Il dissenso in Forza Italia e l'eterogenesi dei fini

Raffaele Fitto e Renato Brunetta tentano di smarcarsi dalla linea berlusconiana. Ma in realtà il partito ha ritrovato un'unità quasi dimenticata

Renato-Brunetta

Renato Brunetta nell'Aula della Camera - Roma 20 gennaio 2015. – Credits: ANSA/RICCARDO ANTIMIANI

Serenus Zeitblom

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Si chiama eterogenesi dei fini. È un fenomeno nuovo che scuote le acque, in questo periodo tutt’altro che tranquille, di Forza Italia. Ed è la conseguenza, imprevista e per loro imprevedibile, dell’azione di quanti si sono messi di traverso al Patto del Nazareno.

Il fatto nuovo è la nascita, nel grande corpo del partito azzurro, e soprattutto fra i parlamentari, di una crescente insofferenza per la visibilità dei contestatori. Deputati e senatori azzurri, che seguono fedelmente la linea di Berlusconi, non ci stanno più a fare gli "schiacciabottoni" mentre i dissidenti sbraitano, vanno sui giornali, monopolizzano le assemblee dei gruppi. Finora li hanno tenuti tranquilli gli appelli di Berlusconi a mantenere la calma, a non esternare divisioni che danneggiano il partito. Ma la situazione è giunta al limite.

Anche perché i dissidenti sono rumorosi, ma pochi. Però visibili. “Si ricorda l’uomo che sparò a John Lennon? – ironizza un parlamentare non più giovanissimo - Non aveva alcun motivo per farlo, se non il fatto di diventare famoso. La politica di Raffaele Fitto, con metodi meno sanguinosi, nasce dalla stessa logica. Fitto non è visibile perché dissente, dissente per essere visibile. Ma rappresenta solo se stesso, e un nucleo di fedelissimi messi in lista da lui".

A peggiorare le cose, il fatto che a smarcarsi dalla linea di Berlusconi ci sia il capogruppo alla Camera, Renato Brunetta, da tempo contestato anche per la gestione solitaria del gruppo.  "È incredibile" dice  un deputato di fresca nomina "quando dobbiamo decidere come votare in aula, il gruppo ci dà delle indicazioni, ma noi siamo costretti a non tenerne conto, e a guardare come votano alcuni colleghi che sappiamo vicini al Presidente, per essere sicuri di seguire la linea di Forza Italia e non quella di Brunetta".

Questi mugugni sono stati sul punto di esplodere all’ultima assemblea dei deputati. La "maggioranza silenziosa" non ha per nulla gradito che - essendoci poco tempo disponibile per la discussione- soltanto alcuni critici degli accordi Berlusconi-Renzi siano riusciti a prendere la parola. La contestazione questa volta è stata rumorosa.

D’altronde i numeri parlano chiaro. Alla riunione dei senatori, dove il Capogruppo Romani ha fatto votare sulle scelte di Berlusconi, non più di 6-7 mani si sono alzate per esprimere voto contrario. E in aula i dissidenti sono stati meno di dieci. Alla Camera i rapporti di forza sono più o meno gli stessi. "Queste polemiche - spiega qualcuno che conosce bene le cose di piazza San Lorenzo in Lucina, sede di Forza Italia – hanno avuto un effetto paradossale: i "colonnelli" del Partito, fin qui divisi da rivalità e antipatie personali, si sono uniti in nome non solo della fedeltà a Berlusconi, ma finalmente di una linea politica che tutti considerano priva di alternative. Da molto tempo Forza Italia non era unita come ora. Se questo era quello che volevano i dissidenti, sono serviti".

Quando si dice l’eterogenesi dei fini.


 

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