Il sogno di Renzi: Giachetti per vincere a Roma

Ex radicale, ex verde, fondatore della Margherita. È sul vicepresidente della Camera che punta il Pd per tentare la mission impossible alle amministrative

Roberto Giachetti

Il Vicepresidente della Camera, Roberto Giachetti – Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI

Roberto Giachetti, vicepresidente della Camera, si candida per la corsa a sindaco di Roma. La decisione, preceduta dalla parole di sostegno del premier Matteo Renzi in persona, è ormai ufficiale e verrà annunciata con un video. Il Pd è comunque intenzionato ad organizzare le primarie, da tenersi nel mese di marzo, per individuare il candidato sindaco della Capitale.

Cinquantacinque anni, cresciuto politicamente nel Partito radicale di Marco Pannella ed Emma Bonino, ex capo di gabinetto di Francesco Rutelli quando era sindaco di Roma, Roberto Giachetti è l'uomo su cui punta Matteo Renzi per tentare la mission impossible del Partito democratico romano: vincere le amministrative calendarizzate, probabilmente, il prossimo 12 giugno. Contro tuti i pronostici.  Impresa tutt'altro che semplice per un partito, il Pd, uscito con le ossa rotta dalle telenovela Marino e dal deflagrare di Mafia-capitale, privo di credibilità e apparentemente incapace di ricostruire un rapporto di fiducia con la sua base elettorale tradizionale.

A complicare il quadro, per un Pd che a Roma ha rappresentato negli ultimi venti anni un pezzo importante del potere politico, c'è la questione dell'alleanza con Sinistra Ecologia e Libertà, indisponibile - nelle dichiarazioni dei suoi dirigenti locali - a sostenere un candidato percepito dalla base come troppo renziano, ma c'è anche la questione che questa volta, sul fronte avversario, c'è un pezzo da novanta come l'immobiliarista (un tempo rosso) Alfio Marchini, un M5S in grande spolvero nei sondaggi e un probabile candidato del centrodestra, Giorgia Meloni, che gode ancora di un grande consenso a Roma. Senza dimenticare né la possibile candidatura dell'ex viceministro Stefano Fassina per Sinistra Italiana né il fattore Marino, l'ex sindaco che - pure senza concrete chance di vittoria - potrebbe candidandosi togliere voti decisivi a Roberto Giachetti, ammesso che sia lui a vincere le primarie slim del 6 marzo.

La descrizione che, del vicepresidente della Camera, ha fatto ieri Matteo Renzi, parlando a Repubblica tv, è tutta una un programma. Non un endorsement ufficiale, ma - come per Giuseppe Sala, candidatosi a Milano - una benedizione, un via libera ufficioso del premier, un modo per lanciargli la volata senza mettere direttamente la faccia, rischiando di perderla, sulla competizione interna del 6 marzo: "Candidato sindaco a Roma lo decideranno le primarie, secondo me Giachetti conosce Roma meglio di chiunque altro, ha fatto il capo di gabinetto e ha fatto uno sciopero della fame per la legge elettorale. È romano e...romanista".

Di certo, Giacchetti - che non ha ancora sciolto la riserva e che dai radicali ha preso il gusto battagliero per gli scioperi della fame - qualche freccia  al suo arco sembra averla. È abbastanza conosciuto in Italia e nel centro di Roma ha preso sempre tanti voti. Parla in modo chiaro e non eccessivamente paludato. È capace di indipendenza politica e intellettuale, anche dal partito, dimostrandola anche quando - come vicepresidente di Montecitorio - ha sempre tenuto aperte le porte al dialogo con i 5s.

Ha militato nei Radicali, nei Verdi, nella Margherita, di cui è stato uno dei fondatori, ha un curriculum politico eterodosso non troppo legato al funzionariato della sinistra romana. Il ché di questi tempi non guasta. Il punto è: basterà? O rischia di fare la fine di Paolo Gentiloni, l'attuale ministro degli Esteri bruciato alle primarie del 2012 nella sfida interna contro Ignazio Marino

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