Il mondo "chiuso" di Casaleggio

Il guru di Grillo passa dagli incontri con gli imprenditori alla solitudine del suo buen retiro. «Panorama» l’ha inseguito. Per capire i segreti del più antidivo tra i nuovi politici

Gianroberto Casaleggio e Beppe Grillo mentre lasciano l'Hotel Eurostar Saint John (in camper) per andare al comizio in piazza San Giovanni, Roma, 22 Febbraio 2013 (Credits: ANSA/GIUSEPPE LAMI)

Giacomo Amadori

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L’ultima apparizione ufficiale di Gianroberto Casaleggio risale al breve comizio di piazza San Giovanni a Roma, il 22 febbraio. Da allora i giornalisti italiani lo hanno aspettato al varco inutilmente. Il 21 marzo il guru di Beppe Grillo era atteso al Quirinale per l’incontro del Movimento 5 stelle con Giorgio Napolitano, ma non si è presentato. Non si è materializzato nemmeno agli incontri più o meno segreti con i parlamentari grillini.

La settimana scorsa, giovedì 4 aprile, hanno avuto l’onore di ammirarlo in carne e riccioli solo sette imprenditori lombardi chez Arturo Artom, uno degli spin doctor economici dell’ideologo del M5s. Durante la colazione in un ristorante meneghino (insalata e caffè il suo menù di vegetariano convinto) ha illustrato ai presenti il programma economico del movimento, dall’immediato pagamento dei debiti della pubblica amministrazione verso le imprese all’abolizione dell’Irap e dell’Imu, dalla cancellazione dell’Equitalia al reddito di cittadinanza che in futuro dovrebbe sostituire la cassa integrazione.

Due giorni dopo gli appunti di Casaleggio hanno iniziato a trasformarsi in proposte di legge a Bologna. Sotto le Due Torri Massimo Colomban, quintessenza dell’imprenditoria del Nord-Est, fondatore del colosso delle costruzioni Permasteelisa e amministratore della Quaternario investimenti, ha radunato un gruppo di giuristi ed economisti per stilare i disegni di legge che poi passeranno all’esame dei gruppi parlamentari grillini. Un pensatoio legato al sito Confapri.it, inaugurato cinque mesi fa e che secondo i suoi fondatori ha già attirato 100 mila imprenditori attorno alle loro «ricette del buon governo» sposate da Casaleggio. «È uno di noi, parla il nostro linguaggio. Ha anche sangue veneto. A Bologna, però, non è venuto» ammette Colomban.

Il motivo è semplice: nonostante il ruolo politico di primo piano, Casaleggio resta allergico alla ribalta, le pubbliche uscite lo tormentano come un cilicio e, per questo, appena può si rifugia nel suo piccolo mondo chiuso, a Settimo Vittone (Torino), il paese di 1.500 abitanti nel Canavese dove possiede una villetta bianca d’intonaco. Nulla d’eccezionale, sobria come il suo stile: due piani e mansarda, pagata 60 milioni di lire nel 1991 e ristrutturata nel 1995 grazie a un mutuo da 130 milioni. Dal suo chalet, probabilmente, pianifica le mosse del M5s con l’aiuto della tecnologia e qui ha trascorso le vacanze pasquali e vi è ritornato sabato 6 aprile insieme con il figlio Francesco, la compagna Sabina Del Monego e i loro due gatti. Osservarlo da vicino, come    permette di capire meglio la personalità di questo antidivo, che nell’ultimo weekend per sviare i curiosi ha persino tenuto chiuse le persiane sulla strada. Casaleggio frequenta pochi amici e supera di rado i confini dei suoi terreni (3,6 ettari in tutto).

Il giorno di Pasquetta si è concesso un pranzo leggero (patate e formaggio) insieme con due vicini contadini, il valdostano Stefano Pession e la moglie Simona Aimo Boot, gli stessi che lo scortano in auto, gli curano le vigne e il castagneto di proprietà. Le due famiglie con pargoli hanno desinato nella piccola frazione di Torre Daniele, al ristorante Serena. Una delle titolari, Eralda Ruffino, non è grillina: «Casaleggio deve imparare a rispettare i nostri usi e costumi». L’ammonimento è legato alla mulattiera che attraversa il bosco di Gianroberto e che il guru ha vietato ai compaesani. Pier Franco Cavoretto, il giornalaio, aggiunge: «In occasione di una festa non ha lasciato passare neppure la banda musicale del paese». È da prima delle elezioni di febbraio che Cavoretto non lo vede in negozio e rammenta i tempi in cui Casaleggio si candidò con scarsa fortuna alle elezioni comunali del 2004: «Assistette a un paio di consigli e poi se ne andò disgustato. “Qui sono più corrotti che a Napoli, ora fondo un mio partito” mi disse». Detto fatto, è nato il Movimento 5 stelle.

In paese Gianroberto non frequenta nessuno e viene riconosciuto solo grazie alla folta capigliatura. Nei bar e nei negozi non si vede praticamente mai. Qualcuno lo ha avvistato al supermercato la vigilia di Pasqua. Alle sagre fa fugaci e distaccate apparizioni. Solo nelle osterie è avvistato con una certa frequenza, dalla Sosta alla Baracca, un locale inerpicato sopra la sua villetta. Qui il proprietario rivela: «Prenota anche con nomi di fantasia». Sì, perché Casaleggio difende con grinta la riservatezza della sua vita privata. Anche oggi che fa il politico.

Domenica 7 aprile, eccezionalmente, ha accolto alcuni ospiti: il figlio Davide; un tipo con pizzetto che viaggia su un’auto intestata all’Ibm; e il cognato Cesare Miele con famiglia. Miele ha appena smesso un’attività di piccolo imprenditore nelle telecomunicazioni e usa una Volvo azzurra che secondo il Pubblico registro automobilistico dal 2011 è sottoposta a fermo amministrativo per un debito di 7.500 euro con l’Equitalia. Una storia di crisi che Casaleggio respira in famiglia e che forse ha ispirato il programma antiesattori del movimento.

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