raul gardini
(Ansa)
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Com'è fatto Raul Gardini

La Rubrica - Come Eravamo

Da Panorama del 9 dicembre 1990

Non credo che Raul Gardini esca di scena: muta ruolo. Affronta una parte che suscita rispetto: quella del patriarca. Un capostipite ancora giovane, che ha molte cose da dire e da fare. Dalla vicenda Enimont penso sia uscito con molti quattrini e tanta amarezza. Ha constatato quante ragioni aveva il suocero, il dottor Serafino Ferruzzi, che era sempre stato alla larga dalla politica e dalla finanza. Si è fidato di "quelli di Roma" che gli avevano detto: "Tu metti gli impianti, noi, governo, ti assicuriamo uno sconto di mille miliardi sulle imposte. E l' affare è fatto". Poi non hanno mantenuto la promessa. E per un romagnolo abituato, come ha scritto Giuseppe Turani, a trattare gli scambi in piazza con una stretta di mano, chi manca di parola manca di reputazione, e chi cambia idea è il peggiore degli uomini: un voltagabbana. Ravenna resterà sempre il centro degli interessi e dei sentimenti, ma il dottor Raul punterà soprattutto alle buone occasioni che si presentano in giro per il mondo. Ha detto: "Mi piace tenere in mano il timone e assumere le mie responsabilità. Non sono ambizioso. Il fatto è che quando mi impegno in una iniziativa cerco di fare del mio meglio". E' così con le barche, o con le squadre di pallacanestro, con la caccia o con le imprese.

Qualcuno ha scritto: "E' idealista e razionale". Ma, forse, quando si è buttato nella difficile combinazione con l' Ente nazionale idrocarburi, non ha tenuto conto di quello che contano, in termine di potere, e anche di soccorso, le aziende statali per i diversi partiti. Quante risorse offre la lottizzazione, e quante carriere furono decise, a suo tempo, dall' ingegner Enrico Mattei. E se non avesse capito l' andazzo, mettendo insieme quel 51 per cento che gli ha permesso di non essere buttato fuori dal gioco, ci avrebbe rimesso la camicia. Altro che privatizzazione: non ce la fanno neppure coi krapfen.

Poi il Contadino, come lo hanno battezzato per comodità di racconto i cronisti, ha reagito duramente, e forse anche in modo sfrontato, per gli usi del locale: nei ministeri non sono abituati a sentirsi trattare con poche sfumature. Dice Raul Gardini: "Nella vita ho sempre fatto quello che ho voluto e continuerò a farlo. Sono libero, e sono come tutti gli altri. Tra i miei amici di infanzia ce ne erano molti migliori di me. La fortuna è avere tanti stimoli e venirne fuori". Ha anche detto: "Io sono uno che vuol navigare". Ma ha precisato: "Non amo la vela, ma il vento. Mi piace sentire da dove arriva, e indovinare da dove verrà dopo. Per andare per mare e per andare a caccia. Mi serve per sapere quando passeranno le anatre". Sta arrivando, in casa Ferruzzi, la nuova generazione, e Raul Gardini vuole che imparino a decidere. "Il tempo" spiega adesso "svaluta gli insegnamenti. Vorrei che sapessero distinguere le cose ben fatte da quelle combinate male. E conoscere l' erba buona, e combattere quella cattiva".

Deve essere convinto che ne alligna molta in certi orti della capitale.

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Enzo Biagi