Michele Emiliano: "Se divento segretario Pd, cambierà la storia d'Italia"

Renzi? "Viene condizionato dalle lobby". Berlusconi? "Ho rispetto per lui". L'intervista al candidato alternativo alla guida del Pd

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Michele Emiliano - 23 febbraio 2017 – Credits: ANSA/MAURIZIO BRAMBATTI

Andrea Marcenaro

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Speriamo di fare un'intervista che le vada a genio, presidente Emiliano.
In che senso?
Vedi mai un domani rinunciasse alla politica e tornando magistrato, magari mi spicca un mandato di cattura.
Le piace scherzare, eh?
Mica troppo.
Mi auguro che il Parlamento prima o poi approvi una legge che non c'è.
Quale legge?

Il magistrato già impegnato in politica non deve più poter esercitare funzioni giurisdizionali. Mantenendo, però, il diritto a una funzione di analogo livello nella pubblica amministrazione. Se quando fa politica si dimettesse, faremmo prima. Rinunciando al lavoro, con l'obbligo di diventare un politico di professione? Mai. Voglio ricordarle che la Costituzione tutela il posto di lavoro di chi si candida in politica. E non esiste ragione al mondo che possa obbligare qualcuno a dimettersi. Infatti non succede con i medici, con i giornalisti, con gli avvocati, con nessuno.

Un magistrato dispone della libertà delle persone.
Un avvocato eletto potrebbe legiferare a favore del proprio cliente, se è per questo. I rischi di interferenze sono infiniti.

Resta il fatto che la sua legge non c'è; che lei, come il dottor Ingroia se lo avesse voluto, potrebbe tornare nella giurisdizione e che io, scherzando ma mica troppo, in teoria potrei sempre temere quel mandatino di cattura. Paradossalmente, siamo tutti e due nelle mani del Consiglio superiore della magistratura. Il quale, soltanto 13 anni dopo il suo esordio in politica, pare che stia degnandosi di affrontare il caso.
Il prossimo 23 aprile.

E non vuole dimettersi prima, senza correre il rischio di subire una censura, per delicata che possa essere, alla vigilia del voto sulle primarie?
Nemmeno per idea. Sono sicuro di poter convincere il Consiglio superiore delle mie buone ragioni. È un organo da sempre equilibrato, non subirà pressioni esterne e applicherà la legge.

Come no.
Ne dubita?
Io?
Lei. Non mi permetto.

Certo che i fari tanto accesi sopra l'uomo che si è candidato a sconfiggere Matteo Renzi rischiano di far deragliare il confronto.
Saranno molti i tentativi di confondere l'opinione pubblica. Lo sanno tutti che se diventassi segretario del Pd cambierebbe la storia d'Italia.

Emiliano segretario. Dica la verità, l'ultimo a crederci è lei.
No e no. Se andranno a votare due milioni di persone, invece del solito milione e due dei sondaggi, avrei fortissime possibilità. Con tre milioni, la vittoria in tasca.

Con quaranta milioni, vinco io.
Provi.

Non me la sentirei, però, di appellarmi al voto dei grillini come ha fatto lei da Bruno Vespa a Porta a Porta.
Non dei grillini, di tutti gli italiani. Se pensano di poter votare Partito democratico solo a condizione che sia io il segretario, allora dico loro: venite a votare in massa alle primarie del Pd.

Venite tutti.
Tutti.

Di sinistra e di destra.
Mica hanno il timbro sulla fronte. Lei crede, per esempio, che con me segretario la stagione sciagurata dei mille giorni di governo Renzi verrebbe ribaltata? Sì? Allora mi voti alle primarie.

Io?
Lei.

Resterei preda del dubbio.
Sono in grado di ricucire la società italiana attorno a un progetto economico. Tutela dei più deboli, armonia tra sviluppo industriale e rispetto ecologico, maggior peso dell'Italia in Europa, ma non grazie alle lobby industrial-finanziarie come con Renzi, piuttosto per il grande consenso popolare. Sono in grado di ricucire il nord e il sud dello Stivale.

Quest'ultima è molto interessante.
Come? Applicando la Costituzione in modo non formale.

Capisco.
Dandole sostanza. E concretezza. Un'idea nuova.

Conferma che Renzi è un servo delle lobby?
Quello è un titolo di Libero. Io ho detto che è condizionato da alcune lobby.

Ne dice una?
I petrolieri. Ha approvato una serie di norme che facevano saltare la moratoria sulle trivellazioni entro le dodici miglia.

Non entro, oltre le 12 miglia.
Certo, dopo che noi abbiamo chiesto il referendum. Se no era entro. 5 regioni, di cui 4 governate dal Pd, hanno chiesto un referendum contro le scelte del governo del Pd. Era la prima volta nella storia della Repubblica. E il presidente del Consiglio ha invitato all'astensione.

L'astensione da un referendum è un'arma politica ampiamente prevista dalla Costituzione stessa.
Se la esercitano i partiti. Non la è, per legge, se a maneggiarla è la figura istituzionale del capo del Governo.

Non mi risulta.
Politicamente è scandaloso.

Se è per quello, politicamente, lei che è del Pd scelse quell'occasione per legarsi a doppio filo con Grillo.
Non con Grillo, con l'elettorato grillino.

Se non è zuppa è pan bagnato.
L'elettorato grillino mi sta a cuore. Sono persone per bene, intelligenti, hanno un'idea sana della pubblica amministrazione e precisa sulla cittadinanza attiva. Non lasciano ai politici tutta la partita, ho visto in loro una magnifica capacità di organizzazione del consenso.

Ammazza che sviolinata.
Pd e Movimento 5 Stelle devono trovare il modo di collaborare e di governare insieme. I 5 Stelle, capendo finalmente che devono diventare forza di governo. E il Pd, smettendola di essere così sensibile alle lobby. Parlo anche del Pd di D'Alema e di Bersani, che quanto a subalternità alle lobby erano dei tali numeri uno da avermi fatto avvicinare a Renzi.

Non si fa mancare niente, presidente. Pare che giochi sotto il tavolo anche con Silvio Berlusconi. Sono educato, ho un animo sensibile e non ho mai giudicato le persone.

L'ultima me la deve ripetere.
Mai giudicato le persone. Fatti giudiziari, sì, politici pure, ma le persone le rispetto.

Non era questa la sensazione. Può dirci cosa vi siete detti con Berlusconi?
Ci siamo visti l'ultima volta al Quirinale...

Veramente, in una cena privata.
... al Quirinale, e sono stato contento di vederlo in ottima forma.

Lo accolse a Bari nel 2013 con lo striscione: "Bentornato caro Silvio".
Per sottolineare che si trovava a casa mia.

Lo riaccolse nel 2015, dopo l'assoluzione per l'avviso di garanzia a Napoli, dicendo che la magistratura gli doveva delle scuse. Giusto, intendiamoci, ma alquanto strano. Se fai cadere un governo e arriva l'assoluzione piena, forse qualche scusa la devi.


La sua rincorsa all'elettorato di destra perché voti per lei alle primarie di un partito di sinistra è commovente.
Le ho già risposto prima.

Aggiungendo, en passant, che Renzi è servo perfino della lobby dei golfisti della Ryder Cup che si dovrebbe giocare in Italia.
Vicenda gestita malissimo da Renzi. Dopo, ho incontrato gli organizzatori, mi hanno spiegato che l'occasione era formidabile per il turismo, e sono meglio informato. Potrei cambiare giudizio.

Tanto lo sputtanamento del suo avversario per la segreteria è già avvenuto.
Dovrebbe imparare, Renzi, che le cose di nascosto non vanno bene. Bisognava fare come la Raggi per lo stadio della Roma. Informare, ascoltare, sentire i cittadini e poi, ma solo poi, decidere. Non si nasconde un emendamento nella Finanziaria, questo è inaccettabile.

E dagliela col grillismo formidabile: anche il governo come estensione permanente del referendum. Casaleggio jr. le darebbe l'Oscar.
Senta, io mi sono candidato perché dopo il referendum costituzionale il Pd stava andando a catafascio e la sua credibilità presso gli italiani si avvicinava allo zero. Se Renzi avesse vinto, le dico sinceramente che non mi sarei candidato.

È un sospetto che avevamo in molti.
E senza gente come me che può renderlo di nuovo attraente elettoralmente, il Pd è destinato alla deriva.

Scissione sì, no, congresso sì, congresso no, me ne vado, resto, non mi candiderò mai, fermi tutti, invece mi candido. Diciamo che il suo non è sembrato un percorso lineare.
Andarmene, avrebbe significato lasciare il partito in mano a Renzi e rinunciare alle nostre idee politiche. D'Alema e Bersani volevano che uscissi per formare l'ennesimo partitino a sinistra, destinato all'ininfluenza. Dopo 48 ore ore di riflessione ho deciso di combattere.

Perché ha conservato fin qui il messaggio telefonico del ministro Lotti riguardo al caso Consip, a Renzi padre e all'imprenditore Carlo Russo? Avrebbe potuto renderlo noto prima, no?
Perché? Perché il suo collega Marco Lillo, del Fatto quotidiano ...

Collega solo di tesserino...
...
mi avvicinò sulle scale di via Barberini 36, la delegazione della Regione Puglia a Roma, comunicandomi che negli atti compariva questo sms. E che io sarei stato a casa di un signore coinvolto nelle indagini. Per cui gli ho risposto: mai andato a casa di questo signore, che avevo incontrato sì e no un paio di volte nella vita, essendosi detto disponibile ad aiutare la mia campagna elettorale, dopo di che, mai più visto né sentito. Così come ho detto come, insieme a questa persona, avesse tentato di prendere appuntamento con me anche il padre di Matteo Renzi. Ma, anche in questo caso, non ci eravamo incontrati. Sono fatti privi di qualsiasi rilevanza investigativa.

Lei ha detto: "Forse qualcuno vuole farmi fuori dalla contesa politica utilizzando questi mezzi".
È singolare che mi si sia voluto coinvolgere in fatti dove io sono, al massimo, un testimone. E credo irrilevante.

È escluso che lei voglia far fuori qualcun altro dalla contesa politica utilizzando questi mezzi?
Non vedo come possano entrare in una vicenda congressuale ed escludo che possano entrarci in futuro. Non affronterò mai questo argomento nella campagna congressuale. Se qualcun altro vorrà farlo, parlerò d'altro.

Un giudizio sull'altro competitore alle primarie, il ministro Andrea Orlando.
Bravo ragazzo.


Lo liquida in un modo così sprezzante?
Ha partecipato a un governo che non ha fatto sfracelli. Se se n'è reso conto e vuole dare battaglia contro il capo di quel governo, non può che farmi piacere.

Lei metterebbe il governo nelle mani della magistratura.
Sciocchezze. Un capo del governo che proviene dalla magistratura dev'essere sufficientemente equilibrato da saper contrastare, se necessario, anche gli interessi della categoria a cui appartiene.

Belle parole.
Poi preciso: senza i magistrati, niente lotta al terrorismo, niente lotta alla grande corruzione, niente lotta alla mafia.

Ora la riconosco.
Hanno svolto una funzione storica straordinaria. Tutta positiva.

Ora la vedo in piena forma.
Se poi si obbliga il magistrato a occuparsi di fenomeni, invece che di processi, qualche eccesso può capitare. L'equilibratissimo Piercamillo Davigo è stato il primo a denunciarlo.

L'equilibratissimo Davigo.
Il quale è contrario ai magistrati che fanno politica. Non sanno neanche farla, ha detto, salvo rare eccezioni. Spero che mi consideri tra queste.

Uno come lei, poi, conosce bene tanto la politica quanto la magistratura.
Ironie a parte, uno come me potrebbe armonizzare i poteri legislativo, esecutivo e giudiziario meglio di tanti altri.


Se vince lei, Vittorio Feltri ha promesso che si ritirerà in un convento di frati minori.
Forza allora, due piccioni con una fava.

Massimo D'Alema?
Assoluto rispetto, con l'avvertenza di fare sempre, rigorosamente, il contrario di quello che dice.

È stato un grande sponsor del suo ingresso in politica.
Ha mosso sempre guerra contro le mie candidature. Iniziando con l'appoggio a Cuperlo quando divenni sindaco di Bari.

Poi l'accettò.
Dopo il responso popolare.

Più ambiguo lui o più ambiguo lei?
Io non sono ambiguo. Dubito, delle volte, anzi spesso, poi decido e sono chiaro.

Questa vicenda congressuale racconterebbe altro.
Ho dubitato se uscire e fondare un altro partito. Dopo 48 ore ho sciolto il dubbio e sono qui per chiudere il renzismo.

Avrà bisogno di buona stampa.
Considero il lavoro del giornalista, per la sua sacralità, molto simile a quello del magistrato.
E purtroppo, di questi tempi, tutti i torti non ha. Senza i giochetti nostri, la magistratura non sarebbe dov'è. Mi avvalgo della facoltà di non rispondere. Dia il buon esempio. Si dimetta da magistrato prima del Csm di fine aprile.
No.


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