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Lavoro gratis per gli immigrati: cosa dice la circolare di Alfano

I Comuni possono far fare volontariato ai richiedenti asilo per aiutarli a integrarsi. Ecco perché si è alzato un muro di pareri contrari

Un corteo di immigrati, disoccupati e precari sfila nel centro di Napoli – Credits: Ansa/Cesare Abbate

L'emergenza sarebbe quella di velocizzare e incrementare lo sforzo delle commissioni incaricate di sbrigare le 40mila richieste d'asilo che creano il caos nel sistema di accoglienza (considerato anche che almeno un terzo degli stranieri non ha diritto alla protezione internazionale e quindi ad essere preso in carico dall'Italia). Ma nel frattempo il ministro dell'Interno Angelino Alfano ha pensato bene di chiedere ai Comuni di far lavorare i migranti gratis.

L'idea è quella di rendere operativa una circolare rimasta finora lettera morta e che, non essendo nemmeno fonte secondaria di diritto, non ha alcun valore di legge e non obbliga nessuno ad applicarla. Anche perché farlo significherebbe violare una norma effettiva, reale, quella che prevede che qualsiasi lavoro subordinato debba essere retribuito. A meno che non si tratti di volontariato. Nobile attività alla quale, tuttavia, nessuno può essere costretto. Nemmeno se lo dice un ministro.

Infatti, nella speranza di risparmiarsi inevitabili polemiche, chi ha redatto questa famosa circolare (datata 1 dicembre 2014) si è premurato proprio di questo, ossia di far passare il lavoro per volontariato. Fin dal titolo, che infatti recita: “Volontariato per l’integrazione dei richiedenti asilo”. Una perfetta contraddizione in termini perché significa chiedere sia a chi avrebbe diritto alla protezione internazionale sia a chi è entrato in Italia senza documenti e senza nemmeno i requisiti per l'asilo politico e quindi andrebbe espulso, di lavorare gratis in cambio di una presunta integrazione. 

LEGGI IL TESTO DELLA CIRCOLARE

"I flussi migratori verso l’Italia si sono intensificati molto dalla fine del 2013, con la conseguenza che oggi ogni provincia italiana ospita un numero importante di cittadini extracomunitari, molti dei quali richiedenti asilo o in attesa delle definizione del ricorso contro il diniego dello status di rifugiato da parte della commissione territoriale competente. Per loro – riporta il testo della circolare - una delle criticità segnalate, che si riflette negativamente sull’esperienza dell’accoglienza, è l’inattività durante il periodo di permanenza legato alla conclusione dei procedimenti". Da qui l'invito alla prefetture da parte del capo del dipartimento per le Libertà civili e l’Immigrazione Mario Morcone a stringere accordi con gli enti locali per favorire lo svolgimento "volontario, da parte degli immigrati ospitati, di attività socialmente utili, che avrebbero il doppio vantaggio di creare un terreno fertile per una più efficace integrazione nel tessuto sociale e di prevenire eventuali tensioni".

Morcone raccomanda che l’attività di volontariato sia appunto "volontaria, gratuita e di utilità sociale, quindi senza scopi di lucro" ma anche "preceduta da un’adeguata formazione". La domanda sorge spontanea: non si riesce a regolarizzarli in tempi decenti e invece si ha tempo per "formarli", farli iscrivere "a un'associazione/organizzazione" e dotarli di "copertura assicurativa"?

Assicurazione obbligatoria, si badi bene, "non a carico dell’amministrazione dell’Interno". Quindi a carico di chi? Del Comune che eventualmente si avvantaggerà del "lavoro socialmente utile" prestato dal richiedente asilo in modo "volontario e gratuito"? O a carico delle associazioni stesse?

Contro Alfano, da Sel alla Lega, si è immediatamente sollevato un muro trasversale di pareri contrari. "Alfano da scafista a schiavista" ha attaccato il segretario del Carroccio Matteo Salvini. "Si vergogni", il commento del capogruppo di Sel alla Camera, Arturo Scotto. "Alfano riscopre lo schiavismo. Lavoro gratis agli immigrati uguale a più disoccupazione per gli italiani", il tweet di Daniela Santanchè di Forza Italia. Sconcerto anche tra le Acli: "Se non è una boutade elettorale è un’affermazione gravissima".

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