Movimento 5 stelle: il caos da Roma a Bruxelles

Casaleggio starebbe azzerando lo staff comunicazione in forza a Bruxelles e a Roma le cose non vanno meglio: si litiga su soldi, stipendi e incarichi

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Gianroberto Casaleggio cofondatore con Beppe Grillo del Movimento 5 Stelle – Credits: ANSA / MATTEO BAZZI

Sara Dellabella

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Caos Cinque Stelle a Roma come a Bruxelles. Le comunicazioni ufficiali al Parlamento Europeo non sono ancora arrivate, ma a far discutere fin da ieri pomeriggio è il licenziamento imminente in tronco di tutto lo staff giornalistico in forze a Bruxelles. Alcuni dei ragazzi dello staff assunti lo scorso luglio confermano che è questione solo di ore. Così mentre il cellulare di Claudio Messora, capo comunicazione prima al Senato e poi al Parlamento europeo risulta staccato, il capogruppo Ignazio Corrao risponde con un sms: "no comment assoluto, pensiamo a lavorare e zero polemiche e comunque adesso stiamo votando i commissari europei".

Intanto però i 17 europarlamentari hanno rinunciato al gruppo condiviso di comunicazione, formato attualmente da 15 giornalisti che sperano di essere riassunti direttamente dai singoli europarlamentari. Perchè secondo il regolamento di Bruxelles ogni parlamentare ha un rimborso di 21 mila euro al mese per le spese di segreteria e diritto a sei assistenti, di cui alcuni distaccati nel paese di origine. Quindi i margini per un rientro ci sarebbero. Proprio tra Messora e Corrao sembra esserci stato una discussione sui fondi del gruppo e sull'obolo mensile di mille euro che ogni euro eletto deve versare ogni mese. Discussione che sembra aver fatto infuriare Roberto Casaleggio.

È sempre a causa dei soldi che la discussione si sposta a Roma, dove a far discutere è il compenso di 8 mila euro lordi di Roberto Casalino che mesi fa ha preso al Senato proprio il posto di Claudio Messora spedito a Bruxelles dopo una serie di errori. A protestare sono i senatori, che in virtù del regolamento del Movimento hanno rinunciato a parte dell'indennità e non giustificano simile disparità di trattamento. Insomma, gli eletti sembrano mal digerire questi “capi” calati dall'alto, in ruoli delicati come quello della comunicazione, chiedendo una maggiore trasparenza nelle nomine.

La tensione all'interno del movimento è alle stelle, altro che festa!

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