Terrorismo: Hollande rinuncia allo stato di emergenza

Così il presidente francese è costretto a ritirare il progetto di riforma costituzionale che aveva promesso dopo il Bataclan

A commemorative plaque to pay tribute to the victims of the last year's January attacks outside the former offices of French weekly satirical newspaper Charlie Hebdo

Parigi, 5 gennaio 2016. Il presidente francese Francois Hollande e il sindaco di Parigi Anne Hidalgo partecipano alla cerimonia per la posa della targa che commemora le vittime di Charlie Hebdo

Francois Hollande - che gode ormai secondo tutte le rilevazioni di un consenso inferiore al 20%  - è stato costretto a fare una imbarazzante marcia indietro sul progetto di riforma costituzionale che aveva strombazzato ai quattro venti all'indomani degli attentati di Parigi e Saint-Denis.

Non ci sarà nessuno stato di emergenza in Costituzione. Non ci sarà nessuna carta bianca alle forze di sicurezza. E non sarà nemmeno possibile - come promesso - revocare la cittadinanza francese a coloro che, in possesso del doppio passaporto, sono stati condannati per terrorismo. Quali siano le ragioni di questo dietrofront , dopo le polemiche dimissioni della ministra della Giustizia Christiane Taubira avvenute alla fine del mese di gennaio, lo spiega la fredda logica dei numeri in parlamento, dove la maggioranza è semplicemente evaporata. Ma lo spiega anche la grande mobilitazione di un pezzo della società francese, contrarissima a barattare una maggior sicurezza in cambio di una riduzione delle libertà fondamentali dei cittadini francesi.


«Lo stato d’emergenza proclamato in Francia sembra aver avuto degli effetti limitati nel favorire la lotta al terrorismo, ma allo stesso tempo ha fortemente ristretto l’esercizio delle libertà fondamentali, e indebolito certe garanzie dello stato di diritto. Prolungarlo sarebbe nefasto e rischierebbe di offrire una vittoria ai terroristi» aveva scritto Nils Muiznieks, commissario dei diritti umani del Consiglio d’Europa, in un editoriale pubblicato da Le Monde. Ma il punto più controverso e dibattuto riguardava lo stato di emergenza, procedura straordinaria già utilizzata durante la guerra d'Algeria che doveva prevedere «nei casi di pericolo imminente risultanti da gravi problemi di ordine pubblico» il trasferimento di una serie di poteri eccezionali alle forze di sicurezza e ai prefetti senza alcun intervento dei giudici in materia di domicili coatti, arresti domiciliari, ritiro del passaporto, divieto di assemblea, scioglimenti di organizzazioni e perquisizioni.

Sia chiaro: esistono già in Francia, senza bisogno di modificare la Costituzione, leggi costituzionali che attribuiscono  al presidente della Repubblica una serie di poteri eccezionali «quando le istituzioni della Repubblica, l’indipendenza della nazione, l’integrità del territorio o l’esecuzione degli impegni internazionali sono minacciati in maniera grave e immediata». Ed esiste già oggi, nell'articolo 36 della Carta, la possibilità di attribuire poteri eccezionali alle stesse autorità militari per 12 giorni prorogabili. Ma l'intenzione del governo socialista era proprio quella di evitare, con una legge costituzionale, eventuali ricorsi di costituzionalità. I francesi in qualche modo hanno detto no. Per il governo di Hollande, già a picco nei sondaggi, è una sconfessione su tutta la linea.




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