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La prova dell'Umbria

Le elezioni regionali saranno la prima verifica con l'elettorato per l'alleanza Pd-M5S, con ripercussioni inevitabili, soprattutto in caso di sconfitta

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Maurizio Belpietro

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decidere le sorti del governo non saranno Matteo Renzi e neppure Luigi Di Maio o Nicola Zingaretti. Se il Conte due durerà o farà le valigie lo decideranno 500 mila italiani, una minoranza che però il 27 ottobre sarà decisiva, perché dal suo voto dipenderà la tenuta della maggioranza; che ora appare sbandata e divisa su tutto, ma dopo quella data potrebbe sbandare ed essere divisa ancora di più.

A essere cruciali per la vita dell’esecutivo saranno gli elettori chiamati a eleggere il nuovo presidente dell’Umbria. Calcolando che alle precedenti elezioni andò a votare il 55 per cento degli aventi diritto al voto, i 703 mila umbri che in queste settimane hanno ricevuto la scheda si ridurranno presumibilmente a 500 mila e questo mezzo milione, con le sue scelte, deciderà anche la sorte del Conte due. Dopo la caduta di Katiuscia Marini, costretta alle dimissioni a causa dello scandalo delle nomine della sanità, per la prima volta nella storia della Repubblica la sinistra rischia di perdere uno dei suoi feudi rossi. Prima dell’estate c’erano i presupposti per la sconfitta, perché dopo aver ceduto la guida di Perugia, Foligno e Gubbio, la possibilità che i compagni dovessero rinunciare anche alla Regione era concreta. Ma davanti alla prospettiva di una débâcle nel cuore rosso dell’Italia e dopo aver dovuto rinunciare a molte città tradizionalmente governate dalla sinistra, il Pd ha colto la palla al balzo della capriola di governo e ha tenuto a battesimo un’inedita alleanza con i 5 Stelle. Nonostante fossero stati proprio i grillini, con le loro denunce, a contribuire alla caduta della governatrice, Zingaretti e Di Maio si sono accordati per un candidato unico, nella speranza di fermare la corsa dell’aspirante presidentessa del centrodestra, l’ex sindaca di Montefalco Donatella Tesei.

La scelta della strana coppia è caduta su Vincenzo Bianconi, erede di una nota famiglia di albergatori. All’inizio sembrò il classico asso nella manica, ovvero una carta calata a sorpresa e in grado di sparigliare e consentire la vittoria dell’accoppiata fra sinistra e pentastellati, ma con il passare dei giorni le cose si sono fatte più complicate. Un po’ perché si è scoperto che Bianconi è il beneficiario di una gran quantità di milioni, soldi pubblici erogati dalla regione a seguito del terremoto: il che, una volta eletto, lo metterebbe in una condizione di conflitto di interesse, in quanto dovrebbe vigilare sui soldi erogati essendo colui che li ha incassati. E un po’ perché parte dei grillini della regione si sono messi di traverso, convinti che Bianconi sia più di là che di qua, cioè più vicino al centrodestra che a loro. Insomma, un pasticcio e forse un autogol, se è vero che al momento le quotazioni della sfida elettorale lo danno molto distaccato dall’avversaria scelta da Salvini, Meloni e Berlusconi.

Ma se Bianconi dovesse essere sconfitto e l’Umbria per la prima volta nella storia scolorisse, passando dal rosso al verde (o se preferite cambiare colore all’azzurro), che cosa accadrebbe? Apparentemente nulla, perché il voto di una delle più piccole regioni d’Italia non ha certo una valenza nazionale. Tuttavia, anche se i chiamati alle urne rappresentano poco più dell’uno per cento degli italiani con diritto di voto, la loro scelta influirà e non poco. Quello umbro infatti è il primo test della maggioranza giallorossa. Ed è un appuntamento che segue la presentazione della manovra finanziaria, che per scongiurare l’aumento dell’Iva verrà varata con un aumento del debito per 14,4 miliardi e con nuove tasse per 12. Influiranno sulle decisioni degli elettori umbri le imposte sulla plastica e le bibite, il taglio delle detrazioni e le accise sulle sigarette? E la promessa di un bonus befana oltre al taglio del cuneo fiscale motiverà i sostenitori del governo a recarsi alle urne? Oppure, più di tutto, sarà decisivo lo scandalo della sanità che ha travolto la governatrice del Pd e molti dirigenti?

Certo, l’Umbria non è l’Italia eppure quello che accadrà nella piccola regione centrale sarà il termometro di ciò che verrà dopo. Non solo per le prossime elezioni regionali, in Emilia Romagna, Toscana, Puglia e Calabria, che dovranno scegliere il presidente, ma anche per il governo centrale. Che farà Di Maio se scoprisse che l’alleanza con il Pd non rende? E Renzi? Deciderà di strappare e spedire a casa Conte oppure no? Se l’Umbria andasse al centrodestra di sicuro a Palazzo Chigi si comincerebbe a ballare e non di gioia, ma per gli effetti del terremoto. Le scosse della sconfitta manderebbero in fibrillazione il quadro politico, perché ognuno degli azionisti della maggioranza (5 Stelle, Pd, Italia viva e Leu) proverebbe a capitalizzare la sua presenza al governo. Dunque, se in questi mesi abbiamo assistito a un tira e molla, nei prossimi potremmo vedere un tira e strappa. Prove di resistenza che non è detto riescano a far coincidere la vita del governo con quella della legislatura. Appuntamento con il 27 ottobre, dunque. 

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