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Legge sul reato di tortura: che cos'è e perché è contestata

Dopo quattro anni è stata approvata. Ma le critiche fioccano: "Con questo testo non ci sarebbero state le condanne del G8 di Genova"

G8 Genova, scuola Diaz

Redazione

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Dopo l'ok del Senato il 17 maggio scorso, la legge che introduce nel codice penale il reato di tortura è stata approvata anche alla Camera. 

Un atto che risponde, secondo Amnesty International, a quanto richiesto dalla Convenzione contro la Tortura delle Nazioni Unite, ratificata dall'Italia nel 1989. E soprattutto risponde alle nere vicende del G8 di Genova e alla violenta irruzione delle forze dell'ordine nella scuola Diaz, nella sera buissima del 12 luglio 2001.

Ecco in cosa consiste la nuova legge sul reato di tortura, il suo percorso travagliato e i pareri a favore e i tanti contro (lo stesso ideatore e primo firmatario della legge, Luigi Manconi del Pd, ora se ne dissocia). 

Cosa prevede il reato di tortura

La tortura diventa un nuovo reato del codice penale, numero progressivo 613 bis, delineato in sei articoli. 

Ciò che accende la polemica si concentra soprattutto nelle prime righe. L'articolo 1 prevede che "Chiunque, con violenze o minacce gravi, ovvero agendo con crudeltà, cagiona acute sofferenze fisiche o un verificabile trauma psichico a una persona privata della libertà personale o affidata alla sua custodia, potestà, vigilanza, controllo, cura o assistenza, ovvero che si trovi in condizioni di minore difesa, è punito con la reclusione da 4 a 10 anni se il fatto è commesso mediante più condotte ovvero se comporta un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona".

Se il reato è commesso da "un pubblico ufficiale o da un incaricato di un pubblico servizio, con abuso dei poteri o in violazione dei doveri inerenti alla funzione o al servizio, la pena è della reclusione da 5 a 12 anni".

L'articolo 2 stabilisce che le dichiarazioni ottenute attraverso il delitto di tortura non sono utilizzabili in un processo penale.

Cliccando qui si può leggere il testo integrale.

Quali sono i punti criticati

Sotto accusa soprattutto alcuni passaggi del primo articolo della nuova legge, passaggi di dubbia interpretazione o che rendono difficile dimostrare il reato.

  • "Verificabile trauma psichico": come si verificherebbe tale trauma?
  • "Mediante più condotte": se il reato è commesso tramite una sola condotta cosa succederebbe?
  • "Un trattamento inumano e degradante per la dignità della persona": quali sono i parametri per valutarlo? 
  • "Abuso di poteri" e "violazione dei doveri": sarà necessario dimostrare anche che ci sono state queste condizioni, nel caso di pubblico ufficiale coinvolto.

Cosa dice chi contesta la legge

Il senatore del Pd Luigi Manconi, prima firma del ddl, non si riconosce più in questa nuova legge: "Il mio testo, che presentai nel 2013 il primo giorno della legislatura, è stato stravolto", tanto che si è rifiutato di votarlo. Gli fa eco sul Foglio Matteo Orfini, presidente del Pd, che definisce la legge così scritta "inutile": "Ce l'ha detto anche l'Europa, è fatta di compromessi al ribasso. In un paese che ha avuto i casi Cucchi, Aldrovandi, Genova, ci vorrebbe maggior coraggio". 

La legge in Italia è attesa da più di vent'anni, ma così stilata fallisce il proprio scopo perché si allontana molto dalla Convenzione contro la tortura e i trattamenti inumani e degradanti approvata dalla Assemblea Generale dell'Onu nel 1948, è il parere di Area democratica per la giustizia, il cartello delle correnti di sinistra nella magistratura. Che sostiene: "Apre la strada a valutazioni incerte ed è destinata a rendere ancor più complesse ricostruzioni giudiziarie già per loro natura delicate e difficoltose", "consente di considerare tortura solo i comportamenti ripetuti (si parla di 'violenze', 'minacce' e 'condotte', al plurale); richiede che le sofferenze inflitte alla vittima siano 'acute', senza dare rilievo al loro protrarsi nel tempo; consente la punibilità della tortura mentale solo se il trauma psichico conseguente è 'verificabile'; non garantisce un'efficace repressione ai trattamenti inumani o degradanti che non assurgono a livello di gravità della tortura". 

La bocciatura arriva anche da giuristi come Vladimiro Zagrebelsky, addirittura dalle toghe protagoniste dei processi del G8 alla Diaz e a Bolzaneto che hanno presentato un appello al presidente della Camera, spiegando che questa legge sarebbe stata inutile per punire molti degli abusi del 2001

Nils Muiznieks, commissario per i diritti umani presso il Consiglio d'Europa, ha scritto ai presidenti della Camera e del Senato parlando di legge è "disallineata" rispetto alla giurisprudenza della Corte e alle raccomandazioni della Commissione europea.

A Repubblica Manconi è lapidario: "Con il testo che sta per essere approvato gran parte delle violenze alla scuola Diaz non sarebbero considerate tortura".

Le preoccupazioni del centrodestra sono invece opposte: il timore è che il ddl risulti "un atto ostile contro le Forze dell'ordine" e Giorgia Meloni di Fratelli d'Italia assicura che alla Camera "questa vergogna" verrà cancellata.

Chi difende la legge, nonostante tutto

A sorpresa, tra chi difende la nuova legge, c'è Amnesty International, l'organizzazione che difende i diritti dell'uomo.

Antonio Marchesi il presidente di Amnesty International Italia, a Radio Radicale ha detto: "Il ddl non ci piace. Riteniamo che comunque rappresenti un piccolissimo passo avanti. Amnesty è un'organizzazione pragmatica, che si dà obiettivi concreti". Turandosi il naso, prende quel che viene: "Tra il niente e questa schifezza, Amnesty sceglie di avere qualcosa".

Le tappe travagliate della legge

Il senatore del Pd Luigi Manconi presentò il ddl nel 2013. È da oltre tre anni che il testo sul nuovo reato di tortura viene rimpallato da una Camera all'altra. Era il 5 marzo 2014 quando il Senato - dove ha avuto inizio l'iter legislativo - lo approvò la prima volta. La Camera dei Deputati l'ha quindi modificato rispedendolo a Palazzo Madama il 9 aprile 2015. 

Dopo averlo tenuto nel cassetto per oltre due anni, il Senato l'ha di nuovo modificato e inviato a Montecitorio il 17 maggio 2017. Infine l'approvazione il 5 luglio.

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