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Maria Elena Boschi e il caso Banca Etruria: le nuove polemiche

Al centro della bufera gli incontri che la sottosegretaria avrebbe avuto con alcuni esponenti del mondo finanziario

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Redazione

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Secondo un'indiscrezione del Corriere della Sera, nel 2014, quando era ministra per le Riforme, Maria Elena Boschi ha incontrato anche Fabio Panetta, il vicedirettore di Bankitalia.

La bufera sulla controversa vicenda della sottosegretaria e delle sue presunte incursioni nelle sorti di Banca Etruria è scoppiata quando Giuseppe Vegas che, ormai alle sue ultime ore sulla poltrona di presidente della Consob, ha rivelato a deputati e senatori della bicamerale di aver incontrato a suo tempo l'allora ministra per parlare di Banca Etruria.

Dichiarazioni "esplosive"

Della questione "ho avuto modo di parlare con l'allora ministro Boschi", ha spiegato Vegas ai commissari, sottolineando che quest'ultima espresse "un quadro di preoccupazione perché a suo avviso c'era la possibilità che Etruria venisse incorporata dalla Popolare di Vicenza".

Lo scambio Vegas-Boschi si dipanò in due o tre incontri tra Roma e Milano, fra aprile e maggio 2014. Incontri durante i quali, però, il presidente della Consob ha assicurato che non arrivò alcuna pressione, ma solo un'esposizione dei fatti: "Il ministro Boschi mi ha illustrato una situazione che riteneva inadeguata rispetto al possibile matrimonio di Etruria con Vicenza, ma non mi ha chiesto nessun intervento, né avrebbe potuto chiedermelo". E in un'occasione Boschi fece sapere a Vegas che il padre sarebbe diventato vice presidente di Banca Etruria.

La reazione delle opposizioni non si è fatta attendere. Cosiìmentre gran parte dell'audizione ha girato intorno al nodo banca Etruria, anche fuori della Commissione le polemiche non hanno tardato a scatenarsi. "Ufficiale: Boschi si è occupata di Banca Etruria. Più di una volta. Contrariamente a quanto detto al Parlamento il 18 dicembre 2015. Maria Elena Boschi ha mentito al Parlamento condizionando il voto sulla sua sfiducia" ha twittato Carlo Sibilia, membro del M5S della commissione. E di conseguenza il candidato premier dei 5 stelle Luigi Di Maio ha chiesto in un video le dimissioni del sottosegretario alla presidenza del Consiglio. "Pretendiamo le dimissioni della Boschi" ha detto anche il presidente di Fratelli d'Italia Giorgia Meloni. "Come volevasi dimostrare le bugie hanno le gambe corte. Il ministro Boschi non era estraneo ai fatti di Banca Etruria. Tutt'altro. Ora la Boschi abbia almeno il buon gusto di dimettersi". Ha dichiarato in una nota Massimiliano Fedriga, capogruppo alla camera della Lega.

La difesa in tv

La risposta di Boschi non si è fatta attendere e, prima a colpi di social poi in tv ospite di Otto e Mezzo si è difesa dicendo di non aver mentito né di aver mai esercitato pressioni sul presidente della Consob. "Non mi dimetto, non sono attaccata alla poltrona ma a alla verita'".

Volto teso ma coriaceo, al cospetto di Marco Travaglio punge il presidente Consob Giuseppe Vegas su un tasto delicatissimo: "Vegas, il 29 maggio 2014, mi chiese in modo inusuale un incontro a casa sua alle 8 di mattina e io risposi che dovevamo vederci in Consob o al ministero”. E’ questo il "jolly" che decide di giocarsi.

Già in commissione banche, tuttavia, Franco Vazio del Pd aveva "preparato il terreno", domandando ripetutamente a Vegas se avesse chiesto alla sottosegretaria alla presidenza del Consiglio un incontro non in Consob. "Non ricordo", è stata la risposta di Vegas. Ma Boschi sembra volerlo inchiodare: "ho un sms", afferma, usando l'argomento del "machismo" anche per attaccare il direttore de Il Fatto Quotidiano: "Se fossi stata uomo non avrebbe trattata cosi'". Lo scontro con Travaglio è teso.

Il giornalista ribadisce più volte che un ministro, peraltro delle Riforme, "non ha alcuna titolarita'" a parlare di banche con "il presidente di un authority indipendente". E poi, attacca Travaglio, "ogni volta che Boschi parlava di banche era di Etruria...". "Lei mi odia, ciò che dice è assurdo", controreplica la sottosegretaria renziana parlando di "accanimento" contro di lei, diventata "un alibi per non cercare la verità sul sistema bancario". E su un punto, quel resoconto stenografico del 18 dicembre 2015 (quando fu respinta la sfiducia nei suoi confronti) Boschi e Travaglio vanno allo scontro continuo: il secondo parla di bugia politica mentre l'esponente Pd, in una sorta di litania, ripete che da parte sua non c'è stata "alcuna pressione, alcun favoritismo, nei confronti di mio padre o della mia famiglia".

Botta e risposta ad alta tensione

La difesa della sottosegretaria, in realtà, comincia a poco più di un'ora dopo le "rivelazioni" di Vegas in commissione. "Confermo quanto detto in Parlamento, non ho mentito".

"Se un ministro parla con il presidente della Consob, nominato dal governo, non esercita una pressione esplicita, gli basta essere un ministro in carica", afferma Travaglio traducendo le accuse delle opposizioni. "Mettere insieme Vicenza e Arezzo si sarebbe rilevato fallimentare, è vero ho espresso preoccupazioni su quell'operazione ma non ho sbagliato" ribatte Boschi ammettendo di aver parlato di Etruria anche con l'ex ad di Unicredit Federico Ghizzoni e mettendo in campo, così, quasi una difesa preventiva alla possibile bufera che innescherà l'audizione del banchiere.

Il nervosismo, nel "salotto" della Gruber, fiocca. Boschi annuncia che chiederà un risarcimento danni a Travaglio per "queste bugie, Lei ha detto che io ho interferito nell'azione di Consob".

Travaglio ricorda che Boschi, ai tempi dell'affaire Ligresti che coinvolse il ministro dell'Interno Annamaria Cancellieri, Boschi sottolineava l'opportunità delle dimissioni del titolare del Viminale. "Ma non quando la cosa le riguarda", ironizza il direttore del Fatto, al quale Boschi ricorda, velenosamente, "di aver fatto i soldi andando nei teatri italiani con un'attrice poco vestita, che scimmiottava" l'ex ministro.

E annuncia querela anche nei confronti di Luigi Di Maio che la definiva la "Mario Chiesa della Seconda Repubblica" tracciando un paragone tra Tangentopoli e la "Bancopoli" odierna. Il tono dell'ex ministro si fa invece meno aggressivo quando si parla degli effetti del caso Etruria sul Pd. "E' il partito che decide se e dove candidarmi", chiarisce Boschi smentendo la volontà del Nazareno quasi di "nasconderla" nel collegio di Ercolano. 

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