Politica

Una Task Force in soccorso di Di Maio

A frenare le sorti calanti del leader del M5S ci sono due big: Casalino e Di Battista

Di Battista Di Maio M5S

Giampaolo Pansa

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Per dirla alla buona, adesso saranno cazzi amari per il dittatore della Lega, il ferreo Matteo Salvini. Tra una morosa e l’altra, si era soprannominato il Capitano. Ma capitano di che? Ecco una domanda priva di senso. Non soltanto dell’esercito leghista, con i sergenti che si presentano alle telecamere delle tante emittenti, ed essendo dei perfetti Signor Nessuno esibiscono all’occhiello della giacca la spilla con Alberto da Giussano che agita lo spadone. Con uno slogan tratto dal vocabolario salvinista possiamo esclamare: signori, la pacchia è finita! Da oggi in poi, non avrete più a che fare con quel fanfarone azzimato e sorridente che risponde al nome di Luigi Di Maio. Il povero vice premier non è più da solo. Una volta constatato che i sondaggi dicono che i Cinque Stelle perdono voti su voti, il ragazzo di Avellino ha messo insieme una task force che obbligherà il capitano leghista a dichiarasi soltanto un sergente oppure, Dio non voglia!, appena un caporale.

L’esistenza della task force è stata rivelata il giorno di Capodanno. Ed è composta da quattro big, di peso diverso, ma tutti in grado di mettere sottosopra un’Italia che sta andando in pezzi e non riesce più a trovare una classe dirigente alla quale aggrapparsi. Il numero uno lo conosciamo, l’eterno Di Maio. Il numero due può sembrare un tizio di poco conto, ma vale la pena di essere illustrato dal Bestiario. È Rocco Casalino, l’addetto stampa del presidente del Consiglio, lo sfortunato Giuseppe Conte. Questo Rocco è salito all’onore delle cronache per un comunicato nel quale accusava le opposizioni del governo di terrorismo politico e mediatico. Da addebitare  soprattutto ai quotidiani e ai settimanali.

Di Maio ha trovato la forza di fargli ritirare questa gaffe colossale. Partorita da un cervello che ha un solo connotato: l’ignoranza. Il Casalino si era già fatto notare per una confessione singolare: quella di essere bisessuale, ovvero disposto ad accoppiarsi tanto con i maschi che con le femmine. Fatti suoi, semplice questione di lenzuola. Ma il terrorismo no. Per l’Italia è stata una piaga terribile. Che ha visto morire sotto il fuoco delle Brigate rosse o nere una quantità di italiani per bene che non meritavano di finire con le scarpe al sole e la testa sfracellata dalle rivoltellate.

A uso e consumo di Casalino, ecco un elenco assolutamente parziale che il Bestiario offre all’addetto stampa del premier Conte. I morti di piazza Fontana, uccisi da una carica di esplosivo collocata nella Banca nazionale dell’Agricoltura di Milano, in piazza Fontana. Era il 12 dicembre 1969 e il sottoscritto, redattore della Stampa, è arrivato sul posto quando i morti stavano ancora sotto le macerie della banca. Corpi irriconoscibili, membra spezzate, sangue dappertutto.

Poi Aldo Moro, soppresso dopo una lunga detenzione in un cosiddetto Carcere del popolo. Giornalisti come Walter Tobagi e Carlo Casalegno. Magistrati come Alessandrini e Coco. Operai come Guido Rossa e tanti altri uguali a lui. Per non parlare dei molti dirigenti d’azienda gambizzati e costretti a portare sul loro corpo per tutta la vita il segno dell’oltraggio fisico e psicologico subito.

Che cosa conosce di tutto questo il bisex Casalino? Un bel niente. Lo stesso niente che gli italiani per bene sanno di lui. Eppure l’avvocato Conte se lo tiene stretto nel ruolo di portavoce. E non a titolo gratuito. Secondo il Giornale di Alessandro Sallusti, la retribuzione del giovanotto dal doppio sesso sarebbe di 169 mila euro l’anno, superiore allo stipendio dello stesso premier.

Ma il vero oggetto misterioso della task force di Di Maio è Alessandro Di Battista, chiamato dagli amici Dibba. Secondo Wikipedia, è nato a Roma il 4 agosto 1978 e dunque è un signore che ha già compiuto quarant’anni. Che ha fatto nel suo primo quarantennio? Un sacco di cose che è difficile valutare secondo il metro dei comuni mortali. Ha vissuto a lungo in molti Paesi lontani dall’Italia. Argentina, Cile, Paraguay, Bolivia, Perù, Ecuador, Colombia, Costarica, Nicaragua, Guatemala e Cuba. Per scrivere un libro sulle «nuove politiche continentali» che per il momento nessuno ha ancora letto.    

  Il suo ritorno in Italia è stato testimoniato da qualche fotografia e da una breve sequenza trasmessa da tutti i telegiornali. Stava accanto a Di Maio che se la faceva addosso per la felicità di mostrare al mondo il suo nuovo acquisto. Per la verità, il numero uno della coppia sembrava Di Battista. Ho pensato: povero Luigi si è portato in casa il padrone. È facile immaginare che l’esule rientrato in patria farà subito comunella con il capitano leghista. Di lui Salvini ha già detto: «Di Battista sta girando il mondo ed è pagato per farlo. A modo suo è geniale…». Secondo il Fatto Quotidiano, questa sarebbe una battuta «vagamente sprezzante». Ma al Bestiario non sembra proprio. n

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