Politica

Il post voto in Umbria secondo Mattarella

Il Quirinale non appoggerebbe un rimpasto o un nuovo Governo. Dopo il Conte bis c'è solo il voto (anche a marzo)

Sergio Mattarella Presidente della Repubblica

Andrea Soglio

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Il risultato delle elezioni regionali in Umbria sta pesando sulle segreterie dei vari partiti, quelli che hanno vinto e soprattutto quelli che hanno perso. Polemiche che hanno investito anche le fondamenta (fragili dalla nascita) del Governo Conte bis. Ma non solo.

Perché la vittoria schiacciante del centrodestra si è fatta sentire anche al Quirinale, più volte chiamato in causa negli ultimi giorni. Sono in molti infatti a “tifare” per un nuovo esecutivo con una guida diversa, "alla mario Draghi", una figura capace di riportare un po’ più di serenità e stabilità a Palazzo Chigi al posto di Conte, osteggiato da Renzi e Di Maio.

Inutile dire che il vento di tempesta post elettorale ha rafforzato ancor di più questo desiderio di “rimpasto”. Ma la risposta che sarebbe arrivata da Mattarella (indirettamente come da prassi) è stata secca: “Dopo questo Governo ci sono solo le elezioni”.

Niente Draghi, niente, rimpasto, niente nuovo esecutivo. L’alternativa al Conte Bis è il voto anticipato. Un voto che, tra le altre cose, dopo il voto in Emilia (fine gennaio) sarebbe possibile anche tecnicamente parlando due mesi dopo (a marzo, per intenderci), malgrado il recente taglio dei parlamentari. L’iter burocratico infatti non è ancora del tutto avviato ad esempio, non sembrano esserci parlamentari disponibili a firmare la richiesta di referendum confermativo… Quindi basterebbe ridisegnare i collegi ed il gioco sarebbe fatto.

C’è poi la motivazione politica. Quando ad agosto il Colle diede il via libera al nuovo Governo spiegò chiaramente che si trattava di esecutivo di ampio respiro e programma; non una pezza per fare la manovra e poi andare al voto anticipato. Un rimpasto sarebbe andare contro questa promessa, cosa inammissibile per il Presidente della Repubblica.

Chi quindi sperava in queste ore in un appiglio a cui attaccarsi non ha trovato sponde al Quirinale.

Tocca a Pd 5 Stelle e Renzi risolvere la questione, trovare un intesa oppure decidere fino a che punto vale la pena stare in questa maggioranza. Che ormai rischia di essere diventata un investimento, un pacchetto azionario che sta perdendo, sempre di più, ma che prima o poi va venduto. Altrimenti si perde tutto (a partire dall’Emilia).

Ps. mentre scriviamo in Transatlantico si racconta di incontri e trattative segrete con diversi parlamentari grillini (una decina) pronti a passare alla Lega o altrove. Siamo all'"abbandonare la nave..."

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