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Referendum costituzionale: 5 motivi per votare NO

Il parere di cinque autorevoli personalità indipendenti motivate non per fare un dispetto a Renzi ma per fare un piacere al Paese. Cioè a tutti noi

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Carlo Puca

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Nulla sarà più come prima: dopo il D-day del 4 dicembre la politica italiana prenderà una nuova strada.

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Il referendum costituzionale, in caso di vittoria del Sì, spalancherebbe infatti a Matteo Renzi le porte del potere quasi assoluto. Il presidente del Consiglio diverrebbe automaticamente "l'uomo forte" d'Italia, e non sarebbe soltanto una questione elettorale. A quel punto il premier potrebbe pure contare sul telaio istituzionale cucitogli addosso dalle riforme firmate da Maria Elena Boschi: il rafforzamento delle funzioni del governo a danno di quelle del Parlamento; il Senato non elettivo e automaticamente formato, a stragrande maggioranza, da esponenti del Partito democratico; una legge elettorale, l'Italicum, che premia il partito più forte e non la coalizione.

Nel caso opposto, cioè con l'affermazione del No, si aprirebbe invece un'altra stagione politica, di forzato dialogo istituzionale per produrre (almeno) una legge elettorale che non scontenti nessuno. E già, perché l'accantonamento della riforma Boschi dimostrerebbe che gli italiani rifiutano l'uomo forte, almeno quando le leggi rischiano di renderlo pericoloso per la democrazia, a prescindere dallo stesso Renzi, che peraltro, pur ridimensionato, non sparirebbe dal panorama politico italiano, nonostante le sue promesse (poi ammorbidite) di ritirarsi a vita privata in caso di sconfitta.

Di certo, però, il premier diventerebbe più "normale", cioè attento a quanto gli chiedono alcuni renziani e molti a-renziani che voteranno No.

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Che cosa chiedono? È presto detto.

La bocciatura del testo Boschi tutelerebbe gli attuali pesi e contrappesi costituzionali e inviterebbe di fatto le forze politiche a scrivere insieme le riforme di incidenza istituzionale, a garanzia dei diritti di tutti. Ed ecco perché anche alcuni renziani e molti a-renziani sono contro la riforma: per cercare di riportare il presidente del Consiglio sulla retta via del sacrosanto dialogo istituzionale. La legge boschiana è stata infatti approvata a colpi di maggioranza, l'Italicum addirittura con il voto di fiducia. E questo spiega anche l'eterogeneità del fronte del No.

Gli elettori di Silvio Berlusconi, Beppe Grillo, Matteo Salvini, Giorgia Meloni (e altri ancora) si sono sentiti sopraffatti, se non umiliati, dal metodo utilizzato. Ora sono indiavolati, talvolta senza nemmeno entrare nel merito della legge costituzionale. Che pure presenta gravi e ulteriori criticità. Va bene il mito della rottamazione, del cambio di passo, della velocità. A patto però di fare le cose per bene. E invece la riforma risulta assai pasticciata, forse perché tendente ai compromessi al ribasso su questioni fondamentali per la buona salute della nostra Penisola; dal futuro del Servizio sanitario nazionale ai costi della politica, passando per i privilegi delle Regioni a statuto speciale. Ecco, su tali e altri temi, cinque autorevoli personalità indipendenti che spiegano perché il No è per loro scelta imprescindibile. E non per dispetto a Renzi ma per fare un piacere al Paese. Cioè a tutti noi.

1) ARROGANZA E FORZATURE: È LA RIFORMA AD PERSONAM di Gianfranco Pasquino (professore emerito dio Scienza politica all'Università di Bologna)
2) PRIVILEGI SPECIALI di Giovanni Maria Flick (presidente emerito della Corte Costituzionale)
3) SULLA SANITA' ALTRO CHE UGUAGLIANZA di Luca Antonini (professore ordinario dell'Università di Padova)
4) IL CAOS DI UN SENATO PART-TIME di Giulia Bongiorno (patrocinante in Cassazione)
5) IL BLUFF DEI RISPARMI di Anna Falcone (avvocato cassazionista)

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