presentati all'European Society of Cardiology hanno messo in luce che non sempre avere la pressione bassa può far bene per chi soffre di patologie cardiovascolari, anzi produce un aumentato rischio di infarto.

E anche seguire una dieta per perdere peso molto velocemente può causare deterioramenti al muscolo cardiaco, facendogli diminuire la capacità di pompare il sangue.

I benefici delle ?diete crash?

Sono cosi chiamati quei regimi alimentari che prevedono l'assunzione giornaliera di massimo 800 chilocalorie (fino a un minimo di 600) per un breve periodo di tempo, circa otto settimane, e adottate dalle persone obese per far calare rapidamente il proprio peso.

?Negli ultimi anni hanno preso sempre più piede? dice la dottoressa Jennifer Rayner, dell'Università di Oxford ?ed effettivamente funzionano, perché al calo ponderale si accompagna una diminuzione della pressione arteriosa e della glicemia nel sangue, che è la causa del diabete di tipo 2?.

Tuttavia ?finora nessuno aveva investigato l'effetto di queste diete sul cuore? aggiunge la ricercatrice e ?per questo abbiamo condotto uno studio su 21 persone obese (indice di massa corporea maggiore di 37) di 50 anni d'età media e sottoposte per otto settimane a questo ristretto regime calorico?.

E i rischi per il cuore

Dopo una settimana i partecipanti al test avevano perso mediamente il 6% del grasso corporeo, l'undici per cento di quello addominale e il 42% del grasso al fegato.

Il tutto è stato accompagnato da un miglioramento della resistenza all'insulina (l'anticamera del diabete di tipo 2), dal calo dei livelli di colesterolo, trigliceridi e pressione. Bene: sono tutti fattori di rischio cardiovascolare.

Ma monitorando gli organi interni dei soggetti con la risonanza magnetica a immagini (MRI) i medici hanno scoperto che, invece, attorno al cuore il grasso era aumentato del 44% e questo ?è pericoloso perché causa un deterioramento delle funzioni del muscolo cardiaco, compreso il calo dell'efficienza nel pompare il sangue?.

I ricercatori spiegano così l'effetto che hanno visto alla MRI: ?il grasso rilasciato dalle varie parti del corpo va in circolo nel sangue e si accumula nel cuore, perché il muscolo, non essendosi ancora adattato alla repentina diminuzione calorica, sceglie come carburante appunto zuccheri e grassi, che però contribuiscono ad appesantire e affaticare il suo movimento ritmico?.

Chi non dovrebbe fare le diete crash

Sebbene alla conclusione delle otto settimane di dieta tutti i partecipanti allo studio stavano bene, i ricercatori ammoniscono: ?le persone in sovrappeso e che hanno problemi cardiaci non dovrebbero intraprendere questo tipo di dieta o, se proprio hanno intenzione di farlo, di restare sempre sotto stretta supervisione di un medico".

Infatti, anche ?se occorrono ulteriori indagini per quantificare l'entità del rischio, in questi soggetti la riduzione della funzionalità cardiaca, soprattutto nelle prime settimane del nuovo regime alimentare, potrebbe esacerbare le loro problematiche: aritmie e respiro corto e affannato sono i primi sintomi alla cui comparsa bisogna interrompere la dieta?.

Il pericolo dell'ipotensione

Un altro studio, condotto sempre da ricercatori londinesi, ma dell'Imperial College, mette invece in guardia i medici nel trattamento per diminuire la pressione nei pazienti che soffrono di coronaropatia.

Com'è arcinoto, l'ipertensione è tra i principali fattori di rischio per ictus e infarto, e i valori desiderabili, per tutte le persone, sono non oltre i 120 mmHg (millimetri di mercurio) di massima, ossia quella sistolica, e 70 mmHg si minima, cioè la diastolica.

Per chi ha problemi alle coronarie, cioè le arterie che portano il sangue al cuore sono intasate da colesterolo e placche, valori di pressione superiori a 140/80 sono associati ad un significativo aumento di mortalità per problemi cardiovascolari.

Tuttavia, analizzando i dati di oltre ventiduemila persone di 45 Paesi affette da coronaropatia, gli studiosi inglesi hanno trovato che anche pressione sistolica e diastolica sotto i livelli normali (120/70) è collegata a un maggior rischio di infarto, insufficienza cardiaca, ricoveri ospedalieri e mortalità per altri eventi cardiocircolatori.

Conclusione: la scoperta ora avrà un impatto sui protocolli di cura e somministrazione di farmaci anti ipertensivi, perché ?c'è da agire con cautela nel trattare questi pazienti: abbiamo mostrato che abbassare troppo la pressione sortisce lo stesso effetto di averla alta, quindi per trovare il giusto equilibrio non bisogna eccedere con le medicine nelle persone con coronaropatia?.

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