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Morte Casaleggio: cosa può accadere ora nel M5S

La scomparsa del cofondatore rimette in gioco Grillo. Più competizione tra i volti noti, risse tra correnti. E gli espulsi vorranno rientrare

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Gianroberto Casaleggio presso l'auditorio Gaber, all'interno della sede del consiglio della regione Lombardia, in occasione di un incontro pubblico fra il Movimento 5 Stelle e il sindacato di polizia, Milano, 12 dicembre 2014. – Credits: ANSA / MATTEO BAZZI

Non stava bene da tempo, Gianroberto Casaleggio.
Eppure la morte del cofondatore del Movimento 5 Stelle, giunta a soli 61 anni dopo una lunga malattia, pone dubbi e interrogativi sul futuro immediato di un soggetto politico che già negli ultimi mesi aveva cominciato inesorabilmente a cambiare pelle, ad affrancarsi dalla guida totemica del più illustre Beppe Grillo ma non certo da quella della sua eminenza grigia, un pò guru un po' stregone, il misterioso burattinaio che dai suoi studi milanesi ne aveva sempre mosso i fili.


 
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Se la gestione della Casaleggio&Associati e le chiavi del blog di Grillo erano già passate nelle mani del figlio Davide, Gianroberto aveva recentemente ribadito di non avere alcuna intenzione di mollare la politica: “Chi sperava il contrario – aveva scritto sul blog - può mettersi l’anima in pace”. Tradotto: a decidere sono e resto io. E così è stato. Vanno intestate proprio a lui tutte le scelte strategiche assunte dagli eletti grillini in ogni ordine e grado.

Le stesse candidature in vista delle prossime amministrative erano state orientate ai suoi desiderata: Virginia Raggi, che era la sua preferita tra i partecipanti alle comunarie romane, è infatti in corsa per il Campidoglio. Patrizia Bedori, esteticamente e politicamente inadeguata ai suoi personalissimi canoni, è stata invece costretta a ritirarsi dalla competizione milanese. Il che non significa che, progressivamente, anche tra i fedelissimi, non avesse cominciato a circolare la consapevolezza che alcuni dei diktat di Casaleggio non fossero più fedelmente praticabili.

Da qui l'invasione televisiva (in gran parte architettata e amministrata dallo stesso Gianroberto), e la scelta di radicarsi sempre di più sul territorio (Casaleggio diceva, per esempio, che i parlamentari “non devono occuparsi del loro collegio elettorale, non siamo un partito”) per consolidare un rapporto personale (una bestemmia secondo la visione comunitaria del Movimento) in vista anche delle prossime elezioni e della necessità di conquistarsi preferenze sul campo.

Tra le prime conseguenze della scomparsa del fondatore rischia infatti di esserci l'esplosione delle risse tra correnti tenute a bada finora solo dall'autorità del fondatore. A livello nazionale si accenderà, molto probabilmente, la competizione, da sempre strisciante, tra Luigi Di Maio (preferito da Grillo) e Alessandro Di Battista (beniamino di Casaleggio) per la leadership del Movimento. Ed è inoltre probabile che i tre espulsi e sospesi dalle comunarie romane, tra cui uno dei fondatori del Movimento nella Capitale Roberto Motta, iscritto dal 2009, non rimarranno gli unici a rivolgersi alla giustizia civile per ottenere l'annullamento di una decisione che reputano illegittima.

Adesso che il Tar Ha dato ragione ai tre, potrebbero infatti moltiplicarsi le cause intentate dagli espulsi contro la scarsa trasparenza e le contraddizioni insite nella natura attuale di un Movimento che partito non è (non ha uno Statuto e impone multe salatissime ai cosiddetti “infedeli”) ma che il partito fa (partecipa alle elezioni, è presente in Parlamento e nelle amministrazioni locali).

Ma prima ancora, sarà quasi scontato assistere a una fase, per quanto breve, di sbandamento. Non c'è dubbio che chiunque oggi occupi uno scranno a Montecitorio, al Senato, all'Europarlamento e fino all'ultimo consiglio municipale d'Italia, debba tutto a questo genio del marketing che è stato in grado di trasformare il risentimento di gran parte della cosiddetta società civile nei confronti della classe politica nel progetto politico più fortunato che negli ultimi decenni si sia visto in Italia e nel mondo.

Persone che fino a tre anni fa non sapevano nemmeno dove si trovasse Palazzo Madama o come si scrivesse un disegno di legge, votate sul web da una manciata di amici e parenti ed elette solo grazie allo straordinario e inatteso successo ottenuto dal Movimento 5 Stelle nel febbraio del 2013, oggi sono diventate star su social network e tv, corteggiate da tutti i programmi d'informazione.

Oltre che un nuovo guardaroba, Casaleggio e Grillo hanno assicurato loro un presente e, chissà, un futuro politico al quale quasi nessuno avrebbe potuto ambire.

Così oggi l'incognita maggiore è forse rappresentata proprio da Beppe Grillo, colui che, tra tutti, ha il debito di riconoscenza più grosso nei confronti di Casaleggio. I due si conobbero al termine di uno spettacolo durante il quale il comico ligure distruggeva un computer sul palco. Casaleggio lo raggiunse in camerino e gli spiegò che era proprio là dentro, dentro quel pc, che si nascondeva lo strumento per compiere la rivoluzione. Ne nacque un rapporto di amicizia autentico, che in politica è cosa rara, durato fino all'ultimo giorno e mai messo in discussione.

Senza Beppe Grillo, Casaleggio non avrebbe mai ottenuto tanta visibilità per il suo progetto.

Ma senza le idee e le intuizioni di Casaleggio, Beppe Grillo non sarebbe mai diventato un leader politico e il Movimento 5 Stelle non sarebbe mai nato. Cosa succederà adesso? Le possibilità sono due. O la morte del socio convincerà Grillo a rinunciare definitivamente a ogni ruolo diretto nel Movimento, limitandosi a quello di padre nobile per consentire alla loro creatura di caminnare da sola sulle sue gambe. Oppure Grillo si sentirà in dovere di riassumerne le redini per evitare che l'inevitabile spaesamento di queste prime ore possa trasformarsi in una irreversibile deriva centrifuga. 

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