Chi è Fabrizio Saccomanni, Ministro dell'Economia

Un tecnico, direttore generale di Banca d'Italia, uomo di fiducia di Mario Draghi.  Master a Princeton, keynesiano, dall'approccio più morbido e aperto alla crescita del suo predecessore Grilli

Fabrizio Saccomanni, Ministro dell'Economia del Governo Letta (Credits: DANIELE SCUDIERI-IMAGOECONOMICA)

Sergio Luciano

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Un salto quantico: dal monetarista Grilli al keynesiano Saccomanni. Il ministero dell'Economia del governo Letta segna una drastica discontinuità con la linea filo-germanica del gabinetto Monti perchè il direttore generale della Banca d'Italia che si trasferisce da via Nazionale e via XX Settembre, pur rappresentando agli occhi dell'Ecofin una garanzia sul fronte del rigore contabile, ha tuttavia un orientamento molto più morbido, molto più aperto al sociale, molto più attento alle esigenze della crescita di quanto abbia dimostrato di avere il suo predecessore.

Un'impostazione assorbita negli anni di master all'università di Princeton, nel New Jersey. Non si sa se Grilli tornerà indietro al suo precedente incarico di direttore generale del Tesoro: la cosa appare francamente alquanto improbabile. E se accadesse creerebbe forse qualche tensione da gestire con molta cura e fermezza da parte del neo-ministro...

Daltronde, Saccomanni – bocconiano doc e giovane repubblicano, area politica nella quale ha sempre gravitato durante la “Prima Repubblica” per poi spostarsi su posizioni vicine al Pd – è stato uno degli uomini più fidati di Mario Draghi, che l'avrebbe anche apprezzato al vertice della Banca d'Italia dopo la sua uscita se non fosse intervenuto l'ostracismo di Tremonti (che aveva promesso quella poltrona a Grilli) e farlo propendere per segnalare a Napolitano e Berlusconi la candidatura alternativa ma legittimista e qualificatissima dell'attuale governatore, Ignazio Visco.

Facile prevedere una “linea diretta” tra il neo-ministro e la Bce, dunque, dove con Draghi si è cominciata a respirare da mesi un'aria nuova, di incoraggiamento alle misure idonee a far ripartire la macchina imballata dell'economia europea, contrastata sotto la vernice di un buon rapporto formale dalla Bundesbank e dall'ala oltranzista del governo tedesco.

Membro del Consiglio di Amministrazione della Banca dei Regolamenti Internazionali (BRI) e supplente del Governatore nel Consiglio Direttivo della Banca Centrale Europea, il 71enne Saccomanni ha iniziato la sua carriera in Banca d’Italia nel giugno 1967 e dal 1970 al 1975 è stato distaccato presso il Fondo Monetario Internazionale. Un periodo chiave per impostare una serie di solide relazioni con gli Stati Uniti, che in questo governo affiorano a vantaggio di parecchi ministri, a cominciare dal premier.

C'è chi dice che Berlusconi fosse perplesso sul fatto che al ministero-chiave fosse insediato un altro tecnico, per di più simpatizzante del Pd, ma la sponsorship di Draghi sarebbe stata risolutiva anche stavolta.
La sua uscita dalla Banca d'Italia scopre una poltrona chiave, che toccherà ora a Ignazio Visco coprire con un'altra nomina di pari peso e, in più, la presidenza dell'Ivass, il neonato istituto per la vigilanza sulle assicurazioni, che ha sostituito l'Isvap.

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