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Di Maio: "Io e Salvini siamo leali"

Intervista al vicepremier che si difende dagli attacchi e spiega come sarà la rimonta del M5S e del Governo Conte

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«Allora, a me piacciono le donne e quando posso mi dedico alla mia vita personale, che non è con Salvini, chiaro?». Non sembra appena sceso dalle montagne russe. Eppure è esploso lo scandalo Giulia Sarti, l’intreccio di «sesso, bugie e videotape» con presunti ricatti e foto hot. Inoltre i sondaggi disastrosi sono sulla bocca di tutti e infine il duello con il leader della Lega non è più sotto traccia, ma è diventato una magnifica ossessione alla luce del sole. Però Luigi Di Maio, monopetto blu e cravatta in tinta, ministro del Lavoro e dello Sviluppo economico, oltre che vicepresidente del Consiglio, appare sereno come una Pasqua nel suo ufficio di via Veneto. Sarà un grande attore come ci rivelerà nel corso dell’intervista o semplicemente innamorato, come scrivono i giornali? Chissà. Intanto, punzecchiato sullo stato dei rapporti con il suo rivale, la butta sul ridere.

Va bene ministro, ma conosce un altro leghista, a parte Matteo Salvini, che vuole ancora questo governo?

Sì, i gruppi parlamentari con cui parliamo ogni giorno e che vogliono continuare a lavorare con noi. C’è invece un certo astio, più grande di quel che si pensi, nei confronti di Forza Italia.

Perché?

Perché continua ad attaccare il governo. Renato Brunetta disse in aula che dovevamo abolire Quota 100 e mettere i soldi sui provvedimenti del programma di Forza Italia. Sa che significa questo? Che il centrodestra si teneva in piedi su un grande artifizio con tre programmi diversi.

Forza Italia vorrebbe strappare la Lega dalle grinfie dei Cinque stelle.

Sì, ma io e Matteo siamo leali e risolviamo i problemi.

Per come è fatto, per il suo carattere, se lo sceglierebbe come amico?

(Ride). Non posso rispondere.

Perché la accusano di avere accantonato Beppe Grillo, che ora è solo garante del Movimento 5 stelle e non più fondatore?

Questo statuto nasce da quando ci siamo candidati alle politiche. Grillo era nella vecchia associazione come capo politico, ma disse già a tempo debito: faccio il passo di lato.

Forse lui si divertiva di più all’opposizione…

Ma Grillo non vuole che stiamo all’opposizione, mi dice sempre di andare avanti. Mai nessuno, né Davide Casaleggio, né Grillo, né Alessandro Di Battista mi hanno mai detto: fai cadere il governo. Salvini voleva farlo cadere nei giorni della Tav, non io.

Con Di Battista avete avuto sempre anche un rapporto di amicizia. Ci spieghi: vi fa perdere voti o volevate candidarlo alle Europee?

Amico lo è tuttora. Alessandro è il primo attivista d’Italia. Dopo le Europee riparte, ci darà una mano nei prossimi mesi. È la persona che ogni giorno sento per lavorare ai progetti del Movimento. Quando stava in America Latina veniva usato contro di me per sottolineare: da quando non c’è più, il Movimento va male. Ora si dice che se sta qui va male il Movimento. Io non vedo novità. Ha sempre detto che non si sarebbe candidato alle Europee.

La nuova organizzazione la terrà al riparo dagli avversari interni, questo si pensa.

Nemici interni non ne ho.

Ministro…

Glielo dico con tutto il cuore, sono anni che ci mettono in contrapposizione.

E allora perché sta cambiando tutto?

Sto facendo evolvere il Movimento. Ogni cosa che facciamo a livello centrale ha bisogno di interlocuzioni con le regioni e con i comuni, sennò il Paese non lo governi. Io voglio vincere a livello locale, ma serve un’organizzazione diversa. Non può essere il capo politico a scegliere i candidati e a selezionare le liste. Cioè io non posso andare a vedere chi e perché si candida a Canicattì.

Tra lei e l’onorevole Fico si può dire che sia tornato il sereno dopo la soluzione diplomatica sulla Tav?

Lo vedo periodicamente e facciamo il punto sulle questioni di governo. Con lui ho un rapporto crescente. So come la pensa in tema di immigrazione, non rinuncia a esternare ed è un suo diritto. Eppoi quando parla della Tav sono d’accordo, quindi…

Salvini vi ha fregato? Facendo scrivere «avvisi» a Telt anziché «bandi», ha mandato avanti gli appalti e dopo maggio si deciderà.

Io l’8 marzo, era un venerdì, ho fatto una conferenza stampa per dirgli: non puoi andare a Milano e tornare lunedì. Ma per fortuna ha lavorato il presidente Conte e ha chiesto a Telt l’interpretazione autentica delle norme francesi. Era importante capire se si stavano impegnando in modo vincolante i soldi italiani per un progetto che vogliamo ridiscutere. Quando Telt ci ha detto: facciamo partire solo le operazioni preliminari non perdendo i fondi europei e non vincolando i soldi, quella è stata la soluzione tecnica. Non mi risulta che Telt e Salvini abbiano parlato, quindi come avrebbe fatto a fregarmi?

Non si sa mai, lui gira come una trottola. Ha visto che gli danno dell’assenteista?

Salvini assenteista? Io ormai con i giornali uso il metodo Thatcher (lo aveva invocato anche Silvio Berlusconi: o governi o leggi i giornali, ndr). Il ministero dell’Interno ha una sua conduzione che va avanti in ogni caso. Il Mise, invece, è un pronto soccorso: se non ci stai si scatena il caos sotto i palazzi del governo con manifestazioni ogni giorno. Quindi io non me lo potrei permettere.

A proposito di territorio, senza liste civiche il Movimento rischia anche in Basilicata e Piemonte. Sarà sufficiente il sistema proporzionale delle Europee per farvi riprendere fiato?

Non sono le liste civiche che ci possono far vincere. Quando partirà il nuovo Movimento, le liste civiche dovranno essere preesistenti sul territorio e avere lavorato anche con noi, non essere create al momento del voto.

Basilicata e Piemonte, ormai, le diamo per perse?

Vado a sostenere i candidati, ma le liste in Basilicata sono chiuse, in Piemonte quasi. Però non le do per perse, deve entrare il maggior numero di consiglieri regionali.

I sondaggi sono inclementi, ovvio che si sta attrezzando per la rimonta.

Non mi interessano i sondaggi, io credo molto di più nell’organizzazione sul territorio. Il Movimento, in alcune aree del Paese, è troppo in zona di comfort, parla solo con chi vuole parlare. E invece deve aprirsi ad altri mondi, come quelli delle imprese, delle categorie e dei lavoratori in genere. Tutta gente che non ha referenti nel Movimento e chiede sempre di parlare col capo politico. Anche gli ambasciatori che vogliono ragionare di esteri con noi, spesso sono costretti a fare il giro dei sottosegretari, dei vice ministri e poi a fare la tara su tutto quello che gli viene detto.

Vogliono tutti lei…

Infatti è urgente creare referenti tematici e nazionali che curino la strategia dei Cinque stelle sul territorio ogni giorno. Questo aiuterà gli italiani. A volte le richieste dei comuni arrivano ai ministri, ma non è possibile. Gli altri partiti hanno sindaci, presidenti di Regione, persone che fanno da filtro.

Ha scoperto l’acqua calda…

Vero, ma adesso non è più sostenibile, non siamo più all’opposizione e le esigenze degli italiani sono tante.

I problemi della sindaca Virginia Raggi a Roma e di Chiara Appennino a Torino possono aver influito sulle amministrative? Abruzzesi e sardi potrebbero pensare che non sapete governare le città...

Dovevano influire anche sulle politiche, invece abbiamo vinto gli uninominali a Roma e a Torino abbiamo battuto addirittura il Pd. Quelle amministrative sono andate nel trend di tutte le altre amministrative. Il giorno che abbiamo preso il 33 per cento a livello nazionale e nel Lazio abbiamo preso il 35, alle regionali del Lazio abbiamo preso il 26. C’è sempre uno spread grande tra amministrative e nazionali, ma questo non vuol dire che bisogna rassegnarsi. Il tema vero è stato l’Abruzzo, lì riponevamo grandi aspettative in Sara Marcozzi, ma è venuta meno, appunto, l’organizzazione.

Avete bisogno di una specie di catena di distribuzione?

In Abruzzo i cittadini non hanno avuto un contatto diretto con il governo Cinque stelle. Quindi sì, abbiamo bisogno di una catena di distribuzione perché dobbiamo risolvere i problemi delle persone. Noi stiamo provando a mettere a posto la sanità, ma tutto richiede intesa tra Stato e Regioni. Dobbiamo vincere le amministrative per affrontare dossier urgenti come la sanità.

Che cosa ha Giuseppe Sala, il sindaco di Milano, che manca alla Raggi?

Anzitutto che non viene attaccato. Poi Sala ha ereditato una città in ottime condizioni. Roma l’abbiamo presa in uno stato pessimo. Il sindaco non può avere gli stessi poteri del primo cittadino di Canicattì, sempre con tutto il rispetto per Canicattì. Manca l’attuazione dei poteri che erano stati dati con lo statuto di Roma capitale.

E perché Milano, a differenza di Roma, è considerata un modello vincente?

Un terzo dei dirigenti comunali qui è ancora sotto indagine. Roma è una città che non aveva anticorpi per resistere ai malavitosi. Milano ha fatto una grande cosa: è diventata una calamita degli investimenti e sta prendendo il largo rispetto a tutte le altre città d’Italia. Quindi non c’è solo lo spread tra Milano e Roma, ma tra Milano e tutte le altre città d’Italia. Tanti auguri a Milano, mi fa piacere.

Nello staff dei vostri addetti alla comunicazione, alla vigilia del voto in Abruzzo, si diceva che volevate tornare alle origini. Alla parola «cittadino»? A quali origini?

Nella storia del Movimento, ogni volta che c’è una fase di transizione ci si chiede se tornare alle origini o andare avanti. L’idea di Gianroberto e mia è sempre stata quella di fare evolvere il Movimento, anche mettendo in discussione il limite del doppio mandato per i consiglieri comunali, cosa che li rimotiverebbe a mettersi in gioco. Poi c’è chi dice torniamo alle origini, ma noi abbiamo iniziato per arrivare qui. Siamo nati e cresciuti per cambiare l’Italia, tornare alle origini non è la mia idea.

Quindi avremo a che fare per sempre con la Piattaforma Rousseau?

Sempre di più. A Milano abbiamo fatto un esperimento storico e votato la blockchain (letteralmente catena di blocchi, una tecnologia che protegge qualsiasi transazione, ndr). È una cosa che cambierà tutto e ogni forza politica si doterà di queste piattaforme. Ci consente anche di far decidere tutti i mesi a ogni nostro iscritto dove mettere i soldi tagliati dagli stipendi da parlamentari. Milioni di euro tornano sul territorio.

È più difficile per la Lega accettare il reddito di cittadinanza o per voi la legittima difesa?

Bisogna raccontarla bene la legittima difesa, dire che lo Stato abdica alla sua funzione di difendere i cittadini e che ci armeremo di più non va bene. La Lega sbaglia, non puoi dire: se uno entra in casa mia gli sparo. Non può essere questo l’atteggiamento con cui si spiega una proposta di legge. Nella sostanza siamo d’accordo, la legittima difesa è nel contratto, ma dipende da com’è lo storytelling. Le parole di un governo incidono sulla cultura di un Paese.

Ha fatto bene Salvini ad andare in carcere da Angelo Peveri, l’uomo che ha sparato a un rapinatore ed è stato condannato per tentato omicidio?

Se la visita in carcere deve essere una sfida ai magistrati o allo Stato, no. Per me la verità è la sentenza del magistrato.

Quindi lei non sarebbe andato?

No, mai, io sto col magistrato.

Un’altra fonte di mal di pancia è il reddito di cittadinanza. L’accordo con le Regioni prevede 3 mila Navigator anziché 6 mila. Vi state incartando?

No, l’altra metà dei soldi li daremo alle Regioni per erogare servizi sul reddito.

Ci sono dei lavori a cui si può dire di no perché il minimo congruo deve essere di 858 euro, un po’ alto. Questo minimo può cambiare alla Camera durante la conversione in legge?

No, il minimo non si cambia. Il vero scopo è non far tornare la persona nel reddito di cittadinanza, ma farlo uscire. Le imprese avranno 18 mesi di sgravi contributivi a 780 euro se assumeranno persone con reddito, ma non li potranno licenziare dopo 18 mesi. Così tiriamo fuori persone dalla povertà mettendole in un canale lavorativo stabile.

Un’arma di chi vi critica è la famosa lista di lavori che gli italiani si rifiutano di fare…

Ma non è così, tra chi non ha lavoro e i lavori che servono non c’è in mezzo alcun percorso di formazione e di riabilitazione. Chi cerca occupazione non ha interlocutori, non sa dove andarsela a prendere quell’occupazione. Di certo non può rivolgersi ai centri per l’impiego perché sono in una situazione disastrosa. Grazie all’accordo fatto con le Regioni, si passa da 8 mila dipendenti dei centri per l’impiego a 20 mila. Nei prossimi due anni saranno più che raddoppiati. Ci sarà pure qualcuno che certi lavori non li vuole fare, ma in quel caso non avrà più il reddito.

L’iter prevede diversi passaggi. È sicuro che chi ne ha diritto incasserà il reddito prima delle Europee?

La mia premura non è fare incassare il reddito prima delle Europee, e comunque l’erogazione ci sarà tra fine aprile e la prima settimana di maggio. Tutto bene agli sportelli, tutto nei tempi. Avevano previsto un disastro e invece...

La attacca anche Carlo Calenda, suo predecessore al Mise. A Panorama ha detto che lei non ha mai incontrato una sola volta i suoi direttori generali. Lui, invece, ne vedeva almeno uno al giorno e tutti i giorni.

Sono state le prime persone che ho incontrato, ci ho lavorato dossier su dossier, e li ho fatti ruotare tutti. Ce n’erano alcuni che avevano lo stesso posto da 17 anni. Adesso li reincontrerò con le loro nuove mansioni. Calenda è una persona talmente affezionata a questo posto che infatti, come sapete, quando se ne è andato ha preteso il Tfr che ai ministri non può essere pagato. E io ho dovuto declinare con un parere negativo della Ragioneria dello Stato.

Invece, con il presidente della Repubblica come sono i rapporti?

Ha dimostrato grande saggezza. C’è stato un momento di forte attrito legato a quei tre giorni sul ministro Savona (durante la nascita del nuovo governo, ndr), ma ora per noi è un punto di riferimento. Ha un ruolo fondamentale nella tenuta di questo governo.

E con Giancarlo Giorgetti, numero due della Lega, meno tenero con voi rispetto a Salvini?

Io quando prendo decisioni politiche le prendo con il premier Giuseppe Conte e con Salvini, non con Giorgetti.

Nicola Zingaretti, il nuovo segretario del Pd, le porterà via voti?

Non credo. Lui dovrà dimostrare che la sinistra è la sinistra. Non basta sbaraccare la sede che è stata il simbolo dell’accordo del Pd con Berlusconi. La sinistra in questi anni ha distrutto i diritti sociali in Italia. Sanità, welfare, lavoro. Ormai il Pd ha un’anima iperliberista, legata ai grandi potentati economici. Prima diceva che il reddito era assistenzialismo, ora che hanno scoperto che eroga soldi, ma chiede anche politiche attive per il lavoro, dicono che è un ibrido. Trovano sempre una scusa per combattere strumenti che dovrebbero essere nella tradizione della sinistra.

Come interlocutore lo preferisce a Matteo Renzi?

Vabbè, chiunque è meglio di Renzi. Comunque guardo Zingaretti e vedo che ha un gruppo parlamentare di renziani e liste in Sicilia che si stanno accordando con Forza Italia. Quindi la strada e lunga, un grande in bocca al lupo. La vera sfida è: che vogliono fare sul salario minimo orario? Noi lo votiamo in Parlamento e loro? Anche reddito e Quota 100 sono provvedimenti non di destra. Al Senato il Pd ha votato contro, adesso si va alla Camera, vediamo.

Lei ripete spesso che il Movimento è sotto attacco. Che cosa pensa della stampa italiana?

Ci sono stati tanti attriti. Vede, a volte certe notizie incidono sulla tenuta di un governo. Ma c’è un problema generale che è quello del conflitto di interessi: non è necessariamente il motivo per cui un giornale parla male di una forza politica, ma inquina il dibattito, non sai mai se un’inchiesta serve perché c’è un conflitto di interessi tra l’editore e quella forza politica. In Italia troppi casi come quello di Carlo De Benedetti, che aveva relazioni tali col presidente del Consiglio da fare delle plusvalenze in Borsa sul caso delle Popolari. Tutto questo alimenta un clima di sospetto. Presto dovremo risolvere il problema.

Come?

Con una legge che permetta per prima cosa di dividere tra editori puri e impuri, che è un termine tecnico. E poi di aumentare la pluralità nel possesso di un organo di informazione, consentendo cioè un azionariato più diffuso e non monolitico su un solo soggetto.

Non gliela faranno fare.

Tante cose non mi dovevano far fare e poi le ho fatte.

Basta politica per un attimo. Della sua vita privata si sa poco o niente. A Vanity fair, due anni fa, aveva detto di sentirsi gratificato a stare con una donna più grande. Ora tutti parlano della sua nuova love story con Virginia Saba, cestista di Cagliari.

Ma io non ne voglio parlare…

Può dire almeno se è vero o un gossip?

Tutto vero.

Si sente pronto per un figlio?

Farò un figlio, ma non so quando. È un atto d’amore e di serietà, devi essere disposto a crescere il tuo bimbo, ad avere tempo per lui e per la tua compagna.

Lei crede nella famiglia?

La famiglia è il mio punto di riferimento.

Allora perché avete negato il patrocinio al congresso mondiale delle famiglie a Verona?

Il patrocinio è stato concesso in autonomia dal ministro Lorenzo Fontana (della Lega, ndr). Il tema della famiglia è centrale per il successo della nostra società. Ma se è accompagnato da idee che vedono la donna costretta in un unico ruolo, allora non ci rappresenta.

Ci va a messa?

Sono molto cattolico, credo in Dio e vado a messa tutte le volte che torno a Pomigliano d’Arco dove c’è il mio parroco, don Peppino Gambardella. Con lui ho affrontato il tema del gioco d’azzardo quando ero ragazzo, e tante altre battaglie. Il referendum sull’acqua pubblica, per esempio, nel 2011. Una parte del mio percorso politico si è intrecciato col mio percorso cattolico. Lui era focolarino.

E lei?

Io no.

Pensa che questo governo tuteli abbastanza i diritti di gay e lesbiche? Sul fronte della famiglia tradizionale, come vede, Salvini si muove con molta convinzione.

I diritti civili non sono entrati nel contratto, ma su unioni civili e sui diritti e tutela Lgbt lavoriamo ogni giorno con Vincenzo Spadafora. Abbiamo permesso che non si facessero dietrofront. Con un governo di centrodestra, di sicuro si sarebbe tornati indietro. Noi siamo una garanzia.

È favorevole o contrario alle adozioni gay?

Mai adozioni gay o maternità surrogata.

Chi era il suo eroe da bambino?

Il pilota Ayrton Senna. Avevo sette anni quando è morto, nel 1994. Si dedicava ai diritti sociali e aveva fondato un’associazione per i poveri in Brasile.

Ha sempre avuto a cuore i poveri…

Da piccolo volevo fare il poliziotto, ho sempre avuto la vocazione di aiutare gli altri.

Sicuramente a scuola era un secchione. Lei ha preso il punteggio massimo alla maturità classica, Salvini 50 su 60 e Zingaretti non è neanche diplomato. In questo momento è tra i leader politici più titolati…

(Ride). Mi piacevano alcune materie e questa cosa creava entusiasmo nei professori. Italiano, ma soprattutto storia e filosofia, avevo un docente bravissimo anche di latino e greco. Ma non studiavo come un pazzo, mi piaceva il ragionamento e i professori erano contenti, mettiamola così. Ero impegnato in tante altre cose…

Nello sport?

Quello non tanto, solo un po’ di piscina.

E che altro faceva, oltre alle battaglie con il suo parroco?

Recitavo a teatro. Ho interpretato i Carmina Burana, poi ho fatto l’attore protagonista in uno spettacolo teatrale sul Novecento. Avevamo un meta teatro, facevo anche la guida che accompagnava gli spettatori nelle varie stanze del secolo. Il regista era Ernesto Dello Jacono. Molto severo, mi ha educato pesantemente a recitare al meglio.

Il libro che rilegge.

Rosso di Sandro Pertini e La storia d’Italia di Indro Montanelli.

La musica che ascolta a casa.

Colonne sonore. Da quelle di Ennio Morricone e Ludovico Einaudi a quelle americane di Hans Zimmer. Non amo molto le musiche cantate. A Sanremo, però, mi è piaciuta molto la canzone di Simone Cristicchi, Abbi cura di me.

Tra le gaffe che ha fatto, qual è quella che le ha lasciato più amaro in bocca: il presidente Ping, Matera in Puglia...

Di gaffe se ne fanno quando il ritmo è veloce, a volte sbaglio pure il pianerottolo di casa. Sono cali di concentrazione. Di quella su Pinochet in Venezuela mi assumo le responsabilità, però le svelo che era un post che non avevo scritto io, ma il mio social manager di allora.

Lo ha mandato via?

Assolutamente no.

Lei non ha una laurea, come del resto Salvini e molti altri politici. La accusano di non avere mai lavorato, eppure lei ha fatto il manovale, il cameriere e altro ancora.

Non mi attaccano gli italiani su questo, ma chi non ha mai lavorato per davvero. A 20 anni fare quello che ho fatto io significa rimboccarsi le maniche per non pesare sulla famiglia.

Si è mai vergognato di fare lo steward al San Paolo?

Assolutamente no. E comunque, anche se non ci sarebbe niente di male, non ho fatto lo steward con le bibite in mano, ero in tribuna autorità e accoglievo in giacca e cravatta, non avevo la pettorina.

Se alle Europee il Movimento non arrivasse al 20 per cento, lei si dimetterebbe? Sotto quale soglia lo farebbe?

Io non sto pensando alle dimissioni. Queste elezioni si vincono non facendo fare il 51 per cento a Ppe e Pse in Europa. Non penso alla percentuale in Italia, ma a eleggere il maggior numero di parlamentari europei del Movimento. Deve esserci lo tsunami anche a Strasburgo. Così, qualsiasi altro gruppo sarà l’ago della bilancia, né di destra, né di sinistra. Voglio fare la prima delegazione del nuovo gruppo parlamentare. Poi sono scaramantico.

Che cosa farà dopo aver esaurito i suoi mandati? Lei dice di no, ma sarà ancora in politica…

Non so se prenderla come un augurio, l’ho detto che sono scaramantico. Guardo al mondo delle start-up innovative, al venture capital. Ma sinceramente penso ai prossimi quattro anni al governo.

È tecnologico anche a casa? Ha il frigo che le dice che cosa c’è da comprare?

Essere tecnologici non è avere la casa domotica, ma sapere approfondire gli strumenti che stanno cambiando il mondo. Sei tecnologico se sai come cambia il mondo con la blockchain e l’intelligenza artificiale.

Posta poco su Instagram...

Non posto pane e Nutella ogni giorno.

Quali sono le sue paure in questo momento?

Paure più legate a sentimenti personali, non politici.

L’sms più brutto che ha ricevuto da quando è in politica.

Quando è morto Gianroberto Casaleggio, ero relatore a un convegno ed è arrivato il messaggio.

Che errore di comunicazione si rimprovera? Tornerebbe a brindare sul balcone per l’approvazione del reddito di cittadinanza?

Lì c’era la gioia pura, avevamo messo il reddito nel Def e nella Legge di bilancio, adesso tutti i servizi televisivi, le storie sulle persone che prendono il reddito mi commuovono. Quindi sì, tornerei sul balcone.

Quanto le piace fare politica? Tanto, vero?

Nessuno decide fino in fondo quello che vuole fare, c’è sempre un bivio, scegli la strada e si apre un mondo. Il mio bivio è stato a 16 anni quando il professore di storia e filosofia mi ha detto: qui la scuola cade a pezzi, non funziona il riscaldamento, non funziona nulla. Lui era un berlingueriano, ma mi ripeteva: la politica non è destra o sinistra, è decidere se ti vuoi impegnare per mettere a posto questa scuola. Avevo 16 anni, da lì è nato tutto. Dopo tre anni sono andato a inaugurare il nuovo istituto. È una passione che auguro a tutti, perché la politica fatta in maniera pulita è una delle cose che ti dà più soddisfazioni. All’opposizione è più frustrante, qui ti puoi misurare con la realtà.

E allora misuriamoci con la realtà. Abbiamo tutti paura di una manovra correttiva…

Se parla di patrimoniale, le assicuro che non ci sarà. E se la mette la Lega ci opponiamo. n

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