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Pinochet, il dittatore venezuelano: la Storia secondo Di Maio

In affanno dopo il caso Raggi, l'aspirante premier 5S paragona il referendum del 1988 in Cile a quello che si terrà in Italia. Ma sbaglia pure il Paese

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Il vicepresidente della Camera Luigi Di Maio con Virginia Raggi – Credits: ANSA/ MASSIMO PERCOSSI

Una doverosa premessa: è lecito avversare la riforma costituzionale del governo Renzi che sarà sottoposta a breve a referendum confermativo. È lecito anche, persino doveroso, considerare irrituali le considerazioni dell'ambasciatore americano in Italia John Phillips, che è entrato ieri a gamba tesa nel dibattito politico italiano invitando di fatto a votare Sì per attrarre gli investimenti esteri.

Quello che appare grottesco è quando un leader politico (in cerca di visibilità, e in evidente affanno dopo il caso Ragg) cerca di piegare la Storia a ragioni politiche di parte.

Storia che, per altro,  Luigi Di Maio, premier in pectore del M5S, nemmeno conosce, né nei suoi dettagli e nemmeno a grandi linee, come dimostra il suo post originario pubblicato stamane su Facebook (e subito corretto) dove paragona il referendum voluto alla fine degli anni 80 dal sanguinario dittatore «venezuelano» Augusto Pinochet al referendum costituzionale del premier Matteo Renzi.

Benché corretto, il post originario del vicepresidente della Camera, di cui la perfida memoria della rete ha conservato traccia, è questo. 

L'hashtag #Pinochet - manco a dirlo - è subito diventato un trending topic di twitter, dove sono ironia e sfottò a farla da padroni.  Questa volta, a farne le spese, è chi - come il leader 5S - ha spesso usato la rete come una clava per picchiare duro contro gli avversari politici. Pinochet (anzi: Pino Chet, come scrisse sempre su facebook nel 2013 la senatrice 5S Sara Paglini), per l'aspirante carpentiere (copyright: Vincenzo De Luca), era venezuelano. E magari fare la spesa, accompagnati dalla scorta, è gravissimo, se ti chiami Anna Finocchiaro, mentre se sei il primo cittadino 5S di Roma, è un diritto inalienabile che testimonia a quale livello di intrusione sia arrivata la stampa di regime italiana.

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