Tagli per tutti, tagliettini per noi

In Sicilia l'assemblea regionale toglie a tutti per dare a sé

Rosario Crocetta

Il governatore della Regione Sicilia, Rosario Crocetta – Credits: Daniele Scudieri/Imagoeconomica

Antonio Rossitto

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Lo zero virgola sette per cento: di fronte alla più sanguinosa manovra di bilancio mai vista in Sicilia, stavolta anche la sempre vituperata classe politica isolana ha deciso di fare convintamente la propria parte. Il governo guidato da Rosario Crocetta, per evitare l’imminente default, ha approvato tagli per 1,3 miliardi. E anche l’Assemblea regionale siciliana darà il suo contributo: i fondi per il più antico, pletorico e privilegiato parlamento del pianeta passeranno da 162 a 152 milioni di euro. Previsti dunque risparmi per ben 10 milioni: appunto lo 0,7 per cento del risparmio da 1,3 miliardi previsto dalla finanziaria di Crocetta.

Ai teatri siciliani sono stati dimezzati i contributi: da 25,6 milioni a 12,8. Stessa sorte per le università: da 23,9 a 15,3 milioni. Va ancora peggio alle risorse per le imprese artigiane: falcidiate da 10 a 3 milioni. Nulla è stato risparmiato dalla mannaia. I solerti deputati hanno presentato 1.600 emendamenti, in cui far valere le ragioni di rispettivi territori e corporazioni. Alcune sacrosante, per carità. Il neoeletto Toti Lombardo, chiamato «il Sarda» (parafrasando «il Trota» di Bossi) in quanto figliolo dell’ex governatore Raffaele, è per esempio studente universitario: dunque ha appena presentato un emendamento per finanziare con 10 milioni le borse di studio a specializzandi in medicina, facoltà in cui si è laureato il padre.

Da destra a sinistra si succedono i commenti sdegnati sulla macelleria finanziaria di Crocetta. Strali che però non traffiggono mai la neoborbonica assemblea. Che, aggrappata al proprio scoglio, resiste a ogni mareggiata antipolitica. In Trinacria, da questo punto di vista, il sole splende e il mare è piatto.

Negli ultimi mesi, tutti i consigli regionali italiani sono intervenuti sui costi della politica. Per tutti lo spartiacque è stato il decreto firmato dal premier Mario Monti, lo scorso autunno. Prevedeva che ogni consigliere regionale non potesse guadagnare più di 11.100 euro lordi omnicomprensivi. Somma che, nel caso dei presidenti d’aula o dei governatori, può aumentare fino a 13.800 euro. L’intervento più deciso era sui fondi ai gruppi: tema diventato ineludibile dopo lo scandalo dei rimborsi scoppiato in moltissime assemblee italiane. Il nuovo limite è quindi di 5 mila euro a consigliere, più 0,05 centesimi per abitante. L’accordo con il governo per «la riduzione dei costi della politica» venne firmato anche dall’allora assessore all’Economia della Sicilia, Gaetano Armao, il 10 ottobre 2012. Due settimane dopo Crocetta viene eletto presidente: squilli di tromba annunciano imminenti rivoluzioni. Sei mesi dopo, l’assemblea resta indenne dal furore governativo. Aggrappata a quell’autonomia che il re Umberto II di Savoia concesse nel 1946 per nobili motivi e da sempre piegata a interessi più terranei.

Lo stipendio lordo omnicomprensivo di un deputato semplice è di 17.645 euro: il 60 per cento in più di quanto guadagna chi viene eletto nelle regioni ordinarie. Unica eccezione: i 15 onorevoli del Movimento 5 stelle trattengono 2.500 euro netti più le spese. Governatore e presidente d’aula arrivano, invece, a 22.511 euro lordi: quasi 9 mila in più degli omologhi in continente. In realtà Crocetta ha più volte annunciato di essersi ridotto l’indennità con una delibera, di cui però non ha fornito gli estremi. In compenso, scritto nero su bianco, c’è l’aumento dello stanziamento per le «attività di comunicazione» della presidenza, salito a 3,5 milioni di euro.

All’interno del bilancio regionale c’è quello dell’ormai mitologica assemblea: 152 milioni di spesa previsti nel 2013. Cospicua come sempre la voce «competenze deputati», che comprende anche missioni, indennità e spese varie ed era di 20,9 milioni l’anno scorso. Adesso, dopo tormentata gestazione, sono scesi a 20,4 milioni: in media, per onore- vole fanno 20.425 euro al mese. Praticamente il doppio di quanto previsto dal governo nazionale.

E i «trasferimenti ai gruppi parlamentari»? Dovevano essere 700 mila euro secondo i parametri del decreto Monti. E invece nel 2013 arriveranno a 7,2 milioni di euro: più di 10 volte quanto dovuto. Ma, si sa, l’autonomia costa. Peccato che le altre regioni a statuto speciale abbiano invece rispettato i nuovi parametri, o abbiano annunciato di farlo come il Friuli-Venezia Giulia. Solo la Sardegna non rispetta i parametri. E comunque il suo consiglio costa 65 milioni all’anno: molto meno della metà di quanto si spende in Sicilia.

C’è poco da fare: nonostante i tentativi di imitazione, il parlamentino di Palermo resta inimitabile. Solo a Palazzo d’Orléans riescono, in un anno funereo per l’economia come il 2013, ad aumentare del 37 per cento i fondi «per il personale addetto alle segreterie particolari», che adesso supera i 3,3 milioni. Anche le consulenze per la presidenza hanno avuto impulso: da 288 a 340 mila euro. Mentre calano a 2,9 milioni le spese di rappresentanza e comunicazione. Quisquilie, se paragonate ai 38 milioni che la regione spenderà nel 2013 per pagare i 242 dipendenti dell’assemblea: tutti con stipendi iperuranici, tra cui spiccano i 9 mila euro netti assicurati ai 37 consiglieri parlamentari. Anche per loro l’anno che verrà non sarà all’insegna del rigore. Potranno anche approfondire lo studio delle lingue, grazie a 120 mila euro stanziati per corsi specifici. L’unico scorno potrebbe venire dai soldi destinati alle uniformi, lievemente calati a 320 mila euro. E la forma, si sa, è pure sostanza. A dispetto di quei selvaggi che vorrebbero intaccare le prerogative del parlamento più antico e autonomo del pianeta.

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