Politica

Demagogico De Magistris

Per il sindaco uscente di Napoli le elezioni del 5 giugno sono la prova della vita in una città tutta (ancora) da sistemare

De-magistris

Simone Di Meo

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"Io sto con la gente come te, come te... Perché tu non conti un cazzo, ma per me conti tantissimo". Così urla il sindaco con la bandana a un poveretto con gli occhi sgranati, seduto nella prima fila di un teatro, scena dell'ultimo comizio elettorale.

Poi prosegue, con tono improvvisamente ieratico: "Sciogliete i nodi, sciogliete le catene. Amatevi, non odiate". È la politica ormonale ai tempi di "Giggino 'o rivoluzionario": ovverosia il sindaco di Napoli, Luigi de Magistris. Che si paragona a Ernesto Che Guevara e intanto invita il presidente del Consiglio Matteo Renzi ad "avere paura", anzi meglio: a "cacarsi sotto".

La sfida della vita
Le amministrative del 5 giugno, per lui che governa Napoli dal giugno 2011, sono la sfida della vita. Senza il partito di Antonio Di Pietro alle spalle e accerchiato da un esercito di ex fedelissimi con il dente avvelenato, de Magistris prova a ottenere il bis per palazzo San Giacomo, puntando tutto sugli effetti speciali.

Come la promessa di trasformare il Comune di Napoli in un ente a statuto speciale con autonomia finanziaria e fiscale, in pratica un Regno delle Due Sicilie formato bonsai; o come quella di garantire un reddito di cittadinanza di 600 euro mensili ai troppi disoccupati.

Servirebbero 15 milioni di euro all'anno per gli assegni, ma la copertura non c'è. E non ci potrà essere perché le casse municipali già segnano un rosso di 1,6 miliardi di euro che bisognerà prima o poi ripianare.

Il buco da ripianare
Ripianare sì, ma come? Le dismissioni degli immobili comunali, che pure erano state concordate nel piano di rientro del pre-dissesto, si sono arenate. Anzi, l'amministrazione non ha mosso un dito nemmeno per liberare gli edifici occupati dai centri sociali come l'ex Asilo Filangieri.

Né si è attivata per stracciare i contratti capestro, ereditati dalla passata consiliatura, con cui vengono fittati a poche decine di euro al mese appartamenti e negozi comunali nelle zone chic, che potrebbero fruttare tanto di più. La Procura della Corte dei conti ha già aperto un fascicolo e inviato una mezza dozzina di avvisi di garanzia, ma per ora non accade nulla.

Gli unici sfrattati, alla fine, sono i carabinieri dei Quartieri Spagnoli cui Palazzo San Giacomo ha deciso di non pagare più il fitto per la caserma, unico avamposto di legalità in uno dei territori più difficili della città. E, quando non ci sono i soldi, si sa, i servizi sono messi male.

Su Facebook è nato un gruppo che si chiama "Fuossbook" che raccoglie con tanto di foto le buche stradali (le "fuosse", per l'appunto) disseminate nel capoluogo.

Fuossbook

La pagina Facebook "Fuossbook" che denuncia le buche stradali e i dissesti di Napoli

La differenziata è inchiodata all'epoca di Rosetta Iervolino, poco sopra il 23 per cento malgrado le rutilanti promesse di inizio mandato. I trasporti? Di certo non se la passano meglio: secondo una ricerca della App "Moovit", a Napoli l'attesa di un bus è la più lunga d'Italia, oltre mezz'ora. Cinque volte in più rispetto a Milano.

Sulla bonifica di Bagnoli, il sindaco barricadero ha perso una partita fondamentale con il Governo e col premier, in particolare. Il Comune si è visto bocciare il ricorso al Tar contro il commissariamento e, alla fine, ha dovuto dare l'ok al piano.

Sindaco globetrotter
Dal suo ufficio al secondo piano, de Magistris scruta il mare con la valigia a portata di mano. È il più globetrotter delle fasce tricolori. È stato in Palestina, a San Francisco e a New York. E ancora ad Amburgo, San Pietroburgo, Viennae perfino a Baku, in Azerbaigian. Tra una cittadinanza onoraria a Abdullah Ocalan, il leader del Pkk, il Partito dei lavoratori del Kurdistan, e una all'ex presidente palestinese Mahmud Abu Mazen, si è trasformato da Giggino 'a manetta in Giggino millemiglia.

A forza di girare per il mondo può girare pure la testa, però. Un semplice tour operator dell'Oman è stato infatti scambiato dal cerimoniale comunale per un ricco sceicco mediorientale, interessato a promuovere interessi commerciali. Con tanto di foto e di scambio di gagliardetti in sala della giunta, e successivi inevitabili sfottò sui social network. E parlando di Bruxelles (dove pure non ha mancato di fare visita) il sindaco giura che "è meno sicura di Napoli".

In parte è vero, almeno per quanto attiene al terrorismo: ed è vero che a Napoli molti reati sono in calo, ma per omicidi e rapine il triste primato è ancora tutto di Partenope. Anche quando le cose vanno bene e il turismo galoppa, si rischia lo scivolone.

I conflitti di interessi
Per chiudere al traffico Chiaia, la stradina della movida glamour, si è sfiorato l'incidente sentimental-diplomatico: a dare l'ok al progetto, presentato dai gestori dei baretti di Chiaia, doveva essere anche l'assessora ai Giovani, Alessandra Clemente. Il problema era il conflitto d'interessi: Clemente è la bella fidanzata di Riccardo Izzo, presidente del comitato promotore per la pedonalizzazione.

Così alla fine l'ipotesi è caduta. Ma che stress. A proposito di parenti e affini: a coordinare la campagna elettorale è sempre il fratello del sindaco, Claudio de Magistris. In un dossier inviato in Procura, il candidato del centrodestra Gianni Lettieri parla di "metodo de Magistris" chiedendo di chiarire i rapporti tra l'impresario e una serie di ditte vincitrici degli appalti comunali.

L'insinuazione, comunque, è stata rimandata al mittente dal de Magistris fratello. D'altronde, non c'è tempo per le polemiche: bisogna rastrellare voti.

Le liste per le elezioni
Giggino si presenta ai nastri di partenza con dieci liste (quattro gli sono state tagliate dalla commissione elettorale, ma pende un ricorso) che è il classico esercito di Franceschiello. Dentro c'è di tutto: rinnegati di destra e di sinistra, ambientalisti, nostalgici della balena bianca, addirittura sedicenti "neoborbonici".

Urna non olet, e dunque disco verde - tra i tanti - pure alla candidatura a presidente della terza Municipalità per Ivo Poggiani, leader dei contestatori che il 6 aprile scorso scatenarono la guerriglia sul lungomare in occasione della visita di Matteo Renzi con tanto di sassaiola sulle forze dell'ordine.

Un posto in lista era pronto pure per Enzo Peluso, assicuratore, ma è saltato quando Il Mattino ha scoperto che era iscritto alla massoneria. In ogni caso, il "Grande oriente d'Italia democratico" ha già fatto sapere di sostenere de Magistris.

Altri tempi
Sono lontani i tempi di Catanzaro quando LdM dava la caccia a grembiulini e presunti cospiratori-lobbysti, sia pure con risultati investigativi non proprio incoraggianti, e quando additava le logge come braccio armato dei poteri occulti che gli avrebbero "strappato la toga" e le roboanti inchieste "Poseidone" e "Why not".

L'ipotesi, peraltro, è stata smentita a inizio maggio dal tribunale di Salerno che ha assolto ("il fatto non sussiste") gli imputati accusati di aver tramato per sabotare l'allora magistrato:dall'ex deputato azzurro Giancarlo Pittelli all'ex responsabile del Sud Italia della Compagnia delle Opere, Antonio Saladino.

Inchieste-rompicapo che frullavano politici, imprenditori, faccendieri, servizi segreti, ambasciatori, 'Ndrangheta, trafficanti d'armi, e che poi sono franate sotto raffiche di assoluzioni e proscioglimenti. Eppure le ambizioni inquisitorie erano elevate: prima che gli fosse avocata "Why not", de Magistris aveva messo sotto controllo, insieme al fido Gioacchino Genchi, i telefoni delle tre suore che assistevano Papa Joseph Ratzinger.

L'amore per la magistratura non gli è comunque passato. Dopo il flop del partito Rivoluzione civile creato con l'ex collega Antonio Ingroia, pare che de Magistris stia ipotizzando un nuovo movimento. Avrebbe addirittura incontrato alcuni magistrati particolarmente agguerriti, i cosiddetti "davighiani" per intenderci. Dove? A Firenze. Non del tutto casualmente, proprio a casa di Matteo Renzi.

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