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Gli italiani e il voto: ecco cosa dicono gli ultimi sondaggi

La confusione tra gli elettori del centrosinistra, l'attendismo di quelli del centrodestra, l'indifferenza dei M5s...

Elezioni

Redazione

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La scissione del Pd, l'incerta "ricollocazione" futura degli attuali alleati centristi di governo, le "intemperie" dei pentastellati, il consolidarsi di due "blocchi" nel centrodestra.

La politica appare sempre più un magma work in progress dagli esiti (elettorali, programmatici e di leadership) sempre più imprevedibili. E i sondaggisti lo testimoniano. E' soprattutto l'esito del dibattito nel partito di maggioranza relativa a tenere banco.

L'ultimo sondaggio di Ixè testimonia un brusco calo del Pd, non paragonabile alle piccole quanto progressive "cadute" dei mesi scorsi.

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L'incertezza, in attesa del leader
L'effetto scissione pesa per oltre il 2 per cento nelle intenzioni di voto. Segno che a giochi ancora parzialmente aperti e nonostante i rientri di ipotizzati scissionisti (Emiliano in primis) la slavina potrebbe prendere dimensioni diverse quando ci sarà maggiore chiarezza sull'offerta politica. E in questa chiave assume un rilievo relativo anche che l'85 per cento degli elettori Pd voglia tornare a votare Dem anche nel dopo-scissione.

Perché quella cifra apparentemente rassicurante indica anche una potenziale trasmigrazione di voti democratici (persino a carte ancora "coperte") pari al 15%. E per quanto ciò non indichi automaticamente un identico bacino elettorale per gli scissionisti, può rappresentare una cartina di tornasole dello stato d'animo degli elettori dem.

Peraltro, a fronte di una tenuta di Gentiloni e del suo governo, a perdere posizioni non è solo il partito, ma anche Renzi nel suo gradimento come futuro segretario (con un crollo di ben otto punti in una sola settimana).

Ma a prevalere è ancora una volta la confusione, dato che anche i suoi concorrenti (Emiliano e la new entry Orlando) sono in calo. Prevedere dove tutto questo indirizzerà gli elettori appare quanto meno prematuro. Sarà appunto la qualità delle leadership e dell'offerta politica definitiva a determinare la direzione.

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Indifferenza e attendismo
Gli unici elettori a sembrare indifferenti a quanto avviene, persino a casa loro, sono gli M5s. Non importa quanto litighino, quanto si dividano in "ortodossi" e "governativisti", quante bufere anche giudiziarie calino sull'amministrazione capitolina quanto possano risultare impopolari i tentennamenti di Raggi sullo stadio romanista. Per loro i sondaggi sono sempre favorevoli e in crescita.

Dove le cose vanno decisamente male è in area centrodestra, quasi una scissione progressiva. Nella percezione degli elettori i "sovranisti" rappresentati da Salvini e Meloni sono sempre più distanti dai "moderati" rappresentati soprattutto da Berlusconi.

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Secondo Swg solo il 45% di chi vota Lega o Fdi ha ancora una pulsione "unitaria", mentre ancora ci crede la maggioranza degli azzurri (57%).

Gli elettori di tutti i partiti di centrodestra (quindi non solo i tre maggiori) credono nell'alleanza più o meno quanto i "sovranisti", collocandosi al 46%.

A impressionare è però il dato di percezione di tutti gli elettori italiani, non solo di centrodestra: solo il 24% vede possibile l'alleanza tra le due aree.

Ma è sulle tematiche, a partire dal "no" a Ue ed Euro, che la distanza tra i due gruppi appare sempre più siderale. E forse incolmabile se le posizioni rimarranno così rigide e se la legge elettorale non renderà quasi coercitiva l'alleanza. (Ansa)

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