Politica

Zanetti: "Per la commissione d'inchiesta su Mps voto anche con Grillo"

L'ex vicemininistro dell'Economia attacca la maggioranza: "Non possiamo permetterci di dare l'idea che la politica non cerchi le responsabilità"

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Stefano Caviglia

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Per un politico che si è sempre dichiarato graniticamente di centro schierarsi con Beppe Grillo può esser visto come un controsenso, ma Enrico Zanetti, segretario di Scelta Civica nonché ex viceministro del governo Renzi rimasto a sorpresa fuori dall’esecutivo Gentiloni, non sembra imbarazzato né titubante: "Siamo pronti a votare a favore della mozione del Movimento 5 stelle per una commissione d’inchiesta su Montepaschi. E se non passa voteremo anche contro il decreto per il salvataggio di Mps".

C’è chi sostiene che questa posizione, così come la scelta di non entrare nel governo, rappresenti un tributo troppo oneroso pagato al leader di Ala, Denis Verdini, con cui ora il suo partito è apparentato a livello parlamentare.
Qui non si tratta di usare un riguardo a Verdini o ad Ala, ma ai cittadini italiani. Se è giusto che lo Stato metta 20 miliardi per salvare il sistema bancario è anche sacrosanto che gli elettori sappiano attraverso il Parlamento come e per quali responsabilità di chi si è giunti a questo punto.

Non è che ora, stando fuori dalla maggioranza di governo, anche il suo partito comincia a esser tentato dalle sirene del populismo?
Ma no, niente di tutto questo. Anzi, lo voglio dire nel modo più chiaro: noi non chiediamo la commissione d’inchiesta, come fa il Movimento 5 stelle, per affermare che il sistema bancario italiano è marcio ma, al contrario, per ottenere la trasparenza che serve a togliere credibilità a quella tesi.

Ma ha senso una commissione di inchiesta solo su Mps, con quel che è successo negli ultimi anni in tutto il sistema bancario italiano?
Mi sono espresso, non da oggi, per la creazione di una commissione sulle vicende generali del sistema bancario. Questa posizione era largamente maggioritaria in Parlamento e la discussione sembrava anche partita con il piede giusto. Poi però si è arenata. Personalmente penso ancora che quella sarebbe la scelta migliore, ma se sul tavolo non c’è altro, ben venga la commissione d’inchiesta su Montepaschi. Non possiamo assolutamente permetterci di dare l’idea che la politica non voglia individuare le responsabilità.

Lei ha già qualche idea su dove andarle a cercare?
Mi pare evidente che la prima porta a cui bussare è quella della Consob. Dopo la mancata formazione della commissione di inchiesta, il secondo errore commesso sulle banche dal governo Renzi è proprio non aver chiesto un passo indietro al presidente Giuseppe Vegas. E’ stato lui a decidere l'eliminazione degli scenari probabilistici dai prospetti informativi alla clientela. Scelta legittima, per carità, ma che si è rivelata scellerata, visto quel che è successo con le obbligazioni subordinate. Vogliamo tenerne conto?

Questa vicenda non getta una luce diversa, anche per lei che ne ha fatto parte, sull’esperienza del governo Renzi?
Resto convinto che il governo abbia fatto cose buone in economia, come la riforma delle banche popolari e quella delle banche di credito cooperativo. Il punto è che dopo la sconfitta della riforma costituzionale al referendum c’era bisogno di un governo allargato per uniformare le leggi elettorali di Camera e Senato, come chiesto dal presidente della Repubblica. Quello che è stato messo in campo, invece, è il vecchio governo Renzi senza Renzi.

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