Politica

Referendum: non è bastato un bonus per comprarsi il voto dei giovani

Gli elettori tra i 18 e i 34 anni si sono espressi all'81% per il No. Gianluca Comandini, esperto di comunicazione online, illustra gli errori di Renzi

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Antonio De Vita

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I Millenials hanno votato: No. E quell'81 per cento dei giovani tra i 18 e i 34 anni (una platea di oltre 7 milioni) è stato decisivo. "Hanno sfiducia totale in un capo di Stato e in uno Stato con un capo", sintetizza Gianluca Comandini, 26 anni, alla guida della società di comunicazione online You&web e vicepresidente del colosso della comunicazione Hdrà. Ora Comandini prevede un partito dei Millenials. "Il trionfo del No era più che prevedibile e con i 3 milioni spesi per la campagna del Sì si sarebbe potuto fare di meglio", dice. "Ci hanno provato esperti di comunicazione come Jim Messina, bravi a casa loro ma evidentemente un po' meno da noi".

Perché No?
Perché i giovani hanno votato No? Hanno trovato qualcuno con cui prendersela per essere costretti ad abbandonare il Paese. Questa è la percezione di un qualsiasi under 30: lo dicono le loro bacheche, i post condivisi migliaia di volte. Gli over 55 non possono farlo: non hanno tempo né voglia di discutere per ore su Facebook. Eppure Renzi era partito con il piede giusto, vestito un po' alla Fonzie ad Amici da Maria De Filippi. La sua campagna elettorale 2012 usò le musiche di David Guetta, ma Renzi non ha capito che oggi Guetta non è più di moda. Servivano nuovi stimoli. Non puoi convincere i Millenials che tutto cambierà se in tre anni, che nel mondo digitale sono tre secoli, per loro non è cambiato nulla.

Decisivi anche altrove
Gli stessi Millennials sono stati fondamentali nella Brexit e nella vittoria di Trump. Renzi non l'aveva capito? Aveva capito che sarebbero stati l'incognita e provato a prenderli col "bonus cultura": i 500 euro da spendere in libri e concerti, disperato tentativo di riconquistare chi l'aveva fatto trionfare alle europee 2014. Ma il voto dei Millennials non si compra a suon di 500 euro: al limite, di 500 like. Ma quelli del Sì con la "Carta Millennials" hanno provato a convincerli che il referendum era fatto per loro.

Questi giovani sono nati nel mondo delle promesse e non vedono mai di buon occhio un manifesto così diretto e targettizzato. Avrebbero forse preferito ascoltare le stesse parole da un loro opinion leader e da qualche blogger. L'errore è stato personalizzare il referendum: si è trasformato in un "protestendum". E sulla protesta i Millennials sono sempre in prima linea, perché devono taggarla per primi. Così, però, i Millennials hanno ribaltato il governo più giovane della storia repubblicana. Un governo che si è dimenticato di interessarsi di questi stessi giovani che, pur disinteressandosi della politica, riescono a comandare il mondo del web.

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