Politica

Italia, un paese a sovranità europea

La Ue prometteva 70 anni di prosperità. Pura mitologia che è ora di sfatare e cambiare

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Mario Giordano

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Angela Merkel che telefona al premier perché non gli piace il nostro ministro degli Esteri. Il ministro dell’Economia vidimato Ue (è stato uno dei padri del Fiscal compact, la formula responsabile dello strangolamento della nostra economia). Pierre Moscovici che applaude. I commissari europei che festeggiano. Il nuovo governo italiano nasce sotto il segno della casta europea. E intanto in Gran Bretagna, nonostante il voto popolare di tre anni fa, la Brexit è sotto scacco. Due eventi che fanno sorgere la medesima domanda: schiavi di Bruxelles Iddio ci creò? Addio democrazia: comanderà per sempre l’oligarchia Ue? Saremo in eterno sottomessi alla dittatura dei palazzi europei?

Ma sì: tiriamo giù il velo d’ipocrisia. Noi non siamo più un Paese sovrano. O meglio, siamo un Paese a sovranità limitata. E secondo molti questo è un giusto castigo: ce lo siamo meritati, perché siamo stati cattivelli, abbiamo fatto le marachelle, abbiamo fatto crescere il debito pubblico, abbiamo consumato più di quello che dovevamo. E dunque adesso dobbiamo chiedere scusa, stare in ginocchio sui ceci, prostrandoci tre volte al giorno nella direzione di Ursula von der Leyen. Perché, in fondo, l’europeismo non è altro che questo: una resa incondizionata. Come a dire: noi non siamo capaci, meglio che a governarci ci pensi qualcun altro.
Il ragionamento non è privo di fascino. E, per altro, anche di un fondo di verità. Figuriamoci se non riconosciamo (li denunciamo da decenni) i difetti del nostro Paese. Figuriamoci se non riconosciamo (li denunciamo da decenni) i difetti di chi lo ha governato, quasi sempre pensando più agli interessi suoi che a quelli dei cittadini. Però, ecco, siamo degli incredibili nostalgici. E restiamo convinti che, nonostante i difetti conclamati dell’italico caravanserraglio, quello per cui i nostri padri e i nostri nonni e i padri dei nostri nonni si sono sacrificati e battuti, spesso offrendo la loro stessa vita, non può essere questo nostro Paese trasformato nello scendiletto di Bruxelles. Non può essere un’Italia che ha meno autonomia di un burattino nel teatro di Mangiaeurofuoco.
Conosco quali sono le frasi di rito per ogni discussione che arriva a questo punto. L’Europa ci ha regalato 70 anni di pace, l’Europa ci regala la stabilità economica. Non sono vere né l’una né l’altra. A regalarci 70 anni di pace è stata la Nato, non certo l’Ue che per altro è assai più recente. E che nei confronti della pace non ha nemmeno mai mostrato un talento specifico (per informazioni chiedere Sarajevo o Libia). E per quanto riguarda la stabilità economica, beh, non scherziamo: l’Ue, contrariamente a quello che ci avevano promesso, non ci ha per nulla protetto dalle grandi crisi internazionali. Ha applicato politiche sbagliate, ha richiesto austerity in modo eccessivo, ha provocato lacrime, sangue, morti di bambini (vedi Grecia) e suicidi di imprenditori (vedi Italia). Come uno di quegli argini costruiti male, anziché fermare l’onda, ha aumentato a dismisura la sua capacità di devastazione.
Eppure, nonostante tutto ciò, ogni tentativo di cambiare l’Ue sembra infrangersi clamorosamente. I palazzi dell’establishment si sono arroccati, e resistono. Ripetono gli errori, replicano i modelli farlocchi, continuano nei percorsi che hanno trasformato il sogno europeo in un incubo (si veda il modo in cui è stata eletta alla presidenza della Commissione Ursula van der Leyen). Ma nulla sembra scalfirli. Vuoi fare la Brexit? Finisci arrosto. Vuoi sfidare le regole Ue? Finisci al Papeete. O ti adegui, come hanno fatto i Cinque stelle, oppure vieni massacrato. Perché tutto si può cambiare, ma non il fatto che le decisioni importanti si prendono lassù. A Palazzo Berlaymont.Schiavi di Bruxelles Iddio ci creò, per l’appunto.

Dicono che nella sfida globale si resiste solo se si è abbastanza grandi. Balle. Il Giappone è forse grande? E il Qatar? La verità è che quello che stiamo assaggiando è il frutto avvelenato di una scelta politica, di un disegno preciso. Non c’è nulla di male, per carità. Il mondo va avanti così, attraverso scelte e disegni. I quali, però, possono essere giusti o sbagliati. Ecco: noi siamo rimasti intrappolati dentro un disegno sbagliato che distrugge la nostra storia, le nostre tradizioni, il nostro amor patrio, la nostra sovranità. Senza nemmeno un’adeguata contropartita. Chi ci ha portato fin qui andrebbe processato davanti ai tribunali della storia. Intanto speriamo che prima o poi qualcosa accada. Perché la medesima storia dimostra che i disegni sbagliati non resistono a lungo. O cambiano. O crollano.
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