I 5 errori di Bersani

Dalle primarie a Prodi, le mosse che hanno condannato al fallimento il segretario del Pd - i retroscena - l'analisi - lo speciale sul Quirinale -

Uno sconsolato Pierluigi Bersani in conferenza stampa (Credits: ANSA / ETTORE FERRARI)

Andrea Soglio

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Bersani si dimette da segretario del Pd. Una decisione logica, per certi versi attesa, ma che sembra assurda se si pensa solo a 100 giorni fa, all'inizio del 2013. il Pd era un partito forte, lanciato dalle primarie, e volava verso no scontato trionfo elettorale. Da quel momento però è iniziato il disastro legato a 5 imperdonabili errori che hanno portato "lo smacchiatore" alla sconfitta ed il Pd allo sfascio:

1) PRIMARIE. Sembrerà strano, ma proprio le primarie dell'autunno scorso sono state ilprimo, grande sbaglio di Bersani. Perché quella con Renzi (il "rottamatore") è stata una guerra totale che ha spacato il partito, creando una nuova pericolosa corrente al suo interno (dopo i dalemiani, i prodiani, i veltroniani, i giovani turchi...). le polemiche sulle regole, sul chi poteva o non poteva votare, gli attacchi diretti, hanno creato una tensione che ieri, nel segreto dell'urna alla Camera, è esplosa. I renziani potevano scegliere: o votavano Prodi e salvavano Bersani, o disobbedivano, eliminavano il segretario e si prendevano il partito. Hanno scritto Rodotà...

2) CAMPAGNA ELETTORALE. I sondaggi ad inizio gennaio parlavano chiaro: centrosinistra al 40% ed oltre, centrodestra al 20%. Un vantaggio abissale, una vittoria sicura. Così Bersani si è convinto che bastasse vivacchiare, e NON ha fatto la campagna elettorale lasciando la scena politica a Berlusconi ("aboliremo l'Imu") e la piazza ai comizi di Grillo. Un atteggiamento che ad ogni sondaggio costava un punto percentuale. La rimonta era ormai inarrestabile. A poco è servito richiamare in causa Renzi (tenuto per un mese e più in frigorifero). Il Pd, come ammise lo stesso Bersani alle elezioni "è arrivato primo ma non ha vinto". Insomma, una sconfitta

3) GOVERNO. Il risultato delle urne (ingovernabilità al senato, trionfo di Grillo, Pdl in piena salute) lasciava il pallino nelle mani di Bersani che si trovava davanti ad un bivio. Da una parte c'era l'apertura di Berlusconi per un governo di larghe intese, dall'altra i grillini. Il segretario del Pd per 50 e più giorni ha solo guardato ai 5 stelle cercando un accordo disperato con chi da sempre ha un solo scopo: distruggerlo e mandarlo a casa. Il governissimo' Avrebbe scontentato la base, così ersani ha scelto: o Grillo o morte. E' finita con le sue dimissioni ed il comico genovese che ne dava notizia da un palco urlando "A casa, a casa!!!"

4) MARINI. Siamo alla vigilia delle elezioni per la nomina del successore di Napolitano. Dopo settimane di grande freddo Bersani incontra Berlusconi e Monti. C'è l'accordo per un nome condiviso, è quello di Franco Marini. Il giorno dopo però il Pd è in rivolta, i grandi elettori sono nel panico. Nessuno sapeva nulla dell'incontro e dell'accordo. Così anche i suoi (volete un nome? La sua portavoce, Alessandra Moretti) non seguono le indicazioni del segretario, lo sfiduciano per una prima volta e fanno saltare Marini e le larghe intese

5) PRODI. 24 ore dopo aver cercato le larghe intese ed un presidente della Repubblica condiviso da tutti ("governerò come se avessi preso il 49%" diceva) Bersani cerca di salvare l'unità del partito e forse se stesso proponendo Romano Prodi, il nome peggiore possibile soprattutto per Berlusconi ma che viene accolto (dicono i grandi elettori del Pd riuniti al Capranica) con una "standing ovation" all'unanimità. Prodi non è condiviso da nessuno. Grillo, Monti, il Pdl e Maroni dicono no. Bersani cerca qualche voto tra i grillini ma sbaglia i conti. Di fatto, più che una votazione per il Quirinale, è il congresso del Pd, Bersani ha le spalle al muro. 101 franchi tiratori lo condannano a morte.

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