Stato-mafia, siluro renziano al processo
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Stato-mafia, siluro renziano al processo
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Stato-mafia, siluro renziano al processo

La candidatura di Fiandaca dà l’idea di che cosa pensa il premier. Intanto Dell’Utri può rallentare il calendario.

Si prenderà una lunga pausa il processo sulla trattativa Stato-mafia. Almeno fino al 15 maggio come è stato deciso nell’ultima udienza del 17 aprile, dedicata al calendario dei lavori. Proprio su questo tema ha dovuto affrontare un imprevisto: finora Marcello Dell’Utri è stato considerato contumace perché non si è mai presentato in aula, una scelta che non ha avuto effetti sulla continuità delle udienze. Ora però la situazione è cambiata visto che Dell’Utri si trova in stato di detenzione in Libano e non può, anche se volesse, presenziare al processo.

Per questo il processo deve fermarsi? No, ha stabilito il presidente della Corte leggendo un’ordinanza in cui si è richiamato a una sentenza del 2013 della Cassazione: stabiliva che per un contumace l’impedimento non vale, a meno che l’imputato non espliciti chiaramente la volontà di presentarsi in aula. Per ora la difesa di Dell’Utri non ha fatto osservazioni, ma la questione può comunque essere riproposta. Nel frattempo vanno registrati altri due nuovi eventi, anch’essi maturati fuori dall’aula. La Corte di Cassazione ha respinto l’istanza della difesa dei carabinieri imputati, che chiedevano lo spostamento di sede del processo per la situazione di tensione creatasi dopo la pubblicizzazione dei proclami di Totò Riina. La decisione della Cassazione non sorprende (dal punto di vista statistico l’accoglimento di un’istanza di remissione è un fatto raro), ma la scelta della difesa ha comunque una sua logica.

L’altro avvenimento della settimana è del tutto extraprocessuale, ma rimanda alle polemiche che hanno avvolto l’indagine sulla trattativa fin dall’inizio. Si tratta della candidatura in Sicilia di Giovanni Fiandaca nelle liste del Pd per le europee. La candidatura è stata prospettata con motivazioni molto impegnative che valorizzano il ruolo del giurista, ma anche come teorico di un "nuovo modo di fare antimafia". Il professore, che milita da sempre a sinistra, è il critico più appuntito sull’impostazione del processo, che ritiene frutto di una visione politica sbagliata foriera di una serie di errori giuridici, esposti in un libro, e in diverse interviste. Si può dire che con questa candidatura, così motivata, il Pd di Matteo Renzi prende apertamente le distanze da un settore della Procura di Palermo. Un fatto che in quell’area politica, fino a oggi, non era mai avvenuto. È evidente che l’autorevolezza dell’accusa finirà per risentirne.

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