Pirellone: programmi a confronto

Da Ambrosoli a Maroni, fino ad Albertini: molte proposte, ma nessun taglio alla politica

L'ingresso del Pirellone, la sede della Regione Lombardia, Milano, 14 dicembre 2012. ANSA/DANIELE MASCOLO

Carmelo Caruso

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Per la mole vince Roberto Maroni con 56 pagine . Ma come non riconoscere a Umberto Ambrosoli il dono della semplicità, che da sempre è stata la croce del centrosinistra, con le sue tre pagine di programma ?

E si sa che invece l’agenda è divenuta così irrinunciabile che perfino Gabriele Albertini, candidato per Scelta civica con Mario Monti, non ha potuto rinunciare ad averne una sua (26 pagine ).

C’erano una volta i programmi e naturalmente ci sono ancora, magari sempre più tenuti ai margini della polemica della campagna elettorale di queste regionali lombarde che si portano il peso di essere esiziali anche per il destino delle politiche e sul futuro assetto del parlamento.

Un vero e proprio confronto non si può certo fare, basti pensare che proprio a mo’ d’agenda, Albertini ha riempito 22 voci per illustrare il suo programma. Di certo emergono tuttavia parole, propositi, dai più suggestivi come quello di Albertini, (rilanciare la navigabilità dei Navigli attraverso una rete che colleghi Milano, Locarno, Venezia e che serva per il trasporto merci) ai più risoluti quanto oramai (?) difficilmente realizzabili come quello di Silvana Carcano , candidata del Movimento 5 Stelle, che vorrebbe fermare l’Expo, pagando la penale.

Nelle 56 pagine di Maroni, candidato per il centrodestra, un posto di rilievo ce l’hanno le proposte fiscali e quella che ha fatto sobbalzare i costituzionalisti e i presidenti delle regioni meridionali, vale a dire trattenere il 75% della tassazione in Lombardia.

Si farà? Chi può dirlo. Certo è, che se Maroni dovesse diventare governatore non rinuncerà a coronare il vecchio sogno (messo in programma) della Macroregione lombarda (Veneto, Piemonte e Lombardia) che strizzi l’occhio all’Europa più che al centro del nostro paese.

Con le tasse trattenute potrebbe ridurre l’Irpef e l’Imu, sempre Maroni nel suo vademecum, e sostituire la vituperata Equitalia con un ente di riscossione regionale.

Compare solo nel programma di Ambrosoli, invece, la parola mafia, che si ripromette di debellare non solo il fenomeno ma quanto “l’idea che venga accettata la compresenza”. E non poteva non puntare su un riordino  e riesame vigoroso del sistema sanitario lombardo – al centro degli scandali che chiamano in prima persona l’ex governatore Roberto Formigoni – il candidato “borghese” Ambrosoli.

Propone un ticket commisurato alle fasce di reddito, Albertini, che nello stesso tempo mette nero su bianco una delle riforme mancate del governo Monti che dovrà essere realizzata nella futura legislatura, cioè la riforma delle province.

Anche se non parla di esplicita soppressione, Albertini, si dice pronto a ridurle come pronto sarebbe a ridurre Imu e Irpef. E approccio di integrazione marcato è sempre quello dell’ex sindaco di Milano, che si spinge ad assicurare assistenza medica e linguistica agli immigrati, quanto un sostegno agli studenti con prestiti d’onore.

Grandi opere invece promette Maroni che non solo non rinuncerebbe all’Expo, ma porterebbe a termine la Tem, Pedemontana e Brebemi, tutte opere che per la Carcano, del M5S, nascondono «un danno sociale dietro ogni opera stradale».

Forti della loro lotta contro gli sprechi e dall’esperienza siciliana (dove hanno restituito parte dell’indennità dei propri consiglieri regionali), il Movimento di Grillo si dice pronto a rinunciare ai rimborsi pubblici e tagliare le indennità.

A ridurre, ma solo i rimborsi per i gruppi, si dichiara Albertini che adotterebbe pure una rendicontazione delle spese secondo le presenze reali dei consiglieri, un po’ come promette Maroni anche se in maniera meno esplicita parlando di un rimborso monitorato non ai consiglieri, bensì al gruppo.

Non affronta questo nodo che ha portato quasi l’intero ex consiglio regionale ad essere indagato, Ambrosoli, che però si concentra  (unico tra i candidati) sulla parità negli organi di governo e rappresentanza.

E si sa che la Lega che da sempre è attenta alle autonomie regionali e che rivendica un federalismo mancato, non si lascerebbe scappare l’occasione di imprimere una svolta anche nel campo dell’istruzione, scuola e università. Loro, si dicono pronti a «reclutare nuovi docenti con contratti a tempo determinato» e ad avere un ruolo attivo – come previsto già nello statuto, tengono a precisare – nei futuri programmi universitari. E sul fronte dei diritti? Per la Carcano perché non approvare una legge sui matrimoni egualitari, di sicuro leggi contro l’omofobia.

Per il resto si sa. I programmi? Si chiedeva Carlo Collodi giornalista. «In toscano “programma”, significa una gabbia di matti». Mai promettere, ammonirebbe il burattino Pinocchio…

(Twitter @carusocarmelo)

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