Il derby per il Quirinale fra Montecitorio e Palazzo Madama

In nove casi su dodici l'inquilino del Colle proveniva da uno dei due rami del Parlamento. Ma la Camera vince 8 a 1

Montecitorio

L'aula di Montecitorio – Credits: Franco Origlia/Getty Images

Sabino Labia

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Il Presidente del Senato, Pietro Grasso, ha ufficialmente assunto l’incarico di Capo dello Stato supplente (Leggi qui cosa significa) dopo le dimissioni di Giorgio Napolitano. È la quarta volta che avviene nel corso della Repubblica; la prima si verificò nell’estate del 1964 con Cesare Merzagora che sostituì per quattro mesi Antonio Segni colto da ictus nell’estate di quell’anno dopo un violento diverbio con Aldo Moro e Giuseppe Saragat in merito alla vicenda del Piano Solo. La seconda fu con Amintore Fanfani che sostituì Giovanni Leone nel 1978 e la terza nel 1992 con Giovanni Spadolini che assunse l’incarico lasciato vacante da Francesco Cossiga.

Tuttavia, quello che risalta all’occhio di un attento osservatore è che dal 1946 a oggi tutti i Presidenti di Senato e Camera, oltre a ricoprire il ruolo, rispettivamente, di seconda e terza carica dello Stato, in ogni elezione per il nuovo inquilino del Quirinale, sono sempre stati inseriti di diritto nella cosiddetta rosa dei candidati ufficiali andando a creare una sorta di derby tra le più alte cariche dello Stato.

Non solo, in un veloce excursus di tutte le elezioni, ci accorgiamo che, su dodici elezioni presidenziali, a essere eletto è stato, per ben nove volte, uno dei due ma la statistica ci dice ancora di più e cioè che alla fine il risultato tra Montecitorio e Palazzo Madama è di 8 a 1.

Tutto ha inizio, naturalmente, nel lontano 1946 con Enrico De Nicola che, prima di essere eletto Capo provvisorio dello Stato, aveva ricoperto l’incarico di Presidente della Camera negli anni tra il 1920 e il 1924 dimettendosi in contrasto con il regime fascista. L’unicum di De Nicola è che è stato l’unico ad aver fatto l’en plein ricoprendo tutte e tre le cariche istituzionali, dal momento che nel 1951 venne eletto Presidente del Senato.

La sfida Gronchi - Merzagora

Nel 1955 lo scontro tra titani è tra Cesare Merzagora, Presidente del Senato e favorito numero uno della Dc e Giovanni Gronchi, Presidente della Camera e capo dei Franchi tiratori. Dopo i primi due scrutini in cui l’esito dimostrava palesemente che la vittoria era impossibile, Merzagora, continuando a mostrare un sano ottimismo, confidava al repubblicano Randolfo Pacciardi vuoi scommettere venti bottiglie di spumante che riuscirò? Me lo ha detto anche Gronchi. Ipse dixit, a essere eletto fu Gronchi sotto gli occhi di Merzagora.

Dopo la breve e infelice parentesi di Segni, la sfida vede ai nastri di partenza l’ex Presidente dell’Assemblea Costituente, Giuseppe Saragat, e Giovanni Leone, ex Preside della Camera. La vittoria, alla vigilia di Capodanno e dopo ventuno interminabili scrutini, arride al primo.

Le sconfitte di Fanfani contro Leone e Pertini

Passano sette anni e Leone torna alla carica e sfida il Presidente del Senato, Amintore Fanfani, il favorito e, allo stesso tempo, lo sconfitto per antonomasia. Dopo ventitré scrutini e snervanti trattative all’interno dello Scudo Crociato, il cavallo di razza aretino cede il Colle al collega napoletano.

Ancora un settennato e ancora un derby, tra Sandro Pertini, ex Presidente della Camera, e l’eterno Fanfani, Presidente del Senato e, ormai, in caduta libera. Il risultato è più che scontato, anche se bisognerà attendere il sedicesimo scrutinio.

L'unica vittoria del Senato con Cossiga

Il 1985 è la prima e unica volta che si registra la facile vittoria di un Presidente del Senato con Francesco Cossiga. Primo scrutinio e nessun rivale da affrontare.

Il 1992 è l’anno di Tangentopoli e delle stragi. Nonostante i candidati siano tutti e nessuno, a cominciare dal segretario democristiano, Arnaldo Forlani, i Grandi Elettori sembrano indirizzati a eleggere il Presidente del Senato, e Capo dello Stato supplente, Giovanni Spadolini. Quando tutto sembra fatto arriva nell’Aula di Montecitorio la notizia dell’attentato di Capaci che scompiglia le carte e fa virare i Grandi Elettori verso il Presidente della Camera, Oscar Luigi Scalfaro.

La doppietta di Napolitano

L’ultimo è Giorgio Napolitano che tra i tanti primati detiene anche una doppia vittoria nel derby di andata e in quello di ritorno su Franco Marini, che nel 2006, in quanto Presidente del Senato era uno dei favoriti, e nel 2013 era addirittura il favorito.

Anche nel 2015 e per la tredicesima volta, tra i candidati a salire al Quirinale ci sono di diritto anche quelli di Pietro Grasso, attuale Presidente reggente, e Laura Boldrini, senza contare che ci sono alcuni ex Presidenti pronti, e ben equipaggiati, a scalare il Colle. La legge dei grandi numeri dice Montecitorio, ma Palazzo Madama può ripetere l’exploit dell’85.

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