Primarie Pd a Milano: i problemi aperti

Il nodo principale riguarda il ruolo di Giuliano Pisapia: garante super partes (anche dell'alleanza con Sel) o tifoso di parte?

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L'ex sindaco di Milano Giuliano Pisapia – Credits: ANSA/ANGELO CARCONI

Claudia Daconto

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Le primarie milanesi si avvicinano. In occasione dell'incontro di ieri al Nazareno con Giuliano Pisapia e la sua vice Francesca Balzani, Matteo Renzi, ha concesso che si svolgano anche prima del 20 marzo quindi, presumibilmente, il 7 febbraio come era previsto. Ha chiesto però un impegno ufficiale da parte di chi perde a sostenere il vincitore.

Renzi non vuole che si ripeta il copione ligure che vide Sergio Cofferati, battuto alle primarie per le regionali da Raffaella Paita, andare via sbattendo la porta e trascinarsi dietro un pezzo di partito. Quello che poi votò per il civatiano Luca Pastorino finendo per servire su un piatto d'argento la vittoria al centrodestra rappresentato da Giovanni Toti.

Ma che garanzie può dare in merito Giuliano Pisapia se invece di assumere il ruolo di supervisore imparziale delle primarie, dovesse decidere di sostenere ufficialmente la corsa di uno/a dei giocatori in campo? E soprattutto, che garanzie può dare il primo cittadino che Sel manterrà l'impegno a sostenere il vincitore, chiunque egli sia, se già oggi i vendoliani minacciano di non partecipare nemmeno alle primarie se il Pd dovesse schierare anche Giuseppe Sala?

L'incognita sfidanti

Il nodo della questione sembra essere proprio questo. Ecco perché, a una settimana dall'inizio della raccolta delle firme necessarie a presentarsi alle consultazioni e a due mesi dall'apertura dei gazebo, resta ancora l'incognita su chi saranno gli sfidanti. In realtà il nome di Giuseppe Sala, patron di Expo, è dato per certo. Renzi non lo ha ancora direttamente investito, ma ieri avrebbe parlato di lui come di una “figura importante della città” e quindi come un possibile candidato.

Restano invece molte incognite sulla stessa Francesca Balzani e sull'assessore al Welfare Pierfrancesco Majorino. Emanuele Fiano, parlamentare e responsabile nazionale dei dem alle Riforme, ha infatti già fatto sapere che con Sala candidato lui si farebbe da parte.

Il clima nel centrosinistra milanese è dunque particolarmente teso. Qualcuno ritiene che piuttosto che andare al Nazareno, ieri il sindaco avrebbe dovuto fare un salto nella sede di Sel dal momento che la minaccia di rottura dell'alleanza con il Pd, ventilata da Fratoianni (anche se non molto condivisa a livello locale), rischia di far perdere Milano al centrosinistra.

Per la verità le fibrillazioni non sono più mancate dal momento in cui, nel marzo scorso, proprio Pisapia annunciò che non si sarebbe ricandidato per un secondo mandato. Una decisione presa, secondo il Pd locale che lo ha scongiurato più volte di ripensarci, con eccessivo anticipo e che ha avuto come primo effetto quello di innescare, con altrettanto eccessivo anticipo, una competizione accesissima per la successione che certo non ha contribuito a rasserenare gli animi.

La carta Balzani

Tanto che in piena estate si è arrivati anche a una crisi interna allo stesso governo Pisapia con le dimissioni del vice sindaco Ada De Cesaris, stimatissima esponente della sua giunta, sostituita proprio dall'assessore al Bilancio Francesca Balzani. Amministratrice considerata dal Pd milanese altrettanto capace e competente al punto da sondarla, proprio in quelle settimane, come possibile candidata alla carica di sindaco. E tuttavia, secondo alcuni dem, troppo poco organica alla città e allo stesso Pd.

Genovese di nascita, già assessore al Bilancio nella giunta di Marta Vincenzi, in procinto di candidarsi lei stessa sindaco del capoluogo ligure e a presidente della Regione, Francesca Balzani è anche molto vicina proprio a Sergio Cofferati. Motivo in più per farsi venire qualche sospetto.

Soprattutto dal momento che, almeno fino a qualche mese fa, l'intenzione di Pisapia era quella di assumere il ruolo di arbitro super partes delle primarie e di garantire la tenuta dell'alleanza che aveva portato alla sua vittoria nel 2011.

D'altra parte non sembra essere nemmeno così scontato che il cosiddetto ambiente arancione decida di convergere su di lei. Non tutto almeno. Soprattutto se in campo dovesse rimanere, come ha tutta l'intenzione di fare, anche Majorino. Ma anche perché c'è una parte di quel mondo che non vede di cattivo occhio lo stesso Sala.

Una figura trasversale apprezzata dallo stesso Pisapia, che lo confermò come delegato del Comune di Milano per Expo e che a settembre aveva dato il via libera alla sua candidatura, seppur informalmente e tra mille preoccupazioni per il fronte che temeva si sarebbe aperto proprio con Sel, ma soprattutto, a quanto pare, da molti milanesi. Cittadini di ogni schieramento politico - compresa una parte di elettori grillini - che gli riconoscono un profilo da “uomo del fare”. Tradizionalmente tra i preferiti sotto la Madonnina.

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