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Jobs Act è legge, e intanto a Roma scoppia la protesta

Manifestanti e agenti feriti nei tafferugli durante la manifestazione contro la riforma del lavoro, che è stata approvata al Senato

>>>ANSA/JOBS ACT: GOVERNO PONE, FIDUCIA; SCONTRI A CORTEO

Redazione

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Alta tensione nel corteo di oggi a Roma contro ilJobs act, mentre si discuteva al Senato la fiducia sul provvedimento poi approvato in serata. Nella manifestazione organizzata da sindacati di base, precari e studenti sono state dapprima lanciate uova contro gli agenti che presidiavano i dintorni del Senato, tre dei quali, informa la Questura, sono rimasti feriti negli scontri che hanno fatto seguito. 

 


La Polizia avrebbe caricato i manifestanti con un'azione "di contenimento" dopo diversi tentativi di forzare il cordone, provocando la contusione di alcuni partecipanti al corteo. Al momento si stanno vagliando le immagine delle telecamere sulle divise degli agenti per identificare gli autori dei disordini.

Il sì del Senato

In serata è poi arrivato il via libera definitivo alla delega sul lavoro: ora, come sottolinea il ministro del Lavoro, Giuliano Poletti, il Governo punta ad approvare già entro fine anno i primi decreti delegati.

"Il Jobs Act diventa legge. L'Italia cambia davvero. Questa è #lavoltabuona. E noi andiamo avanti", twitta subito dopo il voto finale il presidente del Consiglio, Matteo Renzi. Il Parlamento "ci consegna un testo significativamente cambiato e migliorato", sottolinea invece Poletti dopo le polemiche dei giorni scorsi sullo scarso peso delle Camere, ribadendo che in pole position fra i decreti ci dovrebbero essere le norme attuative del contratto a tutele crescenti (e le modifiche dell'articolo 18) in modo da utilizzare gli sgravi contributivi previsti dal ddl di stabilità per le assunzioni fatte nel 2015 e la revisione dell'Aspi con l'estensione del sussidio per chi perde il lavoro anche ai collaboratori (figura per la quale si prevede il ''superamento'' con l'arrivo del contratto a tutele crescenti). 

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Ammortizzatori sociali

Tempi più lunghi dovrebbero esserci invece per il varo della riforma del resto degli ammortizzatori sociali (cassa integrazione, la mobilità dovrebbe andare a esaurirsi a fine 2016) diluendo l'operazione (costosa) su più anni).

"Questa è la grande legislatura delle riforme - ha detto prima del voto Renzi, esprimento solidarietà al deputato Antonio Boccuzzi oggetto di insulti per aver detto si' al Jobs act. Il provvedimento ha incassato il si' anche della minoranza Pd che ha votato la fiducia ''per senso di responsabilità'' nonostante le criticità segnalate sulla delega.

Il parere dei senatori

Soddisfazione per il testo è stata espressa dal presidente della Commissione lavoro del Senato (Ncd), Maurizio Sacconi che ha chiesto al Governo di scrivere nei decreti delegati ''norme semplici e applicabili, a partire da quell'articolo 18 che dobbiamo lasciare alle nostre spalle con tutto il suo bagaglio di ostilità all'impresa e di accanimento ideologico''.

Meno soddisfatto della mediazione è apparso il presidente della Commissione lavoro della Camera, Cesare Damiano che al provvedimento ha dato un ''sei meno meno'', voto inferiore anche a quello dell'ex ministro, Elsa Fornero (6-). Voto assolutamente negativo da parte dei senatori di Sel che dopo aver annunciato il no alla fiducia hanno esposto dai banchi alcuni cartelli contro il Jobs Act ("Jobs Act: ritorno all' 800"; "Art.1: l'Italia è una Repubblica affondata sul lavoro"). Duro anche Nichi Vendola: "Smantellano civiltà dei diritti del lavoro e lo chiamano Jobs Act".

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