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Elezioni regionali in Basilicata: bugie e verità dei politici

Come sempre accade tutti si dichiarano vincitori, ma con i numeri non si mente. Ecco cos'hanno detto le regionali

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Guardate questa cartina dell'Italia. Un anno fa dominava il rosso. Il rosso dei partiti di centrosinistra che governavano 15 regioni su 19. 4 erano del centrodestra, nessuna del Movimento 5 Stelle.

Oggi, all'indomani delle elezioni regionali in Basilicata, quella cartina racconta un'Italia molto diversa con il centrodestra a trazione Lega capace di conquistare: Abruzzo, Molise, Sardegna, Friuli, Basilicata. Un 5 a zero che sa molto di cappotto calcistico e che è la prova di una fase nuova della politica italiana. Anche perché storicamente nelle amministrative la sinistra, anzi, il Partito Democratico con la sua presenza sul territorio, aveva una marcia in più rispetto al centrodestra.

Terminato lo spoglio in Basilicata ogni partito ha cantato vittoria, a modo suo. Salvini ha parlato di "cappotto". Berlusconi di un "centrodestra vincente". Zingaretti della "sinistra unica alternativa alla destra". Di Maio di "buon risultato con il M5S primo partito al 20%".

Insomma, al solito tutti hanno vinto, nessuno ha perso. A parole. Perché i fatti, anzi, i numeri, non perdonano.

Salvini vince, anzi, stravince. Nel 2013 non c'era nemmeno una lista del Carroccio; oggi sfiora il 20% e trascina il resto della coalizione alla conquista della Regione

Il Pd perde. Perde un'altra regione, perde rispetto alle elezioni 2013 ed alle politiche di un anno fa. Essere soddisfatti dell'aver superato come coalizione il Movimento 5 Stelle non è vincere, è accontentarsi e vivacchiare al secondo posto.

Il Movimento 5 Stelle crolla. In un anno passa dal 44% al 20% perdendo decine di migliaia di voti e confermando il trend negativo di questi ultimi mesi. Le frasi di Di Maio servono solo a provare a tenere a bada il fuoco che arde dentro al Movimento, in ebollizione.

Forza Italia piazza un suo uomo sulla poltrona di Governatore, Vito Bardi, ma, malgrado questo perde ancora voti rispetto alle politiche del 2018. Da Arcore arrivano le solite dichiarazioni ma forse l'analisi più corretta è quella del "dissidente" Giovanni Toti che chiede al partito uno scatto in avanti, altrimenti ci si condanna alla "irrilevanza politica".

Gli occhi di tutti ora sono alle Elezioni Europee (ed alle regionali in Piemonte) del 26 maggio. Che avranno un peso politico devastante, dove non ci sarà spazio per gli sconfitti, e le loro bugie 


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