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Referendum costituzionale: prende corpo il fronte del No

Guidato da Massimo D'Alema che fa opposizione interna al premier, raccoglie non pochi consensi. Ecco chi lo appoggia. E intanto negli altri partiti...

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Redazione

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Sul referendum costituazionale a cui gli italiani saranno chiamati a votare entro dicembre, il gioco si fa duro e ci si schiera in campo.

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I Dem per il sì...

Il presidente del Consiglio Matteo Renzi e il Ministro per le Riforme Maria Elena Boschi continuano a declamare le motivazioni per il "Sì". "Le prossime settimane saranno importanti e l'impegno dovrà aumentare", chiamava alle armi il ministro proprio durante il fine settimana appena passato: "Se vogliamo avere l'occasione di fare un passo in avanti, lo possiamo fare con questa riforma, che garantisce la stabilità. Poi può darsi che nel tempo alcune cose si possano rivedere". Sottoscrive, dal G20 in Cina, il premier Matteo Renzi: "La vittoria del sì vuol dire che l'Italia avrà stabilità" per pensare ad altre questioni importanti, ed "è importante che sulle riforme strutturali alcuni paesi, tra cui gli Stati Uniti, abbiano espresso apprezzamento, valorizzando il nostro lavoro".    

A sostegno del Sì arriva la lettera appello della "Sinistra per il sì", che il 2 ottobre farà la sua assemblea a Milano. Personalità della politica e della società civile, che dichiarano di "avere a cuore prima di tutto democrazia, lavoro, welfare, solidarietà, equità, partecipazione. Per una democrazia inclusiva e decidente".

Tra i primi a firmare Luigi Berlinguer, Cassano, Chiti, Damiano, De Micheli, Fassino, Finocchiaro, Gualtieri, Kustermann, Marini, Martina, Mauri, Orfini, Orlando, Pittella, Pizzetti, Ronchi, Staino, Tronti, Veca, Verducci, Zavoli ed il governatore del Lazio Nicola Zingaretti.

... e quelli per il No

Ma scendono in campo anche i dem per il No, con un capitano di peso: Massimo D'Alema che oggi al Cinema Farnese, teatro di storiche battaglie politiche, vedrà attorno a sé i comitati unitari di centrosinistra per il No, certi che il Pd "grazie al carattere liberale dello suo statuto" non ostacolerà i parlamentari democratici che non la vedono come Renzi

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E anzi accusano il premier di avere "snaturato il confronto referendario", volendo dar vita ad "una sorta di partito unico di governo, posizionato al centro, che si concepisce come alternativo alla destra e alla sinistra", alterando così "il profilo costitutivo del PD quale partito di centrosinistra".

Il fronte dem per il No spiega - in un documento firmato tra gli altri da Corsini, Dirindin, Manconi, Micheloni, Mucchetti, Ricchiutti, Tocci, Bossa, Capodicasa, Monaco - che in caso di bocciatura della riforma "la circostanza che anche elettori e militanti del PD possano avere contribuito al no non autorizzerebbe a stabilire l'improprio automatismo "no alla riforma-crisi di governo". Loro stessi, dunque, salverebbero Renzi dal cul de sac di un automatismo in cui, "sbagliando", si era cacciato.

Le altre forze politiche

Ma per il leghista Roberto Calderoli la battaglia ha un esito scritto e "ormai sono milioni i cittadini che, a prescindere dallo schieramento politico di appartenenza, si stanno mobilitando per difendere la sovranità popolare e far vincere il NO al pasticcio centralista e liberticida". Una tesi avvalorata dal sondaggista Nicola Piepoli, per il quale "la netta vittoria iniziale del sì è piuttosto appassita e oggi il no sembra essere in lieve prevalenza nei sondaggi": 51% al NO contro 49% al SI, con un ruolo degli elettori del centrodestra decisivo sull'esito finale.

Così, anche se a Cernobbio il 75% dei partecipanti si è detto favorevole al SI, il capogruppo di Forza Italia Renato Brunetta esulta: "Noi lo avevamo detto in tempi non sospetti. Ormai tutti i sondaggi fotografano questa situazione. I sì perde nettamente, il 'no' vince! Siamo sempre maggioranza del Paese, contro Renzi e la sua 'schiforma'".

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