Politica

Virginia Raggi, il sindaco che ha reso Roma una città triste

Ai cittadini non interessa tanto il rinvio a giudizio per falso. È la condizione in cui è ridotta la città la sua sentenza di condanna

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Il sindaco di Roma, Virginia Raggi - 22 settembre 2017 – Credits: ANSA/CLAUDIO PERI

Anche dopo la richiesta di rinvio a giudizio per falso, su Virginia Raggi continua a palesarsi un equivoco mediatico: all’elettore medio del movimento 5 Stelle importa poco o nulla dei continui inciampi della sindaca di Roma, siano essi personali, politici o giudiziari. E invece le cronache giornalistiche e non, fin dal 22 giugno 2016, giorno del suo sbarco in Campidoglio, tendono a compulsare le infinite prove di dilettantismo esibite dalla prima cittadina invece di concentrarsi sui loro effetti.

Per esempio, è verissimo che in appena 462 giorni trascorsi sul Campidoglio, Raggi ha proceduto già a quattro rimpasti, arrivando a toccare la quota record di 17 assessori nominati. Tuttavia, sul tema sono state spese eccessive parole (e altre, presumibilmente, si sprecheranno in futuro) quando ai cittadini di quello che avviene nelle stanze della politica interessa meno di zero.

Insomma, statene certi: persino l’eventuale rinvio a giudizio non sortirà alcun effetto sugli elettori. Anche perché, sia chiaro, i grillini sono bravissimi a nascondere i loro problemi politici interni e a sminuire i costanti guai giudiziari, apparsi su tutto lo Stivale, a volte in maniera anche più grave che nella capitale.

Il vero problema di Roma

Insomma, il vero, unico, grande problema dei 5 Stelle non è giudiziario bensì materiale. Quello che proprio non riescono a occultare sono i risultati disastrosi delle loro amministrazioni. Roma, in questo, fa scuola.

Nulla di quanto promesso in campagna elettorale è stato realizzato. Peggio ancora, è mancata pure l’ordinaria amministrazione. Il risultato? Il generarsi di alcune crisi prima inimmaginabili, anzitutto igieniche. Con l’amministrazione m5S la capitale è diventata la Ratto-city raccontata in tutto il mondo, mentre si è ancora in attesa di una sana e robusta derattizzazione.

Sempre grazie a Raggi e ai suoi sponsor (in primis Beppe Grillo e Davide Casaleggio, incapaci di renderla un minimo capace), Roma ha conosciuto la Chikungunya, l’epidemia portata dalla zanzara tigre, che l’assessore al ramo cercava di debellare con sistemi simil-omeopatici. E che dire degli allagamenti dovuti alla mancanza di manutenzione delle feritoie? Attenzione, sono pure esondate le fogne, mica il Tevere…

Ecco, mentre soprattutto il nostro circuito, il circuito giornalistico, crede che le persone guardino a ciò che arriva dai palazzi di giustizia per cambiare opinione, alla gran parte dei romani (in particolare) e degli italiani (in generale) basta vedere come è ridotta Roma. Non hanno certo bisogno dei pm per pronunciare la loro sentenza di condanna.

Per intenderci: più del potenziale rinvio a giudizio di Raggi, vale il triste albero montato in piazza Venezia durante le scorse feste: smilzo, spoglio e privo di luci, sembrava un enorme gambo di sedano. Virginia è riuscita a rendere malinconico persino il Natale. Messa a paragone tale faccenda, cosa vuoi che sia l’eventuale promozione illegittima del fratello del suo allora braccio destro, suvvia…

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