Renzi-Landini
Politica

Renzi-Landini, storia di amore-odio

Perché, nonostante tutto, il premier e il capo della Fiom non possono fare a meno l'uno dell'altro

L'ultimo attacco di Maurizio Landini a Matteo Renzi ("Renzi non rappresenta gli interessi dei lavoratori quindi sciopero") sembrerebbe quasi aver messo fine a una contrastata quanto intensa storia d'amore. Ma come in ogni soap opera che si rispetti – e oggi la politica anche questo è - una vera fine non c'è mai, nemmeno quando uno dei due protagonisti muore. Può succedere infatti, i cultori del genere lo sanno bene, che dopo qualche puntata il morto risorga.

Ebbene, se oggi il rapporto tra il leader della Fiom e il premier sembra essersi ridotto ai minimi termini - con il primo che dice di aver cambiato idea su Renzi e Renzi che, se non dorme la notte, non è certo per Landini - ciò non significa affatto che i due abbiano smesso davvero di piacersi. O quanto meno di attrarsi fatalmente come due cresciuti in famiglie contrapposte e rassegnati a dover continuare per tradizione a farsi la guerra senza poter mai coronare il loro sogno d'amore.

 

Uno, figlio di un cantoniere e di una casalinga, apprendista saldatore all'età di 15 anni e sindacalista per vocazione; l'altro, liceo classico e laurea in giurisprudenza, giovane Dc assunto nell'azienda di famiglia. Così diversi eppure così uguali. Entrambi dotati di una resistenza incrollabile alla fatica, praticamente insonni, ambiziosi, determinati, decisionisti, capaci di scontrarsi con l'apparato delle loro rispettive organizzazioni. E di vincere, chi arrivando al vertice del partito che fino all'anno prima lo considerava un alieno, chi riuscendo a portare sulle proprie posizioni la segretaria della Cgil.

E Susanna Camusso resta l'unica donna (o comunque una delle poche) che non sopporta, ricambiata, nessuno dei due. Mentre tutte le altre, o quasi, farebbero carte false per farsi invitare a cena. Le mamme dal giovane premier, le figlie dal maturo sindacalista.

L'inizio della liaison

L'inizio della liaison risale ormai a un anno fa quando - era l'epoca delle primarie che consacrarono il sindaco di Firenze segretario dei democratici e degli ultimi due mesi di vita del governo di Enrico Letta – i due si ritrovarono seduti accanto in occasione di una mostra organizzata a Firenze.

Scoprendosi sullo stesso fronte nella battaglia per il “rinnovamento”, parlarsi e capirsi (non per forza però anche mettersi d'accordo) si rivelò più facile tra loro che tra Renzi e la sinistra Pd e tra Landini e la Cgil della Camusso.

Quella volta della mostra finì con il futuro premier che dava appuntamento a Landini per parlare di Jobs Act, "poi ci sentiamo via sms. Noi ci siamo quasi. Voi siete pronti, no?", e con Landini che sul treno Roma-Firenze dichiarava "Se ho paura che Renzi distrugga la sinistra? Ma se la sinistra non esiste! È tutto da costruire…".

Quattro mesi dopo, mentre a Matteo era già capitato di retwittare le interviste di Maurizio, dal palco del congresso della Fiom il capo dei metalmeccanici rilanciava la sfida sul cambiamento dichiarando platealmente di fregarsene "se Renzi è di sinistra, destra o centro" e di trattarlo come un interlocutore da giudicare alla prova dei fatti su lavoro (articolo 18) e rappresentanza sindacale.

I due, insomma, oltre che attrarsi hanno saputo da subito servirsi l'uno dell'altro: Landini per rinnovare il sindacato, Renzi per indebolirlo. Fino a dichiarare nei giorni scorsi che sulle riforme il governo non intende certo trattare con i sindacati ma solo in Parlamento.

Un atteggiamento di sfida che, unito alle botte in piazza ai lavoratori dell'Ast di Terni, ha mandato Landini su tutte le furie. Luna di miele finita? In realtà la storia tra i due resta ancora tutta da scrivere. A oggi il capo dei metalmeccanici giura di voler continuare a fare il sindacalista e di non volersi impegnare in politica.

Di guidare un'eventuale pattuglia di esuli della minoranza dem, Sel e reduci vari della sinistra dura e pura per farsi un partitino (cosa che magari farebbe comodo a Renzi) "non frega nulla". Ma di sfidare Matteo in casa sua forse, chissà, un giorno sì. Perché che si amino o si odino, serviranno ancora l'uno all'altro.






 
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