Politica

Primarie Pd 2017, com'è andato il confronto tv

Matteo Renzi, Andrea Orlando e Michele Emiliano hanno dibattuto su legge elettorale, euro, migranti, legittima difesa, biotestamento. Ecco le loro posizioni

Primarie Pd, confronto tv

Simona Santoni

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In vista delle primarie del Partito democratico per eleggere il nuovo segretario, in programma domenica 30 aprile, la sera del 26 aprile su Sky è andato in onda il primo e unico dibattito tv tra i tre candidati in corsa: il leader uscente Matteo Renzi, il ministro della Giustizia Andrea Orlando e il governatore pugliese Michele Emiliano. Ecco com'è andata. 


Come si è svolto il confronto tv
I tre candidati alla segreteria del Pd si sono sfidati a Milano negli studi di Sky, dove ad attenderli c'erano sessanta giovani sostenitori, venti per parte. Nessuna battuta fuori scaletta. I giornalisti hanno potuto seguire il confronto in diretta, condotto da Fabio Vitale, da una sala dalla parte opposta dello studio 2.

Nessun leggio come in passato, tranne quello del conduttore. Per venire incontro a Emiliano, che si è infortunato al piede destro e ha raggiunto la sua postazione in carrozzella, i tre contendenti sono stati fatti sedere dietro un ampio tavolo bianco. Per sorteggio, da sinistra rispetto ai telespettatori si è seduto Renzi, nel mezzo Emiliano e Orlando a destra. Lo stesso ordine con cui i tre hanno risposto alla prima domanda del confronto televisivo.

Ecco il confronto tv su YouTube, in versione integrale:

Renzi si è dimesso da premier nel dicembre 2016 dopo il fallimento del referendum sulla riforma costituzionale, uno dei pilastri del suo governo; nel febbraio 2017 invece le dimissioni da segretario generale Pd per facilitare lo svolgimento di un congresso e delle primarie. Sicuro di sé, a tutt'oggi è il più accreditato alla vittoria finale. Dagli studi di Sky fa il suo appello all'unità in seno al Partito Democratico.
Emiliano si presenta invece come il candidato in grado di guidare un partito con un progetto politico completamente opposto a quello di Renzi. Orlando dal canto suo si rivolge agli elettori del Pd che possono essersi sentiti "infelici, trascurati o non rappresentati".
Se Renzi ripete che il giorno dopo il voto, se perderà, si impegnerà a sostenere il vincitore, Emiliano ribatte: "Assolutamente no", e promette battaglia.

 

Ecco cosa hanno detto i tre candidati, punto per punto.

Affluenza
L'affluenza di queste primarie che si trascinano stancamente è una delle preoccupazioni dei leader del Pd. "L'affluenza è una grande incognita", ha detto Renzi, "siamo gli unici a farle e tutto quello che ha davanti un milione va bene". Nel 2007 l'entusiasmo dell'inizio aveva portato ben 3 milioni e mezzo di votanti, diventati 3 milioni e 100 mila due anni dopo, e 2 milioni e 800 mila nel 2013 con Renzi e con la gioia per il nuovo capo. Cifre ben lontane dalle aspettative di questi giorni, con il popolo del Pd disorientato e diviso.

Ha una voce comune l'appello dei tre ad andare a votare ai gazebo di domenica 30 aprile: "Non abbiate paura del Pd, non abbiate paura nemmeno di Matteo Renzi", scherza Orlando. 

Crisi Alitalia
Sulla crisi dell'Alitalia, sull'orlo del baratro, Emiliano auspica un salvataggio dall'alto: "Nessuno ha sorvegliato quanto accadeva in Italia, siamo stati presi in contropiede dal disastro Alitalia e ora qualcuno pretende fare far fallire la compagnia con un danno di immagine: va evitato a ogni costo, se si son trovati i soldi per salvare le banche, si trovino anche per salvare Alitalia", ha detto l'ex sindaco di Bari.

L'ex premier non parla di soldi pubblici: "No a soldi pubblici per Alitalia ma sì a una proposta al Governo che il Pd dovrà fare nei primi 15 giorni della nuova segretaria. È assurdo che un Paese come il nostro butti via un'occasione". 
Orlando chiede alla politica di fare di tutto per evitare la liquidazione: "Dagli e dagli a disintermediare poi è difficile gestire questo passaggio. Non bisogna lasciare soli i lavoratori, no alla liquidazione. La politica faccia tutto il possibile, dietro ogni posto di lavoro c'è una famiglia e la dignità".

Larghe intese
"Escludi alleanze con Forza Italia nella malaugurata ipotesi che non si cambi la legge elettorale?": è la domanda scottante posta da Orlando a Matteo Renzi. La replica: "Non posso escludere le larghe intese se c'è il proporzionale", aggiungendo comunque che "lavorerò per evitarlo".
Secondo Emiliano "bisogna fare una nuova legge elettorale, se non ci si riesce va fatto un governo di solidarietà nazionale, di emergenza. Certo eviterei con assoluta sicurezza le larghe intese". 

Anche per il Guardasigilli la legge elettorale è una priorità assoluta: "Si può andare al voto un minuto dopo la legge elettorale ma non si può rimandare il paese a votare con questa legge, senza far scegliere quale governo vogliono, quali parlamentari vogliono, con due scenari: l'ingovernabilità o le larghe intese che non so tra chi sarebbero. Secondo me farebbero entrambe malissimo al paese e al Pd". 

Patrimoniale
Un no e due sì. Si conclude con una vittoria di misura la possibilità di introdurre una tassa patrimoniale nel futuro nella sfida tra i tre candidati alle primarie Pd. Solo Renzi ha decisamente bocciato l'idea: "Una patrimoniale in questo momento non è una soluzione".  

"Favorevole", invece, Emiliano spiegando che bisognerebbe metterci mano "se non riusciamo a fare scendere la spesa pubblica. Se riusciamo a selezionare i tagli, non in modo lineare, e decidere cosa tagliare, bene. Sennò' bisogna chiedere a chi ha di più". Dello stesso avviso Orlando che vede il bacino in cui "pescare" tra quell'1% di popolazione che detiene il 25% della ricchezza del Paese.

Bonus 80 euro
Il primo vero scontro tra i candidati alla segreteria Pd si è giocato sul bonus per gli 80 euro. Michele Emiliano ha attaccato, parlando di "una politica tutta basata sui bonus rivelatasi fallimentare", definendo i bonus "una fissazione di Matteo che è sempre lui testardissimo nella riproposizione dei suoi errori". Non si è fatta attendere la risposta di Renzi: "Mi spiace replicare, non capisco che c'entri quanto io sia cambiato, parlare di mancanza di diritti sugli 80 euro vuol dire non conoscere la busta paga di un metalmeccanico".

Andrea Orlando ha definito gli 80 euro "una scelta giusta, forse isolata", criticando invece che il bonus cultura sia stato dato a tutti anche ai figli dei ricchi.

Legittima difesa
Botta e risposta tra Orlando e Renzi sulla legittima difesa. "Si può discutere se la legge attuale funzioni o meno, la stragrande maggioranza dei casi sulla legittima difesa ha condotto all'archiviazione o all'assoluzione, forse andrebbe letta meglio la legge", afferma il ministro della Giustizia. E l'ex premier ribatte: "Sulla legittima difesa dobbiamo fare di più. Spiace dirlo ma è così, punto. La parola sicurezza è di sinistra. Un primo passo è stato fatto ma fare di più non è cedere a una cultura securitaria bensì rispondere a un'esigenza dei cittadini. Va fatta una legge molto più seria di adesso".    

Ribatte Orlando: "I Paesi dove ci sono più armi in giro non sono più' sicuri, come dimostrano gli Stati Uniti. Un conto è consentire la difesa, un conto lanciare un messaggio sbagliato che il cittadino possa difendersi da solo. Vanno tolte le armi, non date in più agli altri". 

Migranti
Sul tema migranti Orlando e Renzi sono d'accordo nel rivendicare il lavoro d'accoglienza fatta in questi anni dall'Italia, mentre Emiliano ha avuto toni polemici: "Interi settori economici sopravvivono grazie ai migranti, serve una politica che gestisca i flussi, non tutti devono arrivare insieme ma serve un meccanismo legale di entrate, bisogna accogliere chi vuole lavorare. Negli ultimi anni c'è stato un sistema che ha favorito distorsioni e spreco di denaro pubblico".

Per Orlando, "la gestione dei flussi va fatta ma con i limiti della capacità di inclusione". L'ex premier ha aggiunto che "qualcosa non funziona ancora e Minniti sta lavorando con tenacia su tre temi: non va bene questa Ue, servono regole sicure per tutti e inclusione partendo dal rispetto della Costituzione: una bambina costretta in casa con il velo va liberata".
Sulla polemica grillina - fomentata da Luigi Di Mai - sul ruolo oscuro delle Ong negli sbarchi in Italia, dure le parole del ministro della Giustizia: "Se fossi il vicepresidente della Camera che ha strumentalizzato vicende che riguardano alcune Ong per dire che tutte le Ong sono coinvolte nel malaffare, mi vergognerei".

Biotestamento
Sui temi etici, i tre sfidandi sono tutti felici per la nascita di una nuova legge sul biotestamento. Michele Emiliano e Andrea Orlando auspicano di "poter disporre da lucido su che cosa fare" della propria vita, Matteo Renzi, pur dicendosi cattolico, dice di far politica da laico. 

Euro
Uscire dall'Euro? Non esiste, per i candidati alla segreteria Pd. "Sono assolutamente contrario", dice Emiliano, "vorrei che l'Ue fosse il cuore dell'uguaglianza e della sicurezza garantita da sistemi informativi e non solo da chiacchiere demagogiche alimentate da chi vuole la paura".  
"Sarebbe una follia e un tabù contemporaneamente perché l'Italia fuori dall'Euro è niente: la nostra prospettiva è l'Europa", concorda Orlando. Voce unanime anche per Renzi: "È una follia parlare dell'Italia fuori dall'Euro". 

I poster in camera
Spazio anche a un po' di leggerezza. Che poster avevano i tre candidati in camera a 15 anni? Emiliano quello di Gigi Riva, anche se oggi metterebbe quello di Jury Chechi: "Si è rotto il tendine come me, ha saltato le olimpiadi lui, io ho saltato solo la campagna elettorale":

Ecco gli idoli di Orlando: "Io avevo Berlinguer e anche una foto di Allende. Oggi aggiungerei Mandela". Calcio, musica e politica per Renzi, che ha detto: "Dipende se erano 15 o 16 anni, perché proprio allora Baggio veniva venduto dalla Fiorentina. Poi avevo i Duran Duran e Bob Kennedy. Oggi direi Barack Obama".

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