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Politica

Renzi, un leader dimezzato

Per lui Palazzo Chigi rimane un sogno. Anche a causa di scelte sbagliate e una narrazione logora rischia di rimanere il grande escluso

Matteo Renzi torna ospite di Porta a Porta dopo Luigi Di Maio e Silvio Berlusconi. È nel trittico dei leader anche se per ora è quello che rimane più lontano da Palazzo Chigi alle prossime elezioni, un po’ perché neanche i suoi lo vogliono un po' perché in caso di larghe intese oramai il suo nome è percepito come divisivo. Senza contare che il presidente francese Emmanuel Macron ha fatto un chiaro endorsement verso Paolo Gentiloni, che sembra oramai l’uomo chiave del PD e del Paese finchè non avremo un nuovo governo.

Renzi un soldato semplice

Renzi rischia di rimanere soldato semplice, dovendo pure rinunciare a quella norma dello statuto che indica nel segretario il candidato premier. Per lui si prospetta un seggio al Senato, come una sorta di “contrappasso” dantesco.

Insomma su quella poltrona degli studi Rai, Renzi arriva un po’ dimezzato. Con un partito dove le discussioni sono ridotte al lumicino e il dibattito esterno con i fuoriusciti di Liberi e Uguali che oggi si fanno corteggiare per le alleanze a livello regionale. Se prima con Bersani e D’Alema si litigava, oggi siamo ai corteggiamenti, come nelle migliori storie d’amore.

Ma se a livello nazionale non c’è proprio più nulla da fare, nel Lazio il matrimonio sembra combinato. Più difficile è invece la partita lombarda, dove Giorgio Gori non scalda i cuori degli ex di Sinistra Italiana.

Il vecchio schema del sogno

Renzi nel suo racconto elettorale non abbandona la retorica del sogno, eppure è un politico che è stato costretto alle dimissioni la notte stessa in cui il Paese ha bocciato una delle sue riforme più importanti, quella cosituzionale. È un politico che ha avuto la possibilità di avverare quei sogni che va ripetendo da anni, ma che ha perso l'occasione peccando di troppa ambizione. Lo storytelling è logoro, stanco e suona sempre alla stessa maniera. A forza di ascoltarlo è diventato un brusio, uno schema vecchio che è destinato a perdere se non si rinnova.

“Ci possiamo permettere di sognare perché abbiamo dei risultati da offrire, non degli slogan. E questo elenco non è una lista della spesa ma il frutto di un disegno complessivo che mette al centro lavoro, Europa, bellezza e cultura” è una delle sue frasi di ieri. Ma quante altre volte l’abbiamo sentita?

Nei sondaggi, il Pd arriva al secondo posto come partito dopo il Movimento 5 stelle, ma contrariamente al centrodestra, non ha possibilità di alleanze con altri partiti numericamente rilevanti. Ad oggi anche la leadership è messa in seria discussione e Paolo Gentiloni, per usare un vecchio claim, rimane il più amato dagli italiani. Persino Berlusconi ha speso parole di apprezzamento verso di lui.

Ad andare avanti così, finisce che bisognerà dare retta a Renzo Mattei, popolare fake account del segretario del PD che ieri sera durante la puntata di Porta a Porta twittava:  “Abolirò il PD. Avete capito bene, abolirò il PD (i sondaggi lo confermano)”.

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