Gli spariti: Fini, Casini, Di Pietro

Dalla ribalta politica a "Chi l'ha visto". I 'trombati' eccellenti delle elezioni - tutti gli eletti -

Bersani, Casini, Fini e Di Pietro in un carro allegorico al Carnevale di Viareggio (credits: Afp/Getty Images)

Pietrangelo Buttafuoco

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All’hidalgo s’addice la sconfitta, ma sono pur sempre ludi cartacei le elezioni, e pertanto sia concesso maramaldeggiare un po’ su chi ha toppato e su chi esce di scena.

Toppa peggio del buco va a Pier Ferdinando Casini, leader del centro cattolico, che doveva resuscitare la Balena bianca democristiana e invece si ritrova ripescato al Senato fra i rimasugli delle nasse di Mario Monti. Giusto una sardina è diventato. Bianca, va da sé.

Esce di scena, nel senso che manco lo salva il resto di niente, Gianfranco Fini, leader di Futuro e libertà. E finirà che i Tulliani, che lo hanno nello stato di famiglia, non lo faranno entrare più nella loro casa romana a via di Val Cannuta, all’Aurelio. Figurarsi a Monte-Carlo.

Fischi e piriti, ossia peti, per la formazione di Rivoluzione civile. Il fallimento di Antonio Ingroia, già pubblico ministero, non provoca però soddisfazione per quello spontaneo senso di solidarietà verso il Guatemala, terra provata da tanti guai, che forse se lo vedrà arrivare nuovamente. Dopo aver tirato un sospiro di sollievo vedendolo andare via. E comunque grazie, ancora grazie a Ingroia, per aver reclutato Antonio Di Pietro. Ha fatto una figura peggiore rispetto al più squillante dei suoi allievi, quel Mimmo Scilipoti che (marameo!) invece ce l’ha fatta.

Un rimprovero ancora a Ingroia. Con questa Rc ha fatto più danni di quanti ne faccia un porco lasciato in un giardino: Sandro Ruotolo torna da Michele Santoro. Giusto in quel Servizio pubblico dove, per fargli campagna elettorale, Santoro diceva ai suoi: «Mettetevi una mano sulla coscienza e votate a Ruotolo! Altrimenti torna».

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