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I presidenti Fico e Alberti Casellati: le promesse, le parole

Con l'elezione dei vertici di Camera e Senato, la legislatura prende ufficialmente il via. Promettono rigore e cambiamento, nel rispetto dei cittadini

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Sara Dellabella

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Maria Elisabetta Alberti Casellati e Roberto Fico sono stati eletti presidenti di Senato e Camera.

L'accordo è stato raggiunto nella notte, quando un vertice tra i leader del centrodestra ha trovato un accordo sull'avvocatessa di Forza Italia, dopo i veti del Movimento 5 stelle sulla figura di Paolo Romani. Secondo i retroscena a sbloccare la situazione di tensione tra Berlusconi e Salvini, sarebbero stati proprio Giorgia Meloni e Ignazio La Russa, favorevoli anche al fatto che la prima presidente del Senato donna fosse ascrivibile al centrodestra.

Con l'elezione dei due presidenti, la legislatura si avvia ufficialmente. Le commissioni inizieranno a lavorare presto, ovviamente a regime ridotto, finchè non sarà in carica il nuovo governo.

Intanto, il clima nel centrodestra è ricucito dopo le ferite profonde di ieri e a questo punto i tre partiti potrebbero presentarsi alle consultazioni di Mattarella in un'unica delegazione.

Chi è Elisabetta Alberti Casellati

Ancora una volta il Movimento 5 stelle converge sul nome di un ex magistrato. Alberti Casellati, classe 1946, è un avvocato che siede al Senato in maniera quasi ininterrotta dal 1994, sempre in Forza Italia.

Una fedelissima del Cavaliere, nel 2014 è stata eletta in seduta comune membro del Consiglio Superiore della Magistratura che ha abbandonato per le ultime elezioni e diventare in poche ore presidente di Palazzo Madama. Dopo Grasso, arriva dunque un altro magistrato alla poltrona più alta dell'aula.

Nel suo discorso di insediamento ha ricordato l'importanza del “rispetto reciproco e dell'unità di intenti”, lanciando un messaggio soprattutto a quelle forze politiche che in queste ore stanno orientando la legislatura non senza poche difficoltà.

Fico il ribelle viene "istituzionalizzato"

Ma gli occhi sono tutti puntati sull'ultra-ortodosso Roberto Fico, che per ora a livello istituzionale è colui che, all'interno del Movimento 5 stelle, ricopre il ruolo più alto.

Fico in questi anni si è contraddistinto per essere insieme a Paola Taverna e Roberta Lombardi, uno degli esponenti più vicini alle origini dei comitati locali e per questo spesso è entrato in contrasto con Luigi Di Maio che, solo nel settembre scorso, aveva dichiarato di non riconoscere come capo.

Per questo aver incasellato Fico alla presidenza della Camera, per Di Maio è una garanzia. Un po' come fece Prodi con Bertinotti nel 2006.

Fico nel suo primo discorso ha ricordato il suo percorso politico che è partito dalla difesa del bene comune e che si è trasformato in impegno pubblico. Un "bene comune" che fino a qualche anno fa apparteneva al lessico della sinistra che attraverso le parlamentarie "Italia bene comune" nel 2012 sceglieva i suoi candidati per le elezioni del 2013 e che oggi sembrano lontane anni luce, soprattutto se sono finite in bocca ad un movimento che in questi anni ha fatto dura opposizione a quella classe dirigente uscita da quell'esperienza.

Il neo presidente ha assicurato che si farà ancora una volta portavoce delle istanze grilline delle prime ore che rivogliono un Parlamento autonomo da "scorciatoie e forzature", capace di rispondere a quella voglia di cambiamento che è stata espressa dai cittadini il 4 marzo.

Un discorso espressione della popolocrazia che non solo ha premiato due partiti anti sistema, ma che rimette al centro del mandato parlamentare il ruolo dei cittadini, che non sono solo corpo elettorale ma destinatario di ogni decisione. "Qui sono esaminate le loro proposte di legge, qui si realizza la volontà espressa attraverso i referendum” e “assicurare tempi certi alle proposte di legge popolare” saranno i primi impegni della nuova presidenza.

Siamo lontani dai discorsi “alti” che abbiamo ascoltato in passato, ma di certo il primo discorso ufficiale del Movimento 5 stelle è in sintonia con il mandato che hanno ricevuto e da quello che il movimento ha sempre difeso. Fico ha concluso il discorso augurando all'emiciclo di Montecitorio “buon lavoro e coraggio”.

Coraggio quello che serve soprattutto adesso che inizia la partita più difficile.

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