Politica

Patto Renzi-Berlusconi alla prova della legge elettorale

Premio, soglie, preferenze: il presidente del Consiglio vuole fare presto mentre il leader di Forza Italia non ha fretta

Renzi, Berlusconi e Grillo facce stessa medaglia

Matteo Renzi, durante la trasmissione: "In 1/2 Ora" – Credits: ANSA/CLAUDIO ONORATI

Portare l'Italicum in Senato entro la fine dell'anno per approvarlo in via definitiva alla Camera a febbraio. Se questo è l'obbiettivo dichiarato da Matteo Renzi al termine del vertice di ieri a Palazzo Chigi tra le delegazioni dei partiti che sostengono la maggioranza, l'altro è premere su chi invece non avrebbe alcuna fretta: Silvio Berlusconi. 

Dopo averlo già detto nei giorni scorsi, il premier ha di nuovo ribadito che anche se l'orizzonte del suo governo è il 2018 ciò non significa che bisogna attendere fino a quel momento per la nuova legge elettorale. Ma l'ex Cavaliere non si fida.  Dietro l'accelerazione impressa all'iter della riforma dal presidente del Consiglio Berlusconi scorge invece proprio una volontà di ritorno alle urne già il prossimo aprile. 

Oggi intanto è convocato lo stato maggiore di Forza Italia. Stretto tra due fuochi Berlusconi dovrà da una parte gestire la resistenza interna contro un accordo che i suoi considerano al ribasso e dall'altra scongiurare lo strappo con Renzi.

I due dovrebbero incontrarsi domani dopo la direzione del Pd. “Le regole del gioco si fanno insieme – ha ribadito il premier – ma bisogna farle, non si può rinviare all'infinito”. Diversamente si vedrà costretto ad andare avanti da solo, o con chiunque altro vorrà starci e a rottamare anche lo stesso patto del Nazareno che qualcuno già da per morto e che ieri il M5S ha formalmente denunciato presentando un esposto in Procura.

I nodi da sciogliere, nel frattempo, restano gli stessi: premio di maggioranza, soglie e preferenze. La direzione però appare delineata: oltre alla governabilità, la nuova legge elettorale dovrà garantire anche una rappresentanza più ampia rispetto a quanto concordato il 18 gennaio scorso. Quindi una soglia più bassa per entrare in Parlamento e permettere soprattutto ad Angelino Alfano di non doversi alleare per forza con Forza Italia. Un bel vantaggio per il Pd di Renzi, l'unico che, ad oggi, non avrebbe bisogno di allearsi con nessuno per battere chiunque.


Premio di maggioranza

La principale novità rispetto al passato è il premio alla lista e non alla coalizione. Scatterà in caso di raggiungimento del 40% dei voti. In caso contrario si andrebbe al ballottaggio tra il primo e il secondo classificato. Il premio di maggioranza assegnerà 340 deputati alla lista vincitrice.


Soglie di sbarramento

La soglia di sbarramento per entrare in Parlamento dovrebbe abbassarsi fino al 3%. Questo per venire incontro alle richieste dei medi e piccoli partiti (Ncd, Lega, Sel, FdI, Udc e altri). Nel testo varato a marzo dalla Camera i partiti non coalizzati dovevano raggiungere l'8%, quelli coalizioni il 4,5%. Soluzione inaccettabile soprattutto per Angelino Alfano ma invece molto gradita all'ex Cavaliere che grazie a soglie così alte avrebbe tolto ossigeno alla concorrenza interna al centrodestra.


Preferenze

Assenti nel testo della Camera, dovrebbero tornare al Senato come fortemente richiesto soprattutto dalla minoranza Pd. Ma per accontentare anche Silvio Berlusconi, che non le vorrebbe, la composizione delle liste potrebbe essere mista. In due formule. O  un 70% di eletti con le preferenze e un 30% dal listino bloccato, o tutti eletti con le preferenze tranne i capilista scelti direttamente dai partiti per ciascuna delle 75 circoscrizioni e candidabili al massimo in 10 circoscrizioni. Sulla presenza di donne in Parlamento, il 40% dei capilista dovrà essere donna. 



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