Politica

Il futuro di Matteo Salvini, più opposizione che governo

Il leader della Lega, incassato il successo elettorale, adesso pensa alle prossime mosse. Ma senza maggioranza parlamentare ogni scenario è possibile

Matteo Salvini

Antonio Rossitto

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Ha incassato un risultato mai riuscito a un leader politico italiano: in cinque anni ha portato la Lega da un irrilevante 4,1 a un trionfale 17,6 per cento delle politiche del 4 marzo 2018

Ha distanziato gli storici alleati di Forza Italia. La sua leadership è ormai riconosciuta. A Matteo Salvini, per adesso, è riuscita l’impresa: diventare il centro di gravità permanente del centrodestra.

Capitalizzare il successo

Adesso però per lui si apre la partita più difficile. Come capitalizzare il suo successo?

La prima opzione, apertamente dichiarata, è quella di diventare premier, in forza della primazia parlamentare della coalizione. Cè però un piccolo, ma insuperabile, particolare. Alla Camera, per ottenere una maggioranza, mancherebbero più di 50 seggi. Al Senato, una ventina.  Necessaria, dunque, una nutrita pattuglia esterna. Escluso l’apporto di pezzi dei partiti più odiati: Pd e Liberi e Uguali.

Una mano potrebbe invece arrivare dai parlamentari esterni, ex grillini travolti da Rimborsopoli, «responsabili» di ogni conio. Nessuno degli eletti vuole tornare al voto. E la necessità potrebbe tramutarsi in virtù. Generosità che però potrebbe non bastare.

Salvini sa bene che una maggioranza risicata renderebbe impossibile ogni decisionismo: la sua arma più affilata. E rimanere ostaggio di qualche saltafossi sarebbe un suicidio politico.

Un’altra ipotesi di scuola sarebbe l’appoggio della Lega a un governo del Movimento cinque stelle, con cui esiste qualche assonanza programmatica. In questo caso, la maggioranza sarebbe granitica. Ma Luigi Di Maio, che al Senato ha addirittura il doppio dei seggi del Carroccio, sarebbe l’indiscusso leader. E perché mai Salvini, dopo aver scalato il centrodestra, dovrebbe accettare di fare il gregario?

Meglio l'opposizione

Matteo rifiuterebbe anche ogni ipotesi di governi tecnici o di scopo, che annacquerebbero il populismo leghista. Meglio l’opposizione, allora. Magari quasi in solitario nel centrodestra, vista la maggiore disponibilità di Forza Italia a governi di unità nazionale.

Andrebbe ancora meglio con un eventuale esecutivo Pd-Cinque stelle, che snaturerebbe i grillini. La Lega, all’opposizione, rimarrebbe l’unico partito antisistema. Continuerebbe a radicarsi nelle regioni del Sud, dove ha ancora ampissimi margini di crescita. E toglierebbe consensi al M5S.

Salvini, in questo caso, sarebbe pronto a raccogliere ancor più abbondanti frutti elettorali nella successiva tornata. Magari nemmeno troppo lontana. Perché, come diceva un vecchio aforisma, «il potere è tentatore, ma solo l’opposizione è gratificante».

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