Referendum trivelle: perchè lo scontro è tutto politico

Napolitano e Renzi guidano il "partito dell'astensione", le Regioni si schierano contro il Governo come la minoranza Pd e le opposizioni

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Giorgio Napolitano, gennaio 2015 – Credits: EPA/CIRO FUSCO

Redazione

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È scontro aperto sul referendum sulle trivelle a cui gli italiani sono chiamati a votare domenica. E lo scontro, oltre che sul merito del quesito, si accende ancora sulla legittimità, o meno, dell'astensione. Una scelta, quella del non voto, che oggi Matteo Renzi torna a difendere nettamente, contando sulla sponda del presidente emerito Giorgio Napolitano.

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L'astensione è "un modo di esprimere la convinzione dell'inconsistenza e della pretestuosità" del referendum, spiega Napolitano in un'intervista a Repubblica. La scelta del non voto, al pari delle altre, "è costituzionalmente legittima", scandisce il capo del governo nella sua enews definendo "magistrale" la spiegazione fornita da Napolitano.

E le parole di Renzi riaccendono la battaglia anche nel Pd. "È inaccettabile che il premier faccia il capo del partito dell'astensione", attacca il leader di Sinistra riformista Roberto Speranza che voterà si'', cosi' come Gianni Cuperlo e molti esponenti della minoranza. Mentre, nel merito del quesito, Renzi non è meno morbido. "È un referendum-bufala. Non c'è una sola trivella in discussione, dicono che si voti sulle rinnovabili, in realtà si chiudono impianti che funzionano, facendo perdere 11mila posti di lavoro", sottolinea.

Domenica si chiederà agli italiani se vietare il rinnovo delle concessioni estrattive per i giacimenti entro le 12 miglia dalla costa italiana. La questione è tecnica solo sulla carta, anche perchè per le Regioni che hanno proposto il referendum si tratta di riscrivere la politica energetica del Paese. Per questo lo scontro è tutto politico: Regioni contro governo, sinistra Pd contro gli inviti al non voto e opposizioni che premono per il sì anche solo per infliggere un colpo a Renzi.

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