Politica

Sindaco di Milano: Giuseppe Sala, un nome che divide la sinistra

Perché la possibile candidatura del commissario Expo spaccherà il fronte che aveva sostenuto Pisapia nel 2011

Expo: Renzi, con buona pace dei gufi l'Italia ce la far‡

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi (destra) con il ministro dell'agricoltura Maurizio Martina (sinistra) e l'ad di Expo Giuseppe Sala ANSA / MATTEO BAZZI

Chi raccoglierà l'eredità politica della giunta arancione di Milano, se il centrosinistra dovesse candidare come sindaco, nella primavera prossima, il commissario di Expo Giuseppe Sala? Come voterebbero gli elettori che, nel 2011, sostennero con entusiasmo, prima alle primarie e infine nelle urne, il sindaco Giuliano Pisapia? Che cosa accadrà, nel variegato arcipelago della sinistra milanese, se la candidatura di Sala dovesse essere  ufficializzata d'imperio senza nemmeno passare dalle primarie già caldendarizzate per il 7 febbraio 2016?

EX DG DI LETIZIA MORATTI
Sono queste le domande che si fanno molti a Milano. Sala, è la tesi dei sostenitori della prima ora di Giuliano Pisapia, si è dimostrato indiscutibilmente un ottimo manager, ma non appartiene alla storia della sinistra milanese, nemmeno moderata. È stato Direttore Generale del comune di Milano ai tempi del sindaco Letizia Moratti, ha svolto ruoli dirigenziali in Pirelli, Tim, Telecom Italia, nella holding giapponese di Nomura Bank.

Non è insomma, la sua candidatura a sindaco, una sconfessione de facto dell'esperienza della giunta arancione? Domande, e per il centrosinistra, il concreto rischio Liguria, quando la spaccatura e la presentazione di due candidati - uno moderato come Raffaella Paita e uno di sinistra come Luca Pastorino -  produsse l'effetto di regalare al centrodestra una regione che difficilmente avrebbe scelto, in presenza di un candidato unitario, un governatore come Toti che veniva da una storia berlusconiana.

LA DEBOLEZZA DI MAJORINO
Il problema della sinistra-sinistra, che  non è solo il problema di Sinistra Ecologia e Libertà, è che non c'è nessuno, ad oggi, in grado di raccogliere l'eredità politica di questa giunta, coagulando attorno quell'entusiasmo civico che mise le ali al sindaco-avvocato nel 2011, quando tutti i sondaggi sembravano dare vincente Letizia Moratti.

Pierfrancesco Majorino, assesssore Pd non renziano della Giunta Pisapia, non scalda i cuori. È giovane e, per larga parte degli elettori di centrosinistra, perbene, ma nessuno sosterrebbe che ha le spalle abbastanza larghe per guidare una coalizione così eterogenea come quella del centrosinistra, né sarebbe in grado, secondo molti, di far funzionare con piglio decisionista la macchina comunale.

La sua candidatura alle primarie del 7 febbraio, semmai dovessero svolgersi, appare insomma come una candidatura di bandiera destinata alla sconfitta. Così come debole apparirebbe la candidatura del parlamentare Emanuele Fiano, il candidato del Pd renziano se Giuseppe Sala dovesse sfilarsi: troppo politico-politico, per una città delle professioni come Milano, troppo establishment,  per conquistare il cuore e la mente degli elettori di sinistra a Milano. È questo il dubbio che nutrono in molti.

PUNTI DI FORZA E DI DEBOLEZZA DI SALA
Il centrosinistra si potrebbe presentare insomma a Milano, nonostante il buon giudizio che molti milanesi danno della Giunta Pisapia, spaccato in due, debole, rissoso. Certo, Sala avrebbe dalla sua un profilo tecnico e non-politico che, specie tra la borghesia professionale, è  un punto di forza. E, se dovesse perdere voti a sinistra, potrebbe recuperarne  altri a destra, tra coloro che scelsero la Moratti nel 2011, ai quali il centrodestra non ha presentato finora un candidato credibile.

Ma c'è anche da dire che Sala, al contrario di Pisapia, non è un argine al dilagare del M5S a Milano. Parafrasando Mao, potremmo dire: grande è la confusione sotto il cielo della sinistra milanese,  la situazione non è affatto eccellente, come sarebbe stata se l'avvocato avesse scelto di candidarsi per un secondo mandato.

 

© Riproduzione Riservata

Commenti